LUCI E OMBRE DELL'UNIONE EUROPEA NELLA SICUREZZA MARITTIMA DELLE FILIPPINE
Le ragioni europee sono di ordine commerciale e giuridico. Dal Mar Cinese meridionale passa una quota rilevante degli scambi dell'Unione, che fonda la prevedibilità di quelle rotte sull'applicazione dell'UNCLOS e sulla libertà di navigazione.
Il 24 luglio l'Unione europea e le Filippine hanno elevato le proprie relazioni a Enhanced Partnership. Kaja Kallas e la ministra degli Esteri filippina Theresa Lazaro hanno firmato a Manila la dichiarazione congiunta, che estende la cooperazione alla politica estera e alla sicurezza. Nella stessa giornata Kallas ha incontrato il ministro della Difesa Gilberto Teodoro: il colloquio ha riguardato sicurezza marittima, minacce ibride e cybersicurezza. Non è stato firmato un partenariato di difesa autonomo, ma il quadro politico entro cui la cooperazione in materia di sicurezza viene ora collocata.
L'Unione europea
finanzia una capacità
operativa in un'area contesa
Undici giorni prima il Consiglio dell'Unione aveva stanziato 15 milioni di euro attraverso lo Strumento europeo per la pace: prima misura di questo tipo destinata alle Filippine e prima applicazione dello strumento nell'Indo-Pacifico. Il finanziamento copre equipaggiamenti non letali e addestramento, e serve ad aumentare la capacità delle forze armate filippine di rilevare, seguire e analizzare le attività nelle proprie zone marittime. La cifra è modesta rispetto al costo di un sistema di sorveglianza integrato. Cambia però il tipo di impegno: l'Unione non si limita più a prendere posizione sulla libertà di navigazione, ma finanzia una capacità operativa di un Paese terzo in un'area contesa.
Le ragioni europee sono di ordine commerciale e giuridico. Dal Mar Cinese meridionale passa una quota rilevante degli scambi dell'Unione, che fonda la prevedibilità di quelle rotte sull'applicazione dell'UNCLOS e sulla libertà di navigazione: per questo Bruxelles ha richiamato la sentenza arbitrale del 2016 nel decennale della pronuncia. Il sostegno alle capacità di rilevamento risponde inoltre a un vincolo di mezzi: consente di appoggiare Manila senza una presenza navale permanente e senza assumere una postura di combattimento.
Nessun Paese europeo
può oggi eguagliare
la presenza militare
degli Stati Uniti nelle Filippine
Anche le Filippine hanno interesse ad allargare la cerchia dei partner. Il trattato con Washington resta la garanzia principale, ma Manila ha intensificato la cooperazione con Giappone, Francia, Canada e diversi Paesi europei. L'ingresso dell'Unione aggiunge tecnologia, formazione e legittimazione politica, e permette al governo filippino di presentare le proprie iniziative come scelte nazionali anziché come estensione del confronto tra Stati Uniti e Cina. Le Filippine appartengono inoltre all'ASEAN, l'associazione dei dieci Paesi del Sud-Est asiatico, che dal 2002 negozia con Pechino un Codice di condotta per il Mar Cinese meridionale senza averlo finora reso vincolante. È in questo margine di diversificazione che una posizione europea distinta può collocarsi.
L'Italia aveva preceduto l'iniziativa europea. Il 14 febbraio, a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Guido Crosetto e Theresa Lazaro hanno firmato un accordo bilaterale di cooperazione nella difesa che sostituisce il memorandum precedente ed estende la collaborazione ad acquisti, coproduzione, logistica e tecnologie. La sequenza mostra come l'iniziativa di uno Stato membro possa anticipare e accompagnare un successivo avanzamento dell'Unione, senza che i due livelli coincidano.
L'ingresso dell'Unione
aggiunge tecnologia, formazione
e legittimazione politica
La sicurezza delle Filippine poggia però su un dispositivo preesistente. Il trattato di mutua difesa, il Visiting Forces Agreement e l'Enhanced Defense Cooperation Agreement assicurano agli Stati Uniti accesso alle basi, infrastrutture, esercitazioni congiunte e una presenza militare che nessun Paese europeo, né l'Unione nel suo insieme, è oggi in grado di eguagliare nella regione. Ogni contributo europeo si inserisce in quel dispositivo e ne accresce l'efficacia, qualunque sia la motivazione da cui nasce. È in base a questo effetto, non alle intenzioni dichiarate, che Pechino valuta la presenza dell'Unione.
Perché l'Unione risulti nell'area un soggetto politico distinto occorrono tre condizioni verificabili: la continuità di un canale negoziale con Pechino, il sostegno alla conclusione vincolante di quel negoziato, il mantenimento di posizioni proprie sui singoli dossier marittimi. La dichiarazione di Manila non indica in quale misura Bruxelles intenda perseguirle: fissa il rapporto politico e lascia impregiudicata la condotta. Finché quelle condizioni non saranno assunte, il contributo europeo continuerà a operare come componente di un dispositivo che l'Unione non governa.
— Severin Azimut