MARTIN SCORSESE, LE FORZE PRIMIGENIE DELL'AMERICA - un libro di Maurizio Gregorini

MARTIN SCORSESE, LE FORZE PRIMIGENIE DELL'AMERICA - un libro di Maurizio Gregorini

L’introduzione mette subito un paletto metodologico: Scorsese va letto come autore cresciuto dentro una pressione doppia, cattolicesimo e violenza, pietas e pessimismo, Little Italy come impronta e New York come teatro totale. La città, nel libro, non fa da sfondo: fa da morale. Quando Scorsese dice che «la strada ti accetta per quello che sei», descrive già il mondo di Mean Streets e Taxi Driver: il giudizio arriva dopo, intanto si vive dentro l’urto.

La seconda mossa dell’introduzione è altrettanto chiara: la letteratura entra perché i personaggi scorsesiani somigliano a una galleria di solitari, folli, traditori, “poveracci céliniani” e aspiranti superuomini in crisi. Qui l’antologia diventa necessaria: serve a mostrare la biblioteca che alimenta quei corpi in scena.

Céline è la chiave d’ingresso e anche la più onesta. Il libro lo dice senza infingimenti: Scorsese riconosce in Viaggio al termine della notte la descrizione più fedele dei poveri e del loro stato d’animo. È un ponte diretto verso Mean StreetsToro scatenatoTaxi Driver: vite tese, energia che si consuma, pietà che non salva nessuno.

Scorsese arriva a dire «Taxi driver è il mio Memorie dal sottosuolo»

Asbury non è un “rimando colto”: è la materia di Gangs of New York e, più in generale, dell’ossessione per la storia di New York come tribù, territorio, ferocia. L’estratto sulle bande e sulla violenza di strada rimanda al film senza bisogno di spiegazioni: lì la politica nasce già come rissa.

Chandler lavora su un’altra vena: la città come enigma morale, lo sguardo che registra senza addolcire. Quel tipo di secchezza narrativa torna nella New York “notturna, viziosa, violenta” che il libro riconosce come protagonista ricorrente. È un modo utile per tornare a Taxi Driver e anche a The Departed: ambiente, lingua, lealtà che si sfalda.

Shakespeare (Giulio Cesare) entra per il nodo potere-tradimento. L’introduzione parla di “traditori” come figura centrale, e la cosa risuona nel Scorsese che mette in scena appartenenze e rovesciamenti: The Departed come tragedia modernaThe Aviator letto esplicitamente con “sensibilità shakespeariane”.

Dostoevskij è il collegamento più esplicito: Scorsese arriva a dire «Taxi driver è il mio Memorie dal sottosuolo». A quel punto l’antologia smette di essere un repertorio e diventa prova: il monologo interiore, l’ossessione, l’autoassoluzione che fallisce, la discesa che si scambia per missione.

Nietzsche entra come lessico della crisi e come maschera: l’introduzione parla di “pseudo-superuomini” moderni, e Travis Bickle è un caso da manuale. Il volume usa Nietzsche come accelerante, non come sistema: serve a mettere a fuoco un delirio di purezza che produce macerie.

Wolfe (Anatomia della solitudine) e Miller (Tropico del cancro) lavorano sul corpo isolato e sul sottosuolo della città. Miller, qui, ha una funzione perfetta perché il libro indica una traccia concreta: in Fuori orario il protagonista rilegge proprio Tropico del cancro, come segnale d’atmosfera e caratteri.

Travis Bickle è un caso da manuale. Il volume usa Nietzsche come accelerante

Dylan e Rolling Stones aprono la sezione che l’introduzione dedica alla musica: Scorsese sceglie i brani prima di girare, li fa sentire sul set, costruisce ritmo e recitazione su quella pulsazione. Dylan rimanda ai documentari (No Direction Home) e alla sua idea di artista sfuggente. Gli Stones rimandano a Shine a Light e a quella “inquietudine” che il libro riconosce persino nei testi di Satisfaction e Sympathy for the Devil.

Joyce, Kazantzakis ed Endō sono il trittico che lega scrittura, fede e cinema. Joyce appare come “ricordo” persino in un dettaglio di Mean Streets e, più in generale, come idea di formazione artistica. Kazantzakis ed Endō sono invece la parte più verificabile del discorso: Scorsese traduce e trasforma L’ultima tentazione di Cristo e Silence, con una fedeltà che resta sempre scelta registica, mai devozione letteraria.

Soglow e Selznick chiudono sul tema più concreto del libro: immagine e progettazione. L’introduzione insiste su storyboard, fumetto e graphic novel come bagaglio visivo operativo; Hugo Cabret viene letto come passaggio chiave e come omaggio alla storia del cinema.

Il risultato è un PreTesti riuscito quando tiene insieme le due metà: cinema e biblioteca. L’antologia, da sola, rischierebbe l’effetto “bibliografia d’autore”. Qui diventa un dispositivo: ogni brano illumina un film, ogni film rimanda a un’ossessione di pagina. L’introduzione, con i suoi capitoli-tema (città, gangster, cinefilia, storyboard, musica), dà una cornice leggibile e coerente. Il lettore esce con una cosa concreta: Scorsese come autore formato dalla pressione dell’America e capace di restituirla in immagini che non chiedono scusa.

— 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐅𝐨𝐫𝐭𝐞

Scheda libro

Titolo: Martin Scorsese. Le forze primigenie dell’America
Autore: Maurizio Gregorini
Copertina: Federico Renzaglia
Collana: PreTesti
Editore: Gruppo Editoriale Castel Negrino
Pagine: 128
Prezzo: € 14,15
Acquista: QUI