LOVECRAFT, POETA DELL’ABISSO - un libro di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco
Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco vanno annoverati tra i massimi esperti di letteratura fantastica e fantascientifica. È da poco nelle librerie, per i tipi di Bietti, un loro prezioso volume, H. P. Lovecraft, poeta dell’abisso. Il volume uscì, in prima edizione, nel 1979 per La Nuova Italia. Non si tratta però di una ristampa. Nella nuova edizione, infatti, compare un’ampia Appendice che contiene una serie di saggi inerenti, tra le altre cose, ai rapporti tra la letteratura del “solitario di Providence” e l’esoterismo, alle traduzioni italiane delle sue opere e agli illustratori dei suoi libri.
Al “fantastico-duo” De Turris-Fusco va attribuito il merito di aver chiarito come le prime edizioni dei libri dello scrittore in Italia fossero parziali, tanto per i tagli apportati ai testi, quanto per l’inaffidabilità delle traduzioni.
Lovecraft. Biografia esteriore ed interiore
L’incipit del narrato è dedicato a una minuziosa ricostruzione della biografia dello scrittore, mirata a cogliere non semplicemente i dati esteriori della vita dell’intellettuale, ma altresì a ricostruirne la biografia interiore, essenziale per la comprensione della produzione letteraria. Lovecraft (1890-1937) non poté contare su una famiglia “normale”: in tenera età perse il padre, mentre sua madre «legò a sé il figlio con un affetto possessivo […] Circondava Howard di attenzioni protettive soffocanti» (p. 39), che non consentirono al bambino di crescere con i suoi coetanei. Grazie alla biblioteca di famiglia, il ragazzo acquisì conoscenze fuori dal comune per la sua età e, durante l’adolescenza, si cimentò con una serie di saggi che ne mostrarono la propensione per la creatività fantastica.
Dormiva di giorno e scriveva di notte. Il sonno, la dimensione onirica e il rifugio nell’immaginazione diventarono per Lovecraft una valvola di sfogo nei confronti della realtà storico-sociale degli USA degli anni Venti, avvertita come intollerabile.
Collaborò con riviste, procurandosi da vivere attraverso la revisione di testi di scrittori esordienti. Nel 1924 si trasferì da Providence a New York, in seguito al matrimonio con Sonia H. Greene, che naufragò già nel 1926. Dopo il ritorno a Providence, la sua vita trascorse senza eventi particolarmente significativi sino alla fine. La formazione di Lovecraft era di fatto materialista e meccanicista, ma egli ebbe il coraggio intellettuale di riconoscere che esistono realtà diverse da quelle che appaiono ai nostri sensi e che una via d’uscita dalle contraddizioni del tempo può passare per il sogno.
Del Tragico
Quella di Lovecraft fu, a parere di chi scrive, una gnoseologia originale e sui generis, sostanziata da una visione filosofica centrata su una rivalutazione del tragico. Lo si evince da alcune sue lettere pubblicate all’inizio del libro. In esse si legge: «Dato che l’intero piano della creazione è puro caos […] non vi è necessità di tracciare una linea fra realtà ed illusione. Tutto è mero effetto di prospettiva» (p. 22).
Non esistono fatti, come seppe Nietzsche, ma interpretazioni degli stessi. Tale concezione è a-teleologica e, in tema, lo scrittore rileva: «Io non riesco a immaginare in altro modo lo schema della vita e delle forze cosmiche, se non come una massa di punti irregolari riuniti in spirali senza direzioni» (p. 22). Ancora più significativamente: «credo che il cosmo sia un insieme senza scopo e senza significato di cicli interminabili […] consistente soltanto di forze cieche che operano secondo schemi fissi ed eterni» (p. 23).
La materia cui guarda il “solitario di Providence” è lucreziana, animata, e non va intesa nel senso moderno del termine. Egli ha contezza del fatto che la trascendenza vive solo nell’immanenza, nella physis, e che proprio lì si apre la possibilità dell’impossibile. Un cosmo leopardiano, quello di Lovecraft, orrido e meravigliante in uno. Il suo sguardo di “osservatore distaccato” è privo di antropocentrismo, come nelle corde del grande recanatese.
Il conservatorismo esistenziale e politico dello scrittore fantastico va inteso quale risposta al caos, come tentativo di ordinare e dar forma, sia pure momentanea, a ciò che ordinato non è. Lo sforzo letterario che lo contraddistinse è mirato a presentare «un tipo di visione magnificata che conferisce strani colori all’universo, e che riveste le circostanze della vita d’un fascino mistico e di un significato occulto» (p. 25).
Simbolo e divino
De Turris e Fusco ricostruiscono e analizzano, in modalità convincente e organica, l’opera omnia di questo creatore di mondi immaginari, alla luce di una bibliografia critica assai ampia. Ne analizzano gli esordi, si soffermano sui “miti di Cthulhu”, sulla visione fantascientifica che emerge dalle sue pagine, sui rapporti con l’occulto, sulle lettere e sulle poesie, sulla struttura linguistica della sua prosa e sul messaggio finale che la connota.
Chiariscono, inoltre, le sue ascendenze culturali, da Dunsany a Poe, per citare solo alcuni degli “autori” di Howard. In particolare, notano che le figure simbolico-divine cui lo scrittore fa riferimento incarnano il cieco terrore dell’individuo razionale posto di fronte a un abisso cosmico, parallelo all’abisso che vive nel foro interiore di ognuno di noi.
L’uomo della ratio, attraverso gli universali e i concetti, staticizza l’essere sempre all’opera della vita, il carattere veicolare e metamorfico di ogni ente di natura, e richiude l’abisso. Lovecraft, di contro, tenta di ridare vigore alle potenze che abitano il cosmo e l’uomo: questa è la funzione svolta dai “miti di Cthulhu”. Nella sua narrativa non trovano posto divinità benevole o malevole, ma soltanto manifestazioni cieche di forze indifferenti, che agiscono tanto a livello universale quanto individuale.
Il lettore non sia tratto in inganno da questa affermazione: il tragico puro, quando venga vissuto in modalità autentica, concede, come seppero gli Stoici, una forma di serenità. Ha un tratto rasserenante di fronte all’orrido e al meravigliante della vita.
Per questa ragione, Lovecraft, poeta dell’abisso è un libro da leggere e meditare, soprattutto oggi, in quanto la dismisura messa in campo dalla Forma-Capitale ha colonizzato l’immaginario degli uomini. In tal senso, la lettura di queste pagine ha effetto liberante nei confronti degli idola della post-modernità. Non è cosa di poco conto.
–Giovanni Sessa
Scheda libro
Titolo: H. P. Lovecraft, poeta dell’abisso
Autori: Gianfranco de Turris, Sebastiano Fusco
Editore: Bietti
Pagine: 314
Prezzo: euro 24,00
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