PATTI SMITH, TRA RIMBAUD E SAN FRANCESCO - un libro di Susanna Dolci
Questo volume della collana PreTesti prende Patti Smith di taglio, nel punto in cui spesso la si semplifica: prima ancora che icona rock, è una lettrice vorace. Susanna Dolci apre l’introduzione con un frammento onirico da M Train: un tendone arancio, una “nuova maniera di pensare”, una luna crescente tra pollice e indice. Il segnale è chiaro: Patti viene seguita come mano che scrive, e la biografia serve a mostrare un gesto, lasciando sullo sfondo la mitologia dell’icona. Dolci insiste su un’abitudine quasi ascetica: scrivere ogni giorno, anche una riga; tasche e borse piene di foglietti, nessun frammento buttato via.
Il cuore del libro sta nel suo dispositivo: mettere accanto a Patti i testi che l’hanno nutrita e che lei ha rimesso in circolo. Rimbaud entra come detonatore (la sezione su “alchimia del verbo” funziona da interruttore), Verlaine come educazione al ritmo e alla sfumatura, Baudelaire come chimica del desiderio. Poi Blake con i suoi proverbi taglienti, Pasolini come apertura su un Cristo “tra gli uomini”, Pound come ossessione di canto e montaggio. Il terzo asse è americano: Ginsberg con l’Urlo, Kerouac con il poemetto «Rimbaud» e le pagine di Sulla strada, Burroughs con Pasto nudo come shock di lingua. L’antologia mantiene i contrasti e li usa come corrente.
Il significato di "pretesto" è: occasione, motivo di approfondimento. Con una leggera forzatura linguistica, però, può essere letto come: ciò che viene prima del testo. La collana “PreTesti” è l’una e l’altra cosa. Approfondire un autore risalendo criticamente alle sue fonti,
ai suoi pre-testi.
Patti Smith sta al centro dell’antologia con propri testi e preghiere – Il sogno di Rimbaud, Preghiera, La bambola blu, il Ps/alm 23 revisited, Marianne Faithfull. L’effetto è concreto: una voce si appoggia a un’altra voce e cambia accento. La scrittura appare come citazione vissuta: prendi un verso, lo sposti di luogo, e diventa esperienza. L’apparato di rimandi resta leggero e funzionale: orienta la lettura, lascia respirare le pagine.
La tesi “tra Rimbaud e San Francesco” regge perché resta verificabile. Dolci la spinge fino al punto più rischioso: la “maudite” che prega, il punk che adotta un lessico di lode; People Have The Power viene letta come tensione spirituale più che come slogan. Poi il libro fa la cosa più onesta: consegna i testi di Francesco ("Cantico" e "Testamento") e affida al lettore la prova, parola per parola. La traiettoria funziona anche al contrario: dal Cantico alla cometa rimbaudiana, per vedere che cosa resta quando si cambia altare e la voce continua a inseguire intensità.
Chi cerca la Patti Smith dei suoni, delle band, del timbro, qui trova la Patti Smith che seleziona, annota, ricopia, prega, taglia. È una scelta netta e coerente: parlare dell’artista attraverso ciò che legge e ciò che salva. Alla fine resta una proposta semplice e forte: per capire da dove viene quella voce, conviene seguirla dove ha sempre abitato, tra pagine consumate e invocazioni.
— Laura Forte
Scheda libro
Titolo: Patti Smith. Tra Rimbaud e San Francesco
Autori: Susanna Dolci
Casa editrice: Castel Negrino
Copertina: Federico Renzaglia
Collana: PreTesti
Data di pubblicazione: 2019
Pagine: 129
ISBN: 978‑8899341657
Prezzo: €13,00
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