LA MONTAGNA DELL’ANDARE - poesie di Federica Maria D'Amato
Ne La montagna dell’andare di Federica Maria D’Amato la materia arriva subito: madre, infanzia, cura, perdita. Sono cose che tornano con ostinazione e prendono forma in un lessico domestico molto riconoscibile: latte, gatti, pane, grembiule, boschi, tram. Non si tratta di un’idea astratta di interiorità, ma di oggetti e figure che hanno già conosciuto il corpo, la paura, il tempo. La scrittura si appoggia a un’immagine precisa e lascia fare a quella. Il sangue del maiale nella neve. L’asilo quando nessuno viene a prenderti. I gatti nel letto. Il desiderio di essere ascoltati da vivi.
La poesia non nasce
da un io isolato, ma
dalla distanza
fra le voci e dal loro
continuo cercarsi
Le epigrafi mettono subito sul tavolo una costellazione precisa: Busacca, De Angelis, Montale, in parte Mario Benedetti. Il punto non è segnalarla, perché il libro la dichiara da sé. Il punto è vedere che cosa D’Amato prende da quei nomi: la seconda persona, l’infanzia che non passa, il limite, una certa torsione tra ferita e lenta convalescenza.
Sul piano formale D’Amato compone per nuclei e per ritorni, più che per sviluppo lineare. La frase si spezza spesso sull’enjambement, lascia una parola in sospensione, poi riparte spostando più avanti il peso del verso. Tornano anafore, elenchi, apostrofi, piccole litanie: modi diversi di tenere aperta la pressione del testo senza chiuderla troppo presto. Anche la misura dei componimenti conta: ai testi più larghi e distesi della parte centrale rispondono, nel finale, pagine più brevi e più scheggiate, come se la raccolta passasse dalla continuità del discorso a una scrittura per resti. La tecnica è il modo in cui la voce registra i suoi avvicinamenti, le sue interruzioni, il punto in cui il rapporto si incrina e il verso cambia passo.
La scansione del libro va letta così. «Loro, voi» apre in una zona di distanza e di chiamata: prima gli altri guardati da fuori, poi il voi che stringe il rapporto e lo espone. «Noi» sposta il baricentro: il plurale si fa più raccolto, più condiviso, e dà alla raccolta il suo centro affettivo. I pronomi servono a misurare la distanza fra le voci, il loro avvicinarsi, il loro restare esposte.
Il libro passa dai pronomi
del legame a una figura
di cattura: dal rapporto
che chiama
al limite che trattiene
«Paretaio» porta invece dentro un’altra figura. Il titolo cambia il regime del libro: dai pronomi del rapporto si passa a una parola di cattura. In Montale il paretaio è la trappola in cui la voce resta impigliata e perde per un momento la sua chiarezza; usarlo qui significa portare il libro sotto il segno di un limite che trattiene, disorienta, non lascia uscire indenni. La traiettoria si vede bene: dalla grammatica dei legami a una figura più dura, in cui il rapporto resta e insieme si inceppa.
La convalescenza è uno dei movimenti più sottili della raccolta. Non arriva come scioglimento e nemmeno come promessa di salvezza. Arriva come un dopo fragile, quasi dimesso, in cui la voce prova a rientrare nel giorno senza smettere di portarsi dietro l’urto. Il «Caro diario, / sono guarito» va letto come una tregua minima, detta a bassa voce. Il desiderio di essere ascoltati da vivi appartiene alla stessa zona: non una rinascita piena, piuttosto una ripresa poveradel legame, il tentativo di restare nella relazione dopo che qualcosa si è incrinato.
Non c’è salvezza piena:
c’è una convalescenza fragile,
e dentro quella fragilità
il tentativo di restare
nel legame
Un lessico di preghiera attraversa il libro. In Ballata delle benedizioni compaiono «le beatitudini dopo pranzo / dell’operaio stanco, nel sole» e «gli angeli che ci parlano scrivendo sui finestrini / dei tram». È un passaggio rischioso e interessante: parole alte dentro scene ordinarie, come se il sacro, per contare ancora qualcosa, dovesse mischiarsi alla fatica e alla polvere del giorno.
D’Amato continua a rivolgersi a qualcuno anche quando sa che una parte di quella voce resterà senza risposta. Da questa insistenza nasce la sua tonalità più riconoscibile: sommessa, esposta, capace di lasciare dietro di sé una risonanza.
— Miro Renzaglia
Scheda libro
Titolo: La montagna dell’andare
Autrice: Federica Maria D’Amato
Editore: Ianieri
Collana: L’Angiolo
Anno: 2023
Pagine: 84
EAN: 979-12-5488-066-1
Prezzo di copertina: € 10,00
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