LA VISIONE ECONOMICA DI EZRA POUND - 4/ Usura e sistema bancario
Se nei capitoli precedenti il nodo era la distribuzione del potere d’acquisto, qui il discorso arriva al suo punto più duro. In Pound l’usura non coincide con un interesse semplicemente alto. È il momento in cui il credito si separa dalla produzione e comincia a prelevare senza creare.
La definizione più netta sta in Canto XLV: per Pound, l’usura è un prelievo sul potere d’acquisto, imposto senza riguardo per la produzione («A charge for the use of purchasing power, levied without regard to production»). Da qui si capisce subito che il suo bersaglio non è il denaro in generale, ma il denaro quando smette di servire lo scambio e diventa un costo autonomo che grava su chi produce.
L’usura è un prelievo
sul potere d’acquisto,
imposto senza riguardo
per la produzione
In Pound, questo passaggio non resta confinato alla teoria monetaria. L’usura diventa una categoria che investe la qualità stessa della vita economica: pane peggiore, case peggiori, lavoro peggiore, opere fatte in fretta, durata ridotta delle cose. Ma qui va distinta una cosa dall’altra. Il credito, preso in sé, è una funzione economica: anticipa mezzi di pagamento, coordina tempi diversi della produzione, rende possibile lo scambio. Il problema nasce quando questa funzione viene catturata da un apparato che la trasforma in fonte stabile di rendita. È a quel punto che entra in scena il sistema bancario come bersaglio specifico della polemica poundiana.
Pound non attacca ogni forma di banca in blocco. Attacca il sistema bancario quando si organizza come macchina di rendita sul credito. Lo si vede bene nei Cantos dedicati al Monte dei Paschi: lì la banca viene trattata come esempio di solidità fondata non sull’astrazione speculativa, ma sul rapporto con una ricchezza reale, territoriale, agricola, fiscale. La differenza, per Pound, passa tutta da qui: banca che sostiene la produzione oppure banca che si colloca sopra di essa. Il bersaglio vero è il secondo caso.
Quando il denaro viene prestato a condizioni tali da trasformarsi in una pretesa stabile sul lavoro altrui, il sistema monetario-creditizio smette di essere un’infrastruttura e diventa un prelievo. Non serve più a portare beni e servizi dove servono; impone un pedaggio per l’accesso stesso al mezzo di scambio. Qui il legame con Douglas e il Social Credittorna decisivo: se il potere d’acquisto è già insufficiente rispetto ai prezzi, e se in più il suo accesso passa attraverso un sistema che ne ricava interessi e rendite, allora la crisi non è più un incidente ma una tendenza strutturale. L’usura non è un abuso marginale: è la forma estrema di una finanza che guadagna dal controllo del passaggio monetario.
Quando il denaro viene prestato
a condizioni tali da trasformarsi
in una pretesa stabile sul lavoro altrui,
il sistema monetario-creditizio
smette di essere un’infrastruttura
e diventa un prelievo
Per questo il tema dell’usura, in Pound, non è mai soltanto contabile. Diventa una critica alla civiltà economica che remunera l’attesa più del lavoro, la posizione monetaria più dell’attività produttiva, il possesso del credito più della trasformazione reale dei beni. In questo senso il sistema bancario moderno appare, ai suoi occhi, come il luogo in cui la ricchezza si sdoppia: da una parte la produzione concreta, dall’altra la sua cattura finanziaria.
Nei suoi testi, tuttavia, questo impianto non resta confinato all’economia. Il tema dell’usura si collega progressivamente a un lessico politico più ampio, in cui credito, debito, finanza, potere e cospirazione tendono a sovrapporsi. Per leggere Pound conviene quindi tenere distinti i piani: da un lato la critica economica del rapporto tra credito e produzione; dall’altro l’allargamento politico e ideologico che questo tema assume nel suo percorso.
In questo quadro si capisce anche una sua formula tagliente: «Una nazione che non vuole indebitarsi fa rabbia agli usurai». Il punto, per Pound, è che il debito pubblico non è un semplice strumento tecnico di finanziamento. Diventa un vincolo politico: se uno Stato rinuncia a indebitarsi o limita la propria esposizione, riduce anche lo spazio di manovra di chi trae reddito dal prestito allo Stato e dal controllo del suo accesso al denaro. La frase va letta così: il conflitto non è soltanto economico, ma riguarda il rapporto tra sovranità monetaria e dipendenza dal credito.
Sullo sfondo opinato da Pound
c’è l’idea classica di un mercato
capace di regolarsi da sé,
simbolicamente condensata
nella “mano invisibile”
di Adam Smith
Nello stesso punto si colloca anche l’altra formula: «I liberali che non sono tutti usurai dovrebbero spiegarci perché gli usurai sono tutti liberali». Qui Pound non sta facendo un’analisi sociologica dei liberali in quanto tali; sta stringendo un nesso polemico tra usura e liberalismo economico. Nel suo lessico, il liberalismo è l’ordine che attribuisce priorità alla libertà del capitale, alla rendita contrattuale e all’autonomia della finanza rispetto alla produzione. Sullo sfondo c’è l’idea classica di un mercato capace di regolarsi da sé, simbolicamente condensata nella “mano invisibile” di Adam Smith: l’idea che la somma degli interessi privati, lasciata operare senza troppi vincoli, produca un equilibrio generale. È proprio qui che Pound inserisce la sua obiezione. Per lui il denaro e il credito non sono merci qualsiasi e non possono essere lasciati alla stessa logica autoregolativa delle altre transazioni, perché chi controlla il credito controlla anche l’accesso ai mezzi di pagamento. L’usuraio diventa allora, ai suoi occhi, la figura coerente di quell’ordine: non perché ogni liberale coincida con l’usuraio, ma perché l’usura trova nel quadro liberale il terreno giuridico ed economico in cui può operare come esito legittimo del mercato del denaro.
Letta sul piano economico, questa polemica si traduce in un meccanismo preciso. Quando il denaro non si limita più a misurare e circolare ma impone un costo alla produzione per il solo fatto di controllarne il passaggio, accadono tre cose. La prima è che aumentano i costi che gravano su chi produce: salari, materie prime e investimenti devono attraversare il filtro del credito e ne assorbono il prezzo. La seconda è che una quota crescente della ricchezza prodotta viene deviata verso interessi e rendite, invece di restare nella produzione o di tradursi in prezzi più bassi e maggiore accesso ai beni. La terza è che la produzione stessa viene subordinata a una logica esterna: non conta più soltanto ciò che serve o ciò che si sa fare, ma ciò che può sostenere il costo del denaro.
A questo punto il quadro è definito. Sul piano economico, l’usura indica il passaggio per cui il denaro, invece di servire lo scambio, diventa un costo che grava sulla produzione e ne devia una parte verso la rendita. Sul piano politico, questa stessa dinamica viene letta da Pound come un rapporto di forza che investe debito, sovranità e ordine liberale. Tenere insieme questi due livelli, senza confonderli, è il modo più utile per leggere il capitolo.
— Saldo Primario
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