Rileggere "LA PAROLA A EZRA POUND" per entrare dentro "ERRO ERGO SUM" di Miro Renzaglia

Rileggere "LA PAROLA A EZRA POUND" per entrare dentro "ERRO ERGO SUM" di Miro Renzaglia

«Ogni poema è un epitaffio. Ed ogni azione
È un passo verso il patibolo, il fuoco, la gola del mare
O verso una pietra illeggibile: e di lì incominciamo
[…] Non cesseremo di esplorare e alla fine dell’esplorazione
Saremo al punto di partenza
Sapremo il luogo per la prima volta»

T. S. Eliot

Era il 26 luglio 1965 e al festival di Newport l’acclamato menestrello che aveva rivitalizzato la scena folk, ormai consegnata all’oblio, osò presentarsi sul palco imbracciando una chitarra elettrica. I suoi fan della prima ora insorsero, scatenando una crociata contro l’infedele. Non immaginavano nemmeno che, con quel gestoRobert Zimmerman, in arte Bob Dylan, andava oltre il suono dei suoi maestri e indicava anche a loro una nuova via, capace di fondere folk e rock and roll, acustica ed elettrica. Stava tradendo le sue origini per intraprendere nuovi percorsi espressivi. Stava tradendo, semplicemente, per andare oltre.

Dopo aver letto con accanimento l’ultima fatica di Miro RenzagliaErro ergo sum, edito da Solfanelli, mi è venuta l’urgenza di rileggere quello che reputo il suo antefatto, il prequel dal titolo La parola a Ezra Pound e altre maschere d’autore, che raduna una serie di figure in qualche modo traditrici. Se in Erro ergo sum l’errore è assunto come possibilità di sondare ideeterritori e ipotesi proprio a partire da uno dei sensi che il termine si porta dentro, diventa l’espediente per tracciare un percorso che si inoltra in territori sconosciuti, in La parola a Ezra Pound e altre maschere d’autore il tradimento diventa l’espediente per tracciare un percorso che si inoltra in territori sconosciuti, molto più attrattivi della fedeltà alle nostre patrie passate. Ecco dunque che il tradimento diventa strumento, così come lo è l’errore. A partire dal poeta Ezra Pound, che Renzaglia non si preoccupa di definire un traditore: «Pound è stato un traditore […] Pound ha tradito il dio che si è incarnato nella legge del profitto ad ogni costo, a qualsiasi costo». L’autore, nell’accusarlo, di lì a breve accuserà anche se stesso: «Anch’io, a volte, tradisco».

Se in Erro ergo sum l’errore 
è assunto come possibilità di
vagabondare in territori
sconosciuti , in La parola a Ezra Pound
lo strumento per inoltrarsi
nell'ignoto di sé è il tradimento

Il libro è una carrellata di figure che possono essere ricondotte alla categoria del traditoreLucio Battisti, esaurita la vena iniziale del sodalizio con Mogol, cambia rotta scegliendo di collaborare con Pasquale Panella: tradisce la sua precedente cifra stilistica per inaugurarne una nuova, anche se talvolta segnata da brutti episodi, e riesce così ad andare oltre lo stereotipo che i fan meno accorti e disponibili gli avevano cucito addosso. Enrico Berlinguer, con i suoi continui strappi, condurrà sé stesso e il partito ad allontanarsi dall’ortodossia comunista, con esiti negli epigoni che forse non gli sarebbero piaciuti affatto. Così come Nicola BombacciLouis-Ferdinand Céline o Antonio Pennacchi. Sarei però un lettore ingenuo e poco accorto se non segnalassi, nel titolo, l’uso della parola maschere, che rimanda inevitabilmente alla contestualizzazione del tradimento stesso. La maschera, nel teatro antico, era indossata dagli attori con un duplice intento: fissare il carattere del personaggio e amplificare la voce, così da farsi sentire meglio dagli spettatori. L’interprete può quindi assumere una fisionomia diversa, una forma diversa, tradire i propri lineamenti e affermare con maggiore convinzione la propria cifra. Tradisce, rimanendo fedele a sé stesso.

Non è un’operazione indolore e priva di conseguenze: una maschera indossata, pur avvolgendo come un guanto i lineamenti sottostanti, in parte li modifica e, così facendo, cambia anche il carattere stesso, sia pure in modo impercettibile. Il sé stesso dell’autore è dunque trasformazione costante. In questa fedeltà mutevole, in questo dinamismo, in questo costante percorso erratico, si svolge tutta la ricerca di una vita. È una battaglia che utilizza come strumento il tradimento e traccia la linea di demarcazione tra lo stanziale e il nomade. A tale proposito basta tornare a Erro ergo sum per ritrovare i riferimenti a questa duplice postura e alle sue conseguenze. Risponde all’inevaso quesito di Bruce Chatwin: «Che ci faccio qui?».

