LA MAGIA A PARIGI - un libro di René Thimmy
È da poco nelle librerie un volume davvero curioso, esoterico, filologicamente curato. Si tratta de La magia a Parigi. Arcani, riti e demoni della Ville Lumière, comparso nel catalogo de il Palindromo. L’autore è René Thimmy, mentre la curatela e la traduzione di questa prima edizione italiana si devono ad Andrea Scarabelli. Questi firma un saggio contenuto nelle Appendici, che fa chiarezza sulla reale identità dell’autore. Il volume uscì in Francia nel 1934. Si tratta della silloge di una serie di reportage di Thimmy sulla Parigi segreta delle confraternite esoteriche, delle sette occultistiche e dei maghi, che erano stati pubblicati, pochi mesi prima, sul settimanale «Gringoire». Nel trasporre gli articoli nel volume, l’autore mise in atto tagli e aggiunte. Scarabelli ha, con acribia da filologo, reintegrato i tagli e segnalato in nota le variazioni apportate al testo. Le note consentono, inoltre, di sciogliere i dubbi sui personaggi incontrati da Thierry nella sua inchiesta, in quanto nel libro i loro nomi sono, per discrezione, o indicati da una lettera puntata, o addirittura risultano modificati. Quella che presentiamo è un’edizione sobria ed elegante de La magia di Parigi, che propone le illustrazioni originali, nonché, cosa davvero rilevante, una mappa della Parigidell’epoca con l’indicazione dei luoghi citati. Il volume è chiuso da tre racconti, assenti nell’edizione francese, ma usciti su «Gringoire» nel 1940, che avrebbero dovuto essere i primi capitoli di un nuovo lavoro dell’autore dedicato allo stesso tema.
Le illustrazioni aiutano il lettore
ad entrare nelle suggestive atmosfere
di una Parigi misteriosa,
specchio rovesciato e contraltare
della Ville Lumière
Le illustrazioni aiutano il lettore ad entrare nelle suggestive atmosfere, in una Parigi misteriosa, specchio rovesciato e contraltare della Ville Lumière. Va precisato che Thimmy non ha i tratti psicologici del “devoto” settario: entra con scettica circospezione nel milieu magico-occultistico della Capitale transalpina. Lo si evince, in tutta evidenza, dal narrato: i fenomeni paranormali e i protagonisti stessi di questa Parigi segreta sono descritti in modo, almeno in certi casi, sottilmente ironico. A introdurre René in questo mondo sotterraneo, così riferisce Thimmy nell’incipit de La magia a Parigi, fu Eleuthère K., incontrato per caso in una libreria. Questi: «Aveva trascorso la vita a studiare fenomeni cui la maggior parte delle persone non presta alcuna attenzione […] sembrava essere senza età. Viveva da solo in un appartamento spoglio, letteralmente sommerso di preziosi manoscritti e libri rari» (p. 14). Eleuthère consentì al giornalista di accedere a cenacoli “chiusi”, sui quali vigeva il più assoluto riserbo: «molte delle vicende che mi accingo a raccontare suoneranno incredibili. Ma …sono vere. Da molto tempo sappiamo che il vero talvolta può non essere» (p. 15). Tra gli incontri straordinari narrati nel libro, articolato in ben diciannove capitoli, i più significativi ci paiono quelli con Maria de Naglowska, indicata con il falso nome di Vera de Petrouchka, praticante magia sexualis, e quello con la “Confraternita dei Polari”.
