PLINIO NOMELLINI, DALLE LOTTE ANARCHICHE AI PAESAGGI MARITTIMI. Impegno e disimpegno di un artista, in una mostra a Genova
Dodici anni, è questo il tempo del soggiorno genovese di Plinio Nomellini, artista toscano che, superate le poetiche macchiaiole, abbraccia prima il divisionismo, poi il simbolismo, traducendo sulla tela i fermenti sociali e politici che attraversano la nascente società industriale e che dal il 1890 al 1902 soggiorna a Genova. È proprio nel capoluogo ligure presso Palazzo Nicolosio Lomellino, nella centralissima via Garibaldi, che si tiene la mostra “Ottocento al tramonto. Plinio Nomellini a Genova tra modernità̀ e simbolismo”.
Sono all’incirca cinquanta le opere esposte del pittore livornese e dei suoi contemporanei tra i quali figurano Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Pellizza da Volpedo, Federico Maragliano ed Edoardo De Albertis.
Il Nomellini, artista com’è, aveva bisogno di alte ispirazioni, di alti ideali e come in arte egli fu ribelle
La mostra, inaugurata lo scorso ottobre, offre al visitatore un nuovo sguardo sul percorso dell’artista tra sperimentazione tecnica e riflessione sociale. Dipinti, sculture, acquarelli, disegni e stampe sono in gran parte capolavori provenienti da collezioni private inediti o poco noti al pubblico.
Se Plinio Nomellini arriva a Genova in un momento di grandi trasformazioni la città diventa non solo un luogo di vita, ma un laboratorio artistico e umano in cui riflettere sulle tensioni del presente.
I suoi capolavori raccontano un’epoca segnata dalla lotta politica e dalla ricerca di nuovi ideali. L’arresto per anarchia, nel 1894, segna una frattura profonda, ma anche un punto di svolta. Nei circoli intellettuali genovesi l’artista trova nuove direzioni, volgendo il proprio sguardo alla natura e al mito. La mostra intende restituire questa complessità, facendo emergere come Genova non sia solo scenario, ma parte viva della trasformazione di Nomellini.
Sentì anche nella vita il bisogno di uscire dal comune, e conoscere coloro che la società odierna chiamava utopisti
Nelle sale del Primo Piano Nobile, il percorso si sviluppa attraverso diverse sezioni con le tappe salienti della svolta divisionista e simbolista di Plinio Nomellini, che ripercorrono profondi cambiamenti urbani, politici e culturali della Genova di fine Ottocento ed offre l’occasione di riscoprire uno dei protagonisti dell’arte italiana alle prese con il suo complesso e fecondo rapporto con la Lanterna dove nel 1892 nacque quello che poi sarà il Partito Socialista Italiano, in quella fase attraversato anche da correnti anarchiche. E fu proprio l’anarchia il crimine contestato a Nomellini solo due anni dopo quando arrestato, insieme ad altri trentaquattro uomini, fu costretto a mesi di detenzione prima di affrontare un veloce processo, svoltosi dal 22 maggio del 1894 all’8 giugno dello stesso anno. Il mese successivo il Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Francesco Crispi promulgherà le “leggi anti-anarchiche” ma sarà il sostegno della componente artistica il vero motore dell’assoluzione e relativa scarcerazione di Nomellini. Dalla sottoscrizione di 10 lire promossa dal critico Diego Martelli fino alla calorosa testimonianza di Telemaco Signorini nell’aula del tribunale (nelle citazioni intertestuali)
L’arte del Nomellini è un’arte destinata a un grande avvenire e che solo una tempra di lottatore come la sua poteva riuscire ai trionfi, a cui oggi è arrivata.
I cinque mesi di detenzione dall’arresto del 21 gennaio porteranno, però, Nomellini a cambiare radicalmente il soggetto dei propri lavori trovando terreno fertile nei paesaggi marittimi che la città di Genova offre, oltre a quelli cittadini e permettendogli di intensificare il rapporto con la nascente industria pubblicitaria, suoi i cartelloni pubblicitari dell’Olio Sasso e delle inaugurazioni dei monumenti a Giuseppe Garibaldi a Sanremo e alla spedizione dei Mille a Genova.
– Luca Lezzi