Il sé stesso dell’autore è
trasformazione costante.
In questa fedeltà mutevole,
in questo costante percorso
erratico, si svolge tutta
la ricerca di una vita

Se si limitasse a questo, però, il libro di Renzaglia sarebbe soltanto un testo costruito per capitoli brevi, agili, divertenti, talvolta leggeri: una sorta di ricognizione che prende spunto da figure ribellimarginali, spesso sottovalutate o non considerate. La realtà, qui, è ben diversa: se di ricognizione si tratta, è una ricognizione tutta interiore. È lo scandaglio, attraverso figure care all’autore, dell’autore stesso. È un manifesto della sua poetica. È un inno alla poesia e alle sue infinite possibilità, non soltanto stilistiche, ma anche esistenziali. A partire dalla prima lezione che la riguarda: «La poesia si può fare con qualsiasi cosa». È ancora una volta Pound che parla, e Renzaglia accoglie la lezione, la vive e ce la propone, con una vividezza rara, in questo testo. Non è casuale l’accostamento di tante figure apparentemente diverse, così distanti, sempre in apparenza, tra loro.

Mettere insieme nichilismoDiabolikBettino Craxi, i salamini di Ettore PetroliniJim Morrison, Céline, i sillogismidi Lewis CarrollMax Stirner e il suo Unico acquista, sotto questa luce, una forza radiante che illumina tutto e lascia dispiegare il senso dietro il nonsense di superficie. Nelle scelte stilistiche che vanno dalla microbiografia all’intervista immaginaria, dal testo ricostruito alla prosa poetica, Renzaglia tiene il timone dritto anche nelle forme, fedele all’insegnamento poundiano. Esemplare è il capitolo su Carmelo Bene, un’intervista immaginaria che ne ricostruisce lo stile alla maniera degli Esercizi di stile di Raymond Queneau, così come il capitolo «Céline come non lo avete mai letto», costruito con frasi dell’epistolario del francese, ricomposte secondo un ordine non cronologico che restituisce un senso nuovo e fedelissimo, pur nel tradimento della licenza poetica, allo spirito del grande reprobo. Come si diceva: «La poesia si può fare con qualsiasi cosa». Non soltanto a partire dalla parola, anche se, come ci ricorda l’autore citando Giovanni, «In principio era il Verbo […]».

È un invito a non ancorarsi
alle proprie presunte certezze 
e a incamminarsi sulla via,
senza una meta definita,
perché la strada già basta di per sé

A fare la differenza è il sale che il poeta sparge sulle proprie ferite, l’offerta di un percorso intransigente che rinuncia a tutto, tranne che alla propria opera, anche a costo di errori, tradimenti e accuse di eresia da parte di chi lo vorrebbe immobile, cristallo sempre identico a ciò che era o a ciò che gli avevano appiccicato addosso. Un cadavere deambulantesenza fiato nei polmoni, tenuto insieme dalle bende del già detto che lo mummificano: il monumento decrepito a se stesso. È un invito esplicito a non ancorarsi alle proprie presunte certezze e a incamminarsi sulla via, senza una meta definita, perché già basta la strada di per sé. Sulla strada si va da soli, solo talvolta e casualmente accompagnati dall’altrui presenza, ma con nella bisaccia il ricordo che da qualcosa discendiamo, che da qualche padre veniamo, senza che questo ci obblighi a nulla nei suoi confronti. Renzaglia non dimentica i padri, ma è come la civetta, uccello notturno caro alla dea Atena, simbolo di chiaroveggenza: quando si ciba della sua preda, la ingoia intera, poi rivomita in un bolo di ossa e pelo la parte indigesta e utilizza il resto come alimento per il proprio percorso. Per tutto questo, il lettore di Erro ergo sum non può esimersi dal leggere La parola a Ezra Pound e altre maschere d’autore: senza questo passaggio non potrebbe capire gli indispensabili strumenti del tradimento e dell’errore, motori aborriti dai più, ma capaci di impedirci di continuare a girare in tondo producendo soltanto scorie.

– Mario Grossi

SCHEDA LIBRO
Titolo:
 La parola a Ezra Pound e altre maschere d’autore
Autore: Miro Renzaglia
Editore: Passaggio al Bosco
Anno: 2020
Pagine: 260
Prezzo: € 15,00
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