LE TRE ETÀ DELLA FIAMMA - un libro di Marco Tarchi
Da tre anni a questa parte, da quando c’è un governo guidato da Giorgia Meloni, fallito il tentativo di screditarlo con le risibili accuse di voler far scendere i carri armati in piazza, far sparire i dissidenti, incarcerare i dissenzienti, chiudere le testate giornalistiche e televisive contrarie, imporre un pensiero unico tacitando le voci non allineate, abbiamo assistito al proliferare di pamphlet che tendono a dimostrare come gli attuali governanti fossero, siano e saranno dei fascisti, senza alcuna possibilità di redenzione dal loro stato di atavica colpevolezza. Hanno impresso sulla spalla sinistra il giglio dell’infamia: inestirpabile segnale del peccato originale, non mondabile da nulla. Ci sono padri nobili che hanno aperto la strada alla proliferazione di questi testi. Al pari del catechismo o del maoismo più intransigente, cercano di convincere, senza lo straccio di una argomentazione razionale, il popolo bue che ci troviamo di fronte a un gravissimo attacco alla democrazia e alla repubblica.
Cominciò in tempi non sospetti Umberto Eco con Il fascismo eterno, in cui abbozza il concetto di Urfascismo, una sorta di nuvola aleggiante e proteiforme che incombe eternamente sulle nostre teste. Un libercolo, assurto a testo profetico, che radunava le poche, scarne e insignificanti parole rivolte dal professore a un uditorio composto da studenti statunitensi pronti a bersi qualsiasi corbelleria gli venisse propinata. Seguì la madonna queer Michela Murgia con Istruzioni per diventare fascista, con in appendice l’ormai celeberrimo test: il Fasciometro, pensato per verificare quanto di fascista ci fosse in ognuno di noi e per emendarci da un cotanto pericoloso morbo ideologico. Poi, a ruota, per citare solo le ultime pubblicazioni, il libro di Tomaso Montanari, il rivoluzionario con lo stipendio assicurato, La continuità del male. Perché la destra è ancora fascista. L’ultimo capolavoro di Mirella Serri, la pasionaria ignorante che sostiene che Wagner fu finanziato da Hitler, Nero indelebile. Fino ad arrivare, tralasciando un’altra scia di orrori comici, a Massimo Giannini con il suo irresistibile, alle risate, La sciamana. Meloni, l’ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale.
Tratto comune di questo ciarpame è la mancanza di qualsiasi argomentazione: nessuna contestualizzazione, nessun approfondimento, nessuna cura dei fatti. Puri slogan che, più che delineare i contorni della questione, sottolineano i pregiudizi incapacitanti di chi li ha scritti. Del resto questo è l’unico approdo per chi considera il fascismo un “male assoluto”, una sorta di buco nero impermeabile a qualsiasi luce. Invece di capire, invece di studiare, si lascia sedurre da un principio assoluto che non deve essere dimostrato: assume la forma dell’assioma matematico o del dogma religioso.
Marco Tarchi ripercorre la lunga strada
che ha portato gli esuli in patria dal MSI,
attraverso Alleanza Nazionale,
fino a Fratelli d’Italia
È per questo motivo che, per fare luce in modo razionale, costruttivo, usando la testa e non le viscere, torna utile leggere Le tre età della fiamma. La destra in Italia da Giorgio Almirante a Giorgia Meloni di Marco Tarchi che, intervistato da Antonio Carioti, giornalista del Corriere della Sera, ripercorre la lunga strada che dal dopoguerra ha portato gli esuli in patria dal MSI, attraverso Alleanza Nazionale, fino a Fratelli d’Italia, ricostruendone la storia, le vicissitudini, gli attraversamenti, le scorie.
Ci sono molti buoni motivi per leggere questo libro-intervista. La formula dell’intervista permette una lettura agevole, compresi i salti avanti e indietro per rileggere i passaggi che interessano. Il testo conserva la leggerezza del dialogo, ma ha una profondità accademica evidente: le argomentazioni sono accurate, studiate, ramificate, mai semplicistiche. Tarchi può descrivere queste vicende da due punti di vista diversi, che tra loro si equilibrano e si compensano. Da un lato è professore emerito dell’Università di Firenze e da cinquant’anni studia da accademico i fascismi e i populismi di tutto il mondo, con particolare attenzione ai fatti italiani. Dall’altro, fino agli inizi degli anni Ottanta, è stato uno dei dirigenti più innovativi e originali del Fronte della Gioventù e può descrivere dall’interno alcune situazioni, contestualizzandole con precisione senza perdere mai quel distacco critico che ormai lo separa da quegli ambienti.
