"NON DICIAMO STUPIDAGGINI" Quando anche gli intelligenti non sanno sottrarsi al sottile fascino di sembrare imbecilli

"NON DICIAMO STUPIDAGGINI" Quando anche gli intelligenti non sanno sottrarsi al sottile fascino di sembrare imbecilli

Non mi è mai piaciuta questa frase, carica di arroganza, di Umberto Eco: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar, dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

Il bar è un luogo di socializzazione aperto a tutti, imbecilli e intelligenti: ci si esprime liberamente e si viene valutati per quello che si dice. Lo stesso vale per i social, che hanno soltanto una piattaforma più vasta.

Eco vorrebbe evidentemente impedire a chi è reputato poco autorevole (gli imbecilli) di esprimersi, censurando alla fonte qualsiasi tipo di opinione. Le opinioni degli imbecilli si sgonfiano come un soufflé mal cucinato e vengono smascherate dalla loro inconsistenza.

Il giudizio sta sempre a valle, mai a monte, in modo pregiudiziale.

Tra gli strumenti da utilizzare per una valutazione, il primo è quello noto come fallacia dell’autorità, detto anche argumentum ab auctoritate, che è “un errore logico che fa accettare una tesi come vera solo perché una figura autorevole (o percepita come tale) l’ha affermata, senza valutare le prove concrete o la pertinenza dell’esperto in quella specifica materia”.

Un tipico esempio di come funziona è rappresentato da Alessandro Barbero, insigne storico del Medioevo assurto a fama mediatica grazie alle sue lezioni strampalate (per mimica ed eloquio), ma efficaci. Da quando è finito sotto i riflettori televisivi e dei social media, ha cominciato a parlare di tutto, con un cipiglio che si dilata sempre di più in funzione della crescita costante dei suoi fan, i quali si lasciano abbindolare dalla sua persona senza valutare le sue argomentazioni.

Un altro autorevolissimo accademico, Giorgio Parisi, dopo aver vinto il Nobel per la Fisica, si fece ingolosire dalla nuova fama conquistata e cominciò a straparlare, creduto dai gonzi che, invece di valutare le sue parole, si erano fatti irretire dalla sua autorevolezza. Un’autorevolezza ristretta al campo della sua specializzazione, la fisica dei sistemi complessi, ma che tracimò proprio grazie ai creduloni che cominciarono a scodinzolargli dietro. Fortunatamente, dopo una breve ubriacatura, la sua stella si offuscò, per tornare nelle ombre accademiche che più gli si addicono.

Un tempo si diceva: “Lo ha detto la TV”, per certificare la veridicità di una notizia; ma, in tempi di fake news e dopo lo scandalo della BBC, che ha manipolato il video di Trump, anche questa certezza crolla.

Quindi è necessario, quando ci si costruisce un’opinione, evitare accuratamente di cadere in questo tipo di fallacia. Del resto, è noto che anche persone intelligenti dicono fesserie; e spesso gli autorevoli si rivelano sprovveduti in molte materie e campi.

Questa fallacia, poi, si porta dietro un altro vizio castrante: la conventio ad excludendum (sempre più spesso utilizzata insieme alla reductio ad Hitlerum), che prescrive la porta chiusa a chi non è autorevole. Ma l’autorevolezza troppo spesso viene decretata da un gruppetto di “saggi” che decide, a suo insindacabile giudizio, chi può essere cooptato e chi no.

D’altra parte, bisogna diffidare anche dell’argumentum ad populum, fallacia logica opposta a quella dell’autorità, in cui si sostiene che una tesi sia vera o giusta perché molte persone la credono tale (nello specifico, per il numero di like ricevuti). Questa si basa sul presupposto errato che la popolarità di un’idea ne garantisca la verità, ignorando il fatto che qualcosa può essere popolare ma falso, o viceversa. In altre parole: la maggioranza non ha per forza ragione in quanto tale.

Non ci resta, allora, che costruirci una nostra opinione con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, raffrontando le varie posizioni, incrociando i dati disponibili, dubitando di tutto, senza indulgere in nulla, né pro né contro, con animo aperto.

Come i segugi, siamo costretti a inseguire tracce in tempi in cui i falsi odori tendono a sviarci, fidandoci solo delle nostre narici. Può soccorrerci, così, l’ammonimento del Vangelo di Matteo: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe».

– Mario Grossi