LA VISONE ECONOMICA DI EZRA POUND - 2/ La moneta (e la moneta prescrittibile)
Acquisiti i concetti fondamentali su credito e distribuzione, Pound passa a ridefinire la natura della moneta, che nel suo dispositivo economico è lo strumento che organizza scambi, tempi e accesso ai beni.
In ABC of Economics e in What Is Money For? la definizione torna in forma insistita: la moneta è un titolo misurato su beni e servizi, una misura dei prezzi e un mezzo per garantire lo scambio. «Money is not a commodity» ("la moneta non è una merce") non è una formula retorica: serve a togliere al denaro lo statuto di bene autonomo. La moneta, per Pound, vale per ciò che permette di ottenere, non per il suo valore in sé.
Il punto diventa operativo quando si guarda al comportamento della moneta nel tempo.
La moneta vale per ciò
che mette in moto,
non per ciò che accumula
Un bene reale si consuma, si deteriora, perde valore; la moneta può restare ferma senza costi. È qui che Pound introduce, riprendendo Silvio Gesell, l’idea decisiva della moneta prescrittibile.
Nel lessico tecnico si parla di demurrage money ("moneta a deperimento / moneta con costo di detenzione") o di stamp scrip ("moneta a bolli"). Per mantenerne il valore nominale occorre applicare periodicamente un bollo, sostenendo così un piccolo costo per il trattenimento, cioè per la tesaurizzazione. In altri termini: detenere moneta diventa oneroso, esattamente come detenere molti beni reali.
Se la moneta non deperisce, chi la possiede può attendere, rinviare lo scambio, imporre condizioni. Chi invece ha beni da vendere o bisogno di liquidità è costretto a cedere. La moneta convenzionale introduce così un’asimmetria di potere. Rendendola «deperibile», Pound prova a colpire questo privilegio. In pratica, si tratta di un incentivo negativo: se la tieni ferma, perdi. Se vuoi conservarne il valore, devi spenderla, investirla, rimetterla in circolo. In questo modo la moneta smette di essere rifugio e torna a essere mezzo di scambio attivo.
Il bersaglio è chiaro: la tesaurizzazione e la rendita legata al semplice possesso di liquidità. Una moneta che costa mantenerla riduce la convenienza di vivere di attesa e aumenta quella di partecipare al circuito produttivo.
Da qui il nesso con la sua critica all’usura.
Una moneta che
non circola diventa
potere fermo
Se il denaro non può essere trattenuto senza costo, diventa meno naturale pretendere un rendimento per il solo fatto di prestarlo. La pressione dell’interesse dovrebbe ridursi e il credito tornare a essere funzione di servizio, non fonte autonoma di reddito.
È un punto coerente con il resto del suo impianto: la moneta deve servire alla circolazione dei beni, non alla produzione di rendite. La moneta prescrittibile è lo strumento più radicale per forzare questo esito.
Va aggiunto un dato storico utile: l’idea di una moneta deperibile o prescrittibile non nasce dal nulla dentro il laboratorio poundiano, ma circola già nell’Europa del primo Novecento. Lo si vede bene anche in Rudolf Steiner. Nei seminari di economia del 1922 afferma esplicitamente che «money must become old» ("il denaro deve invecchiare") e collega questo invecchiamento a una datazione e a una scadenza della moneta stessa. Aggiunge poi un secondo punto decisivo: il denaro dovrebbe diventare sempre più simile a una scrittura contabile, tanto che «Money becomes nothing more than the bookkeeping that runs through the entire economic area» ("il denaro non diventa altro che la contabilità che attraversa l’intera area economica"). In un altro intervento formula la cosa in modo ancora più secco: il denaro dovrebbe diventare senza valore dopo un certo numero di anni, proprio come un bene che si usura. Richiamare Steiner qui serve a fissare il quadro: prima ancora che Pound ne faccia un tassello della propria polemica economica, l’idea che il denaro dovesse perdere valore col tempo era già parte del dibattito europeo sulle forme della moneta e sui limiti della tesaurizzazione.
Su questo punto è utile anche il confronto con Keynes, che entra nel tema passando da Gesell, non da Steiner. Nel capitolo 23 della General Theory riconosce a Gesell una vera intuizione monetaria: la possibilità di ridurre il tasso d’interesse facendo sì che la moneta sopporti dei carrying costs, cioè dei costi di detenzione, come accade ad altri beni. La frase più nota è netta: «The idea behind stamped money is sound» ("l’idea alla base della moneta bollata è valida"). Ma subito dopo Keynes frena: dice che «there are many difficulties which Gesell did not face» ("ci sono molte difficoltà che Gesell non ha affrontato") e precisa la sua obiezione principale, cioè che la moneta non è l’unico bene dotato di liquidity-premium; differisce dagli altri soprattutto in grado, non in natura. In sostanza: l’idea di colpire la liquidità inattiva è seria, però la soluzione di Gesell gli sembra parziale e troppo semplice rispetto alla sua teoria della preferenza per la liquidità.
Rendere il denaro «deperibile»
significa colpire
la rendita dell’attesa
Il punto che emerge da questo confronto è più preciso. Pound non inventa da zero la moneta prescrittibile: raccoglie un motivo già presente nel dibattito europeo, lo innesta nella critica di Gesell alla tesaurizzazione e lo radicalizza dentro la propria polemica contro rendita, interesse e immobilizzazione del potere d’acquisto. In questo senso, la sua proposta conta meno come costruzione tecnica autonoma e più come sintomo di una domanda più ampia: come impedire che la moneta, invece di servire allo scambio, diventi un potere di attesa e di ricatto.
È qui che il tema conserva interesse. Da Steiner a Gesell, fino alla riserva critica di Keynes, il problema resta lo stesso: se la moneta può fermarsi senza costo, chi la detiene acquista un vantaggio specifico sul tempo economico. Pound porta questa intuizione all’estremo e la trasforma in una domanda politica sulla circolazione della ricchezza: chi decide se il denaro resta immobile o torna a muovere beni, lavoro e vita materiale.
— Saldo Primario
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