Carioti, da vecchia volpe del Corriere, con le sue domande talvolta provocatorie, sa inanellare tutta la sequenza degli avvenimenti senza tralasciarne alcuno. Ne viene fuori un antidoto contro le facili scorciatoie fatte di slogan, pregiudizi e nulla: esattamente il contrario dei risibili libricini sopra citati. La tesi di fondo è che MSI, AN e FdI siano tre partiti tra loro in continuità discontinua rispetto alla loro origine. In particolare il MSI fu un partito neofascista, Alleanza Nazionale assunse le forme di partito postfascista, fino ad approdare a Fratelli d’Italia, definito partito afascista.
La tesi di fondo è che
MSI, AN e FdI siano tre partiti
in continuità discontinua
rispetto alla loro origine
Il MSI è stato un partito neofascista e non poteva essere diversamente, visto che fu fondato da esuli del vecchio ventennio per radunare chi voleva trovare una terra comune e non sentirsi completamente solo dentro un mondo che di fatto lo escluse per vari decenni dalla vita politica. Era una comunità di sconfitti, una casa identitaria, un presidio simbolico prima ancora che una piena macchina di governo.
Alleanza Nazionale si trasforma in un partito postfascista, con un primo distacco che, tra contraddizioni e fughe in avanti proposte e poi revocate, prende le distanze dal ventennio mantenendo al proprio interno ancora alcune sacche resistenti, via via sempre più marginali. Resta una forma di nostalgia, vissuta più come nostalgia della gioventù che di una forma di governo ormai ritenuta inadatta alla vita democratica del Paese.
Infine si arriva a Fratelli d’Italia, il partito afascista di Meloni, dove una sorta di indifferenza infastidita prende il sopravvento su ogni altro sentimento. Cambiano i riferimenti culturali, scompare quasi del tutto Evola, viene proposto Scruton, si afferma una visione conservatrice moderata che non si capisce del tutto se sia una posa mistificante, come vorrebbero i detrattori, o un vero cambio di pelle del partito e dei suoi dirigenti, come invece sono inclini a pensare gli estimatori.
Tarchi fa affiorare le tappe
di questa evoluzione
senza nasconderne ambiguità,
contraddizioni e scorie rimaste,
ma restando sempre
su un piano di obiettività
Tarchi dispiega tutta la sua conoscenza per illustrare questa lunga marcia che ha condotto una parte politica a formare un governo tra lo scorno dei progressisti, i quali hanno utilizzato tutte le armi retoriche al loro arco, un po’ povere e spesso ridicole per la verità, per gettare discredito su un partito che, volenti o nolenti, ha ottenuto una risposta elettorale consistente, tanto da meritarsi la possibilità di guidare il Paese. Non fa sconti a questi nuovi soggetti, come non ne ha fatti ai soggetti precedenti. Si concentra nel descrivere i fatti, dando loro il peso che hanno, senza assumere facili posizioni apologetiche o di condanna. Resta sempre da osservatore terzo e accademico, in una posizione tanto più preziosa quanto più il dibattito pubblico preferisce la scomunica alla comprensione. Fa affiorare le successive tappe di questa evoluzione senza nasconderne ambiguità, contraddizioni e scorie rimaste, ma restando sempre su un piano di obiettività. È un vento fresco che spazza via quella plumbea nube che i detrattori vorrebbero far calare per evitare che si possa parlare con cognizione di causa di questi temi. Preferisce violare i tabù e percorrere la via maestra del sapere. Da un punto diverso rispetto ai tanti incensatori pronti a salire sul carro del vincitore e ai tanti detrattori pronti a sfidare il ridicolo pur di sostenere tesi insostenibili.
In un clima arroventato, fatto di odiatori ancora ancorati a un eloquio e a una postura da anni Settanta, con le sue violenze e le sue parole d’ordine, questo testo restituisce alla Storia recente un percorso che, per poter essere assecondato o criticato, deve essere prima di tutto conosciuto nella nuda verità dei fatti.
— Mario Grossi
SCHEDA LIBRO
Titolo: Le tre età della fiamma. La destra in Italia da Giorgio Almirante a Giorgia Meloni
Autore: Marco Tarchi con Antonio Carioti
Editore: Solferino
Collana: Saggi
Anno: 2024
Pagine: 448
Formato: Brossura con alette
ISBN: 978-88-282-1451-9
Prezzo: 19,50 euro
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