I fenomeni paranormali
e i protagonisti stessi
di questa Parigi segreta
sono talvolta descritti in modo
sottilmente ironico
Maria trascorreva le sue giornate in un caffè di Montparnasse. Quando era sola, il tavolino al quale sedeva era ricoperto da libri, opuscoli e dalle bozze della rivista «L’Arc» (in realtà «La Flèce», organo di azione magica della “Confraternita della Freccia d’oro”). Spesso, al suo fianco, sedeva una pattuglia di seguaci, di adepti, stregati dal magnetismo dei suoi occhi: «di un blu granitico e freddo […] Vivi e vispi sono illuminati da un fuoco interiore» (p. 69). De Naglowska praticava la magia sessuale nella convinzione che, attraverso i suoi riti, avrebbe risvegliato le forze: «sopite negli uomini in una materializzazione di sollievo passeggero» (p. 71). Era una ierofante in buona fede, incurante del denaro, la cui vita era completamente orientata verso la realizzazione spirituale. Di origini polacche, dopo la Rivoluzione, era sfuggita ai bolscevichi, aveva vissuto a Roma, dove aveva frequentato Julius Evola e, infine, si era trasferita a Parigi. Thimmy fu introdotto nel suo Cenacolo e poté assistere a pratiche di magia sessuale, il cui apice si sarebbe mostrato nella celebrazione della “messa d’oro”. Il rito si svolgeva in un ambiente ovattato, presso l’abitazione di una seguace della donna, nel quale, dopo libagioni a base di champagne e di etere, si svolgeva l’accoppiamento sacro. In realtà, il giornalista, forse a causa del suo scetticismo, non vide ciò che i partecipanti dissero di aver visto e sperimentato. La donna lo invitò di nuovo: sarebbe infatti giunto da Londra Lord F., che si diceva avesse conseguito il terzo grado dell’iniziazione satanica, attraverso il rito dell’impiccagione, pratica che veniva sospesa all’ultimo istante, prima del sopraggiungere della morte. L’uomo non giunse in Francia: durante l’ultimo rito da lui celebrato, aveva perso la vita.
De Naglowska praticava
la magia sessuale
nella convinzione che
i suoi riti avrebbero risvegliato
le forze sopite degli uomini
La “Confraternita dei Polari” era centrata sull’Oracolo della Forza Astrale. Di tale conoscenza era venuto in possesso, grazie all’incontro a Bagnaia con Padre Giuliano, Mario Fille che, in Egitto, ne aveva parlato con Zam Bothiva, autore di Asia Mysteriosa. L’Oracolo permetteva di entrare in contatto con Saggi ritiratisi sulle vette dell’Himalaya. Nella redazione di un giornale francese era stata convocata una riunione, cui parteciparono Guénon ed altri insigni rappresentanti dell’esoterismo parigino. Questi appurarono, in prima battuta, la veridicità delle risposte fornite a distanza dai Saggi. Thimmy fu introdotto nella sede dei Polari. In essa era custodita una spada che si credeva essere appartenuta a Giovanna d’Arco, oltre alla bacchetta magica di Pico della Mirandola. Compito dei Polari era salvare la Francia e l’umanità intera dalla catastrofe incombente sul mondo. Il Nostro ricevette l’iniziazione dai Polari. Gli fu riferito che l’anno terribile sarebbe stato il 1933. Il disastro avrebbe trovato il proprio momento apicale nella notte del 6 febbraio 1934. Dall’Oriente sarebbe giunto un messo dell’oracolo, che in realtà non sbarcò mai in Europa.
Ma chi era Thimmy? Scarabelli discute criticamente, con pertinenza argomentativa, documentazione, identità dell’autore, le ipotesi fin qui avanzate dagli studiosi. Scarta le tesi dell’identificazione di Thimmy con Maurice Magre e con il medico ed etnologo Léon Sasportas. Conclude in questi termini, sulla scorta di motivate considerazioni: «Per quanto non vi sia la “prova provata” […] della vera identità dell’autore […] il quadro abbozzato la attribuisce in modo più che eloquente a Jean Dorsenne» (p. 276). Al di là del problema dell’identificazione dell’autore, La magia di Parigi è un volume di pregio perché coinvolge il lettore nel narrato e induce a guardare Parigi e la realtà con altri occhi. Uno sguardo non più centrato sulle idee chiare e distinte ma sul potere trasfigurante della fantasia.
–Giovanni Sessa
Scheda libro
Titolo: La magia a Parigi. Arcani, riti e demoni della Ville Lumière
Autore: René Thimmy
Curatela e traduzione: Andrea Scarabelli
Editore: Il Palindromo
Prima edizione originale: Francia, 1934
Pag: 288
Prezzo: € 21,85
Acquista QUI