NON LASCIARMI – un libro di Kazuo Ishiguro

NON LASCIARMI – un libro di Kazuo Ishiguro

Quando Kazuo Ishiguro vinse nel 2017 il premio Nobel, non mi preoccupai affatto di andare a leggere quello che scriveva. Il premio Nobel, come molti altri premi letterari, è spesso il riconoscimento del conformismo dello scrittore, premiato per la sua adesione a un pensiero allineato e coperto. Quasi mai è la reale constatazione della qualità superiore dei suoi scritti. Questa convinzione è sorta in me quando verificai che, pur essendo stato candidato sette volte tra il 1946 e il 1957, Nikos Kazantzakis, autore greco del Novecento e sommo interprete della letteratura neogreca, perse per l’ultima volta l’ambito premio prima di morire. Certo, nel 1957 fu sopravanzato, per un solo voto, da Albert Camus, non proprio l’ultimo degli arrivati. Eppure quel premio avrebbe dovuto coronare una carriera ricolma di gemme preziose, osteggiate dalla Chiesa ortodossa greca e accusate dai benpensanti di blasfemia per testi come L’ultima tentazione, che in realtà segnala un tesissimo slancio ascetico alimentato dal dubbio, strumento di ricerca ed elevazione. Lo stesso Camus gli inviò un telegramma storico, affermando che lui «l’avrebbe meritato cento volte di più».

Kazantzakis e la sua terra patria sono stati l’occasione per acquistare e leggere Non lasciarmi di Ishiguro, romanzo che mi sono portato a Creta a maggio per inaugurare la mia stagione ellenica, come ogni anno. Ed è stata proprio Creta a farmi capire perché Non lasciarmi è un romanzo necessario, un libro che chiede di essere letto. Dire che si tratta solo di un romanzo distopico sarebbe riduttivo. In realtà è un testo che si presta a molteplici letture e interpretazioni, a partire da una storia semplice, lineare.

È stata Creta a farmi
capire perché Non lasciarmi
è un romanzo necessario

È una storia di amicizia e d’amore tra tre ragazzi: Kathy, Tommy e Ruth. Attraverso i flashback della voce narrante di Kathy, scopriamo che sono cresciuti nel collegio di Hailsham. Non hanno genitori. Apparentemente sono orfani, educati con affetto da tutori che si preoccupano di sviluppare in loro l’amore per l’arte, la storia, la letteratura, incoraggiandone la creatività. Il collegio non ha collegamenti con l’esterno. Tutto si svolge nel suo perimetro e i ragazzi, felici e ignari di ciò che li circonda, crescono sereni, turbati solo dalle loro beghe adolescenziali. Tommy è facile all’iracondia, ma possiede un animo artistico e bonario. Ruth ha un forte carattere dominante. Kathy tende invece a essere la mediatrice saggia tra i tre. Oltre ai tutori che si prendono cura di loro, compare la figura evanescente e sfuggente di Madame, che rende visita al collegio senza interagire davvero con i ragazzi, dei quali apparentemente ha paura. L’unica cosa che fa è selezionare i disegni e le opere artistiche degli studenti per conservarli nella sua galleria.

È in questo contesto sospeso che i tre sviluppano una forte amicizia, destinata a durare anche in età adulta, sebbene i casi della vita li portino ad allontanarsi gli uni dagli altri. Durante questa prima tappa di apprendimento, nel collegio, cominciano a porsi le prime domande sul mondo esterno, sulla loro condizione e su ciò che sono chiamati a diventare. Domande velate da una cortina che tende a non farsi attraversare, ma che suonano inquietanti: che cosa li aspetta nel futuro? Chi sono gli assistenti? Chi sono i donatori?

Lentamente si scoprirà che i giovani, presunti orfani, sono in realtà cloni cresciuti per diventare donatori: corpi ai quali espiantare gli organi necessari per i trapianti o da destinare ai laboratori che studiano nuovi farmaci, così da permettere all’umanità di vivere in modo dignitoso e sconfiggere le malattie che la attanagliano. La storia prosegue con il racconto delle loro vite adulte, senza che questo spezzi la loro amicizia. Anzi, Tommy e Ruth arrivano persino a fidanzarsi, come se l’affetto potesse ancora aprire uno spazio dentro un destino già assegnato. Tutto questo affetto, però, non può eludere la loro triste realtà di oggetti generati per uno scopo preciso, un fine imposto che li porterà inevitabilmente alla morte. La loro educazione, o se vogliamo la loro manipolazione, è tale che i tre non si dolgono del proprio destino. Lo accettano con animo placido, riconoscendosi nel compito posto sulle loro spalle come un fardello. Non si ribellano. Aspettano le operazioni che li avvicineranno, passo dopo passo, alla fine, senza lamenti, quasi rassicurati dal fatto che verranno persino premiati. Il finale lascia in bocca un sapore acre, di quelli che restano dopo una lettura capace di lavorare sotto pelle.

