L'ANGELO INQUIETO. LEONARDO DA VINCI, L'ARTISTA MAGO - un libro di Dalmazio Frau

L'ANGELO INQUIETO. LEONARDO DA VINCI, L'ARTISTA MAGO - un libro di Dalmazio Frau

Da una parte il genio tecnico addomesticato dalla divulgazione, dall’altra il santino occultista del consumo pseudomisterico. In L’angelo inquieto Dalmazio Frau forza entrambi gli stereotipi e cerca un Leonardo in cui arte, geometria, natura, musica, moto, animale e figura umana obbediscono a una stessa esigenza di conoscenza. Il libro affida soprattutto alla pittura questo compito: non limitarsi a raffigurare il visibile, ma farne il luogo in cui il pensiero prende forma. Il disegno, allora, non prepara soltanto: pensa. E nella forma lascia emergere un sapere del cosmo.

Leonardo è una mente totale,
attraversata da saperi diversi
che cercano un centro comune

Il capitolo iniziale, «Leonardo, l’artista mago», svolge in questo senso una funzione fondativa. Ci sono la biblioteca, gli interessi per la magia naturale, l’astrologia, la fisiognomica, la chiromanzia, la presenza di Ermete Trismegisto sullo sfondo culturale. C’è, più in generale, l’ermetismo come clima mentale, come aria respirata dal Rinascimento fiorentino, come lingua della corrispondenza tra alto e basso, tra proporzione e ordine, tra figura e destino. E c’è, insieme, la polemica contro tutte le riduzioni moderne che trasformano Leonardo o in un precursore innocuo della razionalità tecnica o in un santone da consumo esoterico alla Dan Brown. Prima ancora di entrare nei quadri, il libro decide qui la propria postura: Leonardo non è un autore da compartimenti separati, ma una mente totale, attraversata da saperi diversi che cercano un centro comune.

Il neoplatonismo, in questo quadro, è l’idea che il mondo visibile non esaurisca il reale, ma rinvii a un ordine più alto, intelligibile, unitario. La bellezza, la proporzione, l’armonia delle forme ne sono l’espressione sensibile e tengono aperto il rapporto tra il molteplice e l’Uno. Serve a sottrarre Leonardo alla vetrina del precursore della scienza moderna e a restituirlo a una zona in cui l’osservazione non si separa dalla visione.

È davanti ai quadri che il libro gioca davvero la propria scommessa. Lo segnala già Mariano Bizzarri nella presentazione, quando indica nel San Giovanni e nei disegni sul volo alcuni dei punti in cui la lettura di Frau si concentra con maggiore evidenza. La Vergine delle rocce si addensa fino a farsi scena di soglia: rocciacavernaacquamadreinfanziaangelo, tutto converge verso una grammatica simbolica che eccede la sola lettura devozionale e apre il dipinto a un intreccio di riferimenti sapienziali, apocrifi ed ermetici. La Madonna del gatto raccoglie attorno al felino un residuo di animalità sacrale e di ambiguità domestica: una figura vicina, familiare, ma non del tutto addomesticabile sul piano simbolico. I poliedri — i solidi regolari della tradizione platonica, dal tetraedro al dodecaedro — smettono di essere un semplice esercizio di perizia matematica. Diventano figure di un ordine cosmico, perché Leonardo li usa per rendere visibile, anche nelle tavole per Luca Pacioli, matematico e frate francescano tra i grandi mediatori della cultura geometrica rinascimentale, il nesso tra proporzione, struttura del mondo e conoscenza. Perfino la Battaglia di Anghiaririentra in questo movimento. Il grande affresco perduto, che Leonardo non riuscì a portare a compimento e che oggi sopravvive solo in copie, studi e testimonianze, non viene ridotto a impresa tecnica e figurativa, ma riportato entro la stessa ricerca di un’immagine capace di oltrepassare il dato visibile. Le macchine del volo appartengono allo stesso slancio: non semplici congegni, ma forme in cui il progetto tecnico si carica di un desiderio di superamento. La musica non introduce un tema laterale. Completa piuttosto la stessa ricerca di forma: nel suono si riconosce un altro modo di organizzare il sensibile, di legare ritmo, misura e accordo a un’idea dell’ordine. 

Nel fondo del saggio agisce
l’idea che la forma sia già
pensiero, e che il pensiero,
quando tocca davvero il mondo,
non possa evitare di farsi figura

Sul tema dell’androgino il corpo leonardiano viene riportato verso una logica di riunificazione. Conta la coppia ricomposta, contano polarità che cercano il loro punto indiviso. L’alchimia, il Rebis — cioè la figura simbolica in cui maschile e femminile tornano a unirsi —, la coincidenza dei contrari, l’intero repertorio della doppiezza originaria spingono così le immagini verso una lettura dell’androginia come figura di completezza primordiale e di ricomposizione dell’umano.

Nel fondo del saggio agisce l’idea che la forma sia già pensiero e che il pensiero, quando tocca davvero il mondo, non possa evitare di farsi figura. Il titolo prende senso in questa costruzione di Leonardo: una figura che nessuna disciplina esaurisce e nessun archivio riesce a fissare del tutto. Inquieto è anche il metodo di lettura del libro, che organizza il materiale attorno a un asse forte e lo riconduce con decisione a un centro simbolico. Tra la dispersione dei dettagli e il primato del simbolo, il libro sceglie il secondo polo.

C’è un altro dato, meno vistoso ma più rivelatore, che il libro lascia sul tavolo: la quantità di interruzioniperditeopere incompiute che accompagna la vicenda leonardiana. Non solo la Battaglia di Anghiari, ma i manoscritti dispersi, i progetti lasciati a metà, i tentativi tecnici che deviano, le opere che sopravvivono in forma parziale o indiretta. Una ricerca, quella del genio rinascimentale, che si deposita per frammenti, per prove, per resti. Leonardo va letto anche a partire da ciò che ha aperto e non ha chiuso.

— Miro Renzaglia

Scheda libro

Titolo: L’angelo inquieto
Sottotitolo: Leonardo da Vinci, l’artista mago
Autore: Dalmazio Frau
Presentazione: Mariano Bizzarri
Editore: Solfanelli
Collana: Mnemosyne
Anno: 2026
Pagine: 154
Prezzo: 
Ordina QUI