SAMURAI D'INCHIOSTRO – a cura di Carlomanno Adinolfi e Riccardo Rosati
Mi è capitato decine di volte di sorprendere qualcuno che solleva il sopracciglio, supponente, mentre sbircia un lettore intento al suo libro: sul treno, in metropolitana, al parco, seduto su una panchina.
Lo scandalo dell’adulto benpensante raggiunge il suo culmine quando sorprende qualcuno a leggere un libro di autori considerati «per ragazzi», come Salgari, Verne, London o Roald Dahl: solo per citare qualche scrittore con lo stigma d’infamia marchiato a fuoco già sulla copertina.
È un testo che si colloca nel solco
di un motivo ricorrente: il Giappone
unico paese in cui la modernità
non è riuscita a schiacciare
del tutto i valori tradizionali
Scandalo ancora maggiore desta, nel solito adulto benpensante, chi legge fumetti che, nonostante la colta e faziosa sdoganatura che ne fece Umberto Eco negli anni Sessanta nel suo Apocalittici e integrati, sono ancora visti come uno sciocco passatempo infantile, privo di spessore. L’acme si raggiunge quando ti dichiari lettore di manga, i fumetti giapponesi, o appassionato spettatore degli anime, i film d’animazione della stessa provenienza.
Tutti questi indignati permanenti, che tendono a demonizzare tali opere in modo snobistico, farebbero bene ad approfondire almeno un poco il tema. Scoprirebbero quanta profondità possa esistere nella stratificazione di significati di un libro «per ragazzi», di un fumetto o di un manga.
A tale scopo va segnalato un saggio collettaneo, curato da Adinolfi e Rosati, che oltre alla curatela partecipano con un saggio a testa: Samurai d’inchiostro. Sole e acciaio nei manga e anime giapponesi. È un testo che tenta, riuscendoci brillantemente, di far affiorare i temi soggiacenti alle trame, cioè le vere colonne portanti del racconto. Si colloca nel solco di un motivo ricorrente: il Giappone come unico paese in cui la modernità non è riuscita a schiacciare del tutto i valori tradizionali.
Valori che riaffiorano di continuo e che fanno dei manga e degli anime i pronipoti di testi dal suono antico come l’Hagakure o Il libro dei cinque anelli. Il volume, formato da cinque saggi brevi, intende avvicinare il lettore a un mondo assai più variegato e profondo di quanto vorrebbero i suoi detrattori.
Attraverso la figura del samurai,
passando per la sua spada,
la katana, fino allo Zen...
Il primo saggio, La visione del mondo dei samurai nei manga e negli anime, firmato dallo stesso Rosati, ricostruisce la presenza e la figura del samurai nel manga moderno, utilizzando come filtro Sole e acciaio di Yukio Mishima, che fra i contemporanei è stato forse lo scrittore più impegnato nel sostegno a quei valori che vedeva al tramonto e ai quali non voleva rinunciare. Attraverso la figura del samurai, passando per la sua spada, la katana, fino allo Zen — quella forma di buddismo che torna alle radici della meditazione senza irrigidirsi in religione — Rosati descrive, dai manga degli anni Cinquanta fino ai nostri giorni, una serie di tracce che confluiscono in un percorso interpretativo colto e fruibile, sostenuto da una prosa accessibile ma mai banalizzante.
Il secondo saggio breve, Lo spirito del Giappone non si è mai eclissato: la tradizione Shinto nella Principessa Mononoke di Miyazaki, firmato da Cristina Frattale Mascioli, analizza il significato della Natura, che affiora in quasi tutte le opere di Miyazaki, e riscopre il senso della foresta come luogo incontaminato, archetipo di una vita vissuta in armonia fra Natura e uomo. È il luogo in cui coesistono vegetali, animali, kami — gli spiriti guida — e dove l’uomo può soltanto accostarsi con meraviglia, stupore e timore.
Con questo luogo sacro l’uomo può interagire solo se abbandona il proprio istinto di dominio, che è servito soprattutto alla distruzione di quel mondo permeato dal sacro, oggi quasi estinto. Nascono così molte osservazioni interessanti sullo Shinto, quel senso religioso, più che religione vera e propria, che costituisce, prima dell’avvento del Buddismo, lo scenario sacrale tradizionale del Giappone e del suo popolo. Scenario che verrà poi in parte recuperato quando il Buddismo sarà oltrepassato dalla sua variante Zen, tesa a recuperare la forma meditativa e ad abbandonare quella religiosa e rituale.
Shinto, quel senso religioso
che costituisce, prima dell’avvento
del Buddismo, lo scenario sacrale
del Giappone e del suo popolo
Nel terzo saggio, La via del Bushido si anima, Adinolfi approfondisce la figura del samurai e della sua etica, elencando una serie di manga in cui queste tracce sono più o meno visibili. A partire da Capitan Harlock e dal mondo di Leiji Matsumoto, passando per Dragon Ball e Ken il Guerriero, fino ad arrivare a L’attacco dei giganti, il saggio mostra come la figura del guerriero continui a essere riprodotta sotto forme diverse.
In Fascinazione e rifiuto per anime e manga nell’immaginario italiano, Enrico Petrucci compie un’opera meritoria, riproponendo i termini della diatriba che ha investito il fumetto e l’animazione giapponese quando comparvero in Italia. Da un lato c’è la demonizzazione di una parte della sinistra, con un fuoco di fila che vide Eco in prima fila nel definire "fasciste" queste opere, subito seguito da una compagnia rumorosa e spesso incapace di reale comprensione.
Dall’altro lato emerge la comprensione di menti più avvertite, come Gianfranco De Turris, che in quel mondo di fantasia seppero vedere una profondità allora negata dai detrattori. Oggi, paradossalmente, molti di quei vecchi detrattori si scoprono paladini della crociata contro la presunta "appropriazione indebita" da parte di un’area politica che, invece, aveva capito quasi tutto. Resta fermo un punto: applicare a queste opere la categoria manichea di destra e sinistra significa solo svilirle senza comprenderle.
In alcuni eroi dell’Ovest
si ritrovano gli stessi stilemi
e valori che agiscono
nell’immaginario orientale
In Samurai all’occidentale, Alessandro Bottero descrive come la figura del guerriero sia stata traslata nel fumetto occidentale, ritrovando in alcuni eroi dell’Ovest gli stessi stilemi e valori che agiscono nell’immaginario orientale. Questa figura, spiega l’autore, rientra poi nel manga filtrata da film come Rashomon di Akira Kurosawa e dalla serie di film sul kung fu che ebbe in Bruce Lee il suo protagonista iconico, deformando in parte la figura del samurai fino alla sua «marvellizzazione», che trova in Wolverine l’icona finale di questo trasferimento lievemente deforme. Come scrive Bottero in conclusione: «Esistono samurai anche nei fumetti pubblicati negli USA, seppur in versione fortemente occidentalizzata, attraverso una lettura satura di cliché e stereotipi».
In conclusione, credo di poter consigliare questo saggio collettaneo perché costituisce un breviario informato sul mondo dei manga e sulla cultura pop giapponese, che conserva ancora antiche vestigia tradizionali, declinando valori che il Paese del Sol Levante non ha abbandonato e che fa coesistere, sia pure a fatica, con una modernizzazione straniante che tenta di estirparli. Per chi voglia accostarsi a questo mondo ricco di suggestioni, la ricca elencazione di opere permette di entrarvi in modo informato, senza smarrirsi subito in un territorio sterminato.
L’intento del volume è far conoscere il fumetto e restituirgli il posto che gli compete all’interno del mondo letterario, che utilizza linguaggi diversi ma talvolta fatica ancora a riconoscerli tutti, finendo per espungerne alcuni.
Mario Grossi
Scheda libro
Titolo: Samurai d’inchiostro. Sole e acciaio nei manga e anime giapponesi
Curatori: Carlomanno Adinolfi, Riccardo Rosati
Editore: Profondo Rosso
Collana: Saggistica
Anno di edizione: 2024
Pagine: 120
Prezzo di copertina: € 23,00
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