È un romanzo generazionale.
È un romanzo sulla vita stessa,
sul percorso che abbandona gli ideali
giovanili accarezzati e spesso irrealizzati

È da qui, da una semplice trama di amore, affetto amicale, vite sospese e destini assegnati, che si apre il ventaglio di letture offerte dal testo. È un romanzo generazionale. Viene in mente il film Un mercoledì da leoni, che fotografa la crescita di tre amici surfisti nel loro distacco dall’adolescenza, piena di sogni e spensieratezza, e li proietta nell’età adulta, dove dovranno affrontare in prima persona le difficoltà che la vita pone loro davanti. Si separeranno, avranno vite diverse, delusioni e pochi successi. Si confronteranno con quella vita adulta che alcuni definiscono l’età dei segni: il tempo in cui le cicatrici caricano il volto di rughe ed esperienze, sostituendo l’età dei sogni.

L’amicizia resterà, ma più come rifugio sentimentale che come vera cura alle fatiche e alle difficoltà degli anni, che crudeli si scatenano contro di noi. È un romanzo sulla vita stessa, sul percorso che abbandona gli ideali giovanili accarezzati e spesso irrealizzati. Una vita che ci chiama sapendo già che non ci restituirà nulla, se non la consapevolezza che fin dall’inizio, nonostante le nostre illusioni, il nostro destino è quello di animali morenti. Proprio per questo dobbiamo vivere senza mai dirci sconfitti.

È, infine, un romanzo distopico e attualissimo, perché prefigura una società in cui tutto può essere sacrificato in nome del progresso, del miglioramento, della salute. Sotto questa promessa si nasconde una crudeltà immensa, capace di mandare a morte individui — i cloni — considerati solo come oggetti vegetanti, utili alla società dei cittadini di serie A: gli umani. I cloni sono esseri ritenuti privi di anima, ai quali viene concessa una cura minima: quanto basta per manipolarli, tenerli calmi e impedire che si ribellino al loro ingrato destino. Sono come mucche al macello, alle quali viene somministrata una musica rilassante mentre si avvicinano alla fine, finché la loro ansia si tramuta in terrore quando sentono l’odore del sangue delle consorelle sgozzate prima di loro.

È, infine, un romanzo distopico
e attualissimo, perché prefigura
una società in cui tutto può essere
sacrificato in nome del progresso

Creta mi è stata d’aiuto in questo senso. Mentre percorrevo uno sterrato per raggiungere una spiaggia isolata, ho incontrato un gregge di capre. Sotto gli occhi vigili della madre, due caprette si incornavano giocando. Ignare del loro destino, inconsapevolmente felici, si avvicinavano senza saperlo al giorno in cui il pastore le avrebbe prese e macellate, senza che mai loro potessero capire il perché. Forse è sufficiente questa inconsapevolezza per vivere un breve attimo di felicità. Forse è meglio sapere ciò che ci attende ineluttabilmente, guardare in faccia il proprio destino e cercare di lasciare almeno un graffio sulla superficie di quel mare che, in un attimo, ingoierà la scia del nostro passaggio, tornando a ondeggiare indifferente.

Siamo già arrivati ai rapimenti di poveracci ai quali vengono espiantati gli organi. Il passo successivo potrebbe essere quello degli allevamenti intensivi dei cloni che, «per il bene dell’umanità e in nome del progresso», la nostra società sarebbe disposta a creare, facendosi crudele dietro lo schermo rassicurante del nostro Bene. Quando avremo dotato di un corpo l’IA tanto di moda, sarà ineludibile la domanda: «Questo essere senziente potrà essere annoverato tra le creature umane?». Scorrono le immagini di Blade Runner che, tramite il romanzo di Philip K. Dick Gli androidi sognano pecore elettriche?, poneva lo stesso angosciante quesito sulla coscienza artificiale, sulla vita prodotta e sul confine fragile dell’umano.

— Mario Grossi

𝗦𝗖𝗛𝗘𝗗𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢
𝗧𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼: 𝘕𝘰𝘯 𝘭𝘢𝘀𝘤𝘪𝘢𝘳𝘮𝘪
𝗔𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲: Kazuo Ishiguro
𝗧𝗿𝗮𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: Paola Novarese
𝗘𝗱𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲: Einaudi
𝗖𝗼𝗹𝗹𝗮𝗻𝗮: Super ET
𝗔𝗻𝗻𝗼: 2016
𝗙𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼: Tascabile, brossura
𝗣𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲: 304
𝗣𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼: 13,50 €
𝗜𝗦𝗕𝗡: 9788806231774
𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔 𝗤𝗨𝗜: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-di-lingua-inglese/non-lasciarmi-kazuo-ishiguro-9788806231774/