LA GESTIONE DIRETTA DELL'IMPRESA DA PARTE DEI LAVORATORI - un libro di Riccardo Scagnoli

LA GESTIONE DIRETTA DELL'IMPRESA DA PARTE DEI LAVORATORI - un libro di Riccardo Scagnoli

๐ƒ๐€๐‹๐‹๐€ ๐‚๐Ž๐Œ๐”๐๐„ ๐ƒ๐ˆ ๐๐€๐‘๐ˆ๐†๐ˆ, ๐€๐‹๐‹๐€ ๐’๐Ž๐‚๐ˆ๐€๐‹๐ˆ๐™๐™๐€๐™๐ˆ๐Ž๐๐„ ๐ƒ๐„๐‹๐‹๐„ ๐ˆ๐Œ๐๐‘๐„๐’๐„, ๐€๐‹๐‹๐€ ๐๐€๐‘๐“๐„๐‚๐ˆ๐๐€๐™๐ˆ๐Ž๐๐„ ๐“๐„๐ƒ๐„๐’๐‚๐€. ๐…๐ˆ๐๐Ž ๐€๐‹๐‹๐€ ๐‹๐„๐†๐†๐„ ๐Ÿ•๐Ÿ”/๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ“. ๐ˆ๐‹ ๐‹๐”๐๐†๐Ž ๐•๐ˆ๐€๐†๐†๐ˆ๐Ž ๐•๐„๐‘๐’๐Ž ๐‹๐€ ๐‹๐ˆ๐๐„๐‘๐€๐™๐ˆ๐Ž๐๐„ ๐ƒ๐„๐‹ ๐‹๐€๐•๐Ž๐‘๐Ž.

Quando unโ€™azienda scivola nella crisi, la risposta standard รจ una sola: cassa integrazione, proroghe, tempo comprato a caro prezzo. Esiste unโ€™altra strada praticabile: invece di tenere in vita lโ€™