LE PARIGI DI DRIEU - un libro di Marco Spada
La questione rimane aperta. La domanda non ha risposta. Ha però sempre senso chiedersi quanto la biografia e i luoghi frequentati da uno scrittore influiscano sulla sua scrittura e sulla sua poetica.
È difficile farlo con un autore come Drieu, all’anagrafe Pierre Eugène Drieu La Rochelle: demone collaborazionista e, per questo, da sempre ostracizzato.
Ci prova Marco Spada con questo libricino. Piccolo di dimensioni ma carico di fascino, parte da un’assunzione che pare quasi una rassegnata dichiarazione d’impotenza: seguire le tracce dello scrittore per la città è opera quanto mai improba.
La damnatio memoriae si è abbattuta su di lui e quindi nei boulevard e nelle piazze di Parigi non si trovano targhe commemorative
Questo perché, da un lato, proprio in virtù della demonizzazione di cui sopra, la damnatio memoriae si è abbattuta su di lui e quindi nei boulevard e nelle piazze di Parigi non si trovano targhe commemorative. Spesso gli edifici hanno cambiato destinazione, oppure sono stati abbattuti o mistificati da ristrutturazioni.
D’altro canto, come ci ricorda Stenio Solinas nell’introduzione, «mentre noi riconosciamo il Quartiere Latino di Robert Brasillach, la Montmartre di Louis-Ferdinand Céline, di Marcel Aymé o di Pierre Mac Orlan, per fare solo qualche nome, questa immedesimazione non scatta fra Drieu e i suoi romanzi…».
Drieu ha riversato pochissimo dei luoghi da lui frequentati nei suoi scritti. Non ha mai amato fino in fondo Parigi, come testimoniano i tanti periodi in cui si allontanava dalla città che pure conosceva a fondo; eppure la percorreva con l’abitudine a passeggiate lunghe ed estenuanti, quasi sempre in solitudine (o con pochi, sporadici accompagnatori).
In questo vuoto si muove la penna di Spada, che riesce a ricostruire luoghi, ambienti, umori, raggruppandoli sinteticamente in tre diverse Parigi, con colori via via sempre più cupi, corrispondenti a tre fasi della vita di Drieu: l’adolescenza e la Prima guerra mondiale (anni di formazione), gli anni ’20 e ’30 in cui si afferma come scrittore, gli anni ’40 della collaborazione e del suicidio.
Durante l’adolescenza Drieu cambia casa molte volte, seguendo le sorti del padre e dei suoi scarsi successi professionali. Di questo periodo e delle sue attività scolastiche si sa ben poco, se non della sua iscrizione nel 1913 alla famosa Sciences Po. È qui che conosce André Jeramec, che diventerà il suo miglior amico; e tramite lui fa conoscenza di sua sorella Colette, che diventerà la sua prima moglie. «La disarmonia con cui Drieu affronta Parigi durante la sua adolescenza è il chiaro sintomo di chi, stanco della povertà diffusa e dei miasmi industriali, ricerca la purezza nel “lontano oceano” o lungo le coste del nord della Francia».
La guerra, con la morte del suo amico André, fa da spartiacque. I colori delle divise francesi, di policromia sfolgorante nei loro rossi e blu, vengono inghiottiti dalle trincee e dal fango: virano al grigio che le ricopre tetramente. Così Parigi, nei pochi soggiorni di questi anni, appare bigia al Drieu soldato che la visita. Plumbea come il suo umore che, tormentato dalla noia, non riuscirà più, nonostante le tante finzioni, a colorarsi. «Quella sensazione di tedio che lo rammollisce e lo rende incapace della nobiltà fisica non lo abbandonerà mai».
Finita la guerra torna a Parigi. Dissipato rapidamente l’amore per Colette, che aveva sposato nel 1917,
«non riesce a sopportare sé stesso e la noia che lo permea […]. Armato della sua eleganza e degli abiti sopraffini acquistati grazie all’immensa somma di franchi donati da Colette, passa intere nottate fuori casa in compagnia delle ultime veneri di Parigi. Poi, stanco e ubriaco, si ritira nella sua stanza».
Da questo momento prende forma il Drieu che tutti conoscono.
«Se la sua prima vita è ormai al crepuscolo, un’altra si staglia all’orizzonte, tra il café Cyrano, la reazione dadaista prima e la rivoluzione surrealista dopo».
Dandy pieno di amanti, scrittore che presto si afferma e che vive Parigi soprattutto di notte, resta comunque impermeabile ai bagliori sfavillanti della Ville Lumière, che nascondono una nerezza luciferina, come il suo animo. «L’ex soldato, dagli slanci lirici di pregevole fattura […] è divenuto un esteta dai silenzi tetri e ragionati».
Sembra quasi che la collezione di amanti, di sbronze, di caffè, di serate voglia mascherare quella che in realtà è la sua solitudine, rappresentata in modo quasi didascalico — e documentata nel testo di Spada — dagli appartamenti in cui ha vissuto, quasi mai accessibili anche agli amici più stretti.
La noia e la tetraggine lo soverchieranno negli anni della collaborazione con l’occupante tedesco, nonostante il successo mondano che gli arride: successo che non placa il suo animo depresso. «Mentre la guerra volge al peggio, Drieu diviene sempre più solo e ansioso […] da questo momento in poi, è il disincanto a permeare incontrovertibilmente Drieu».
Parigi diventa claustrofobica, un labirinto per topi braccati. Come scrive Livia Di Vona nelle conclusioni:«Drieu e la vita finiscono per guardarsi come estranei cui la voglia di avvicinarsi, di annullare le distanze, non basta, aspiranti amanti che non riescono ad andare fino in fiondo».
Tenta una volta il suicidio; al secondo tentativo ci riuscirà, in una casa dove si nasconde e che Colette, sempre a lui fedele, gli mette a disposizione.
«La sua ultima dimora, demolita nel secondo dopoguerra, è sita al 23 di rue Saint-Ferdinand», a testimoniare una volta di più che di lui bisogna scordarsi.
Per lungo tempo ho dato una risposta al quesito delle righe iniziali: la poetica e lo stile di uno scrittore non dipendono dai luoghi da lui frequentati. In seguito mi sono ricreduto. La poesia di Costantino Kavafis, Immutato spazio,
Casa e dintorni: i caffè, il quartiere
Anno per anno giro là, li vedo
Ne sono il Demiurgo
Tra gioia e pena
Ho creato quei casi, quegli oggetti
E per me tutto questo è diventato
Anima
mi ha fatto riflettere e capire che i luoghi diventano anima e irrorano di sangue vivo lo stile e la poetica di un autore, e viceversa.
Resta quindi imprescindibile la lettura di questo succoso libricino per dare inizio a una comprensione dello spirito di Drieu e della sua carne.
– Mario Grossi
Titolo: Le Parigi di Drieu
Autore: Marco Spada
Prefazione: Stenio Solinas
Conclusioni: Livia Di Vona
Editore: Bietti
Collana: Minima Letteraria
Anno: 2025
Pagine: 112
ISBN (cartaceo): 9788882485795
Prezzo (cartaceo): € 6,99
ISBN (ebook): 9788882485795
Prezzo (ebook): € 2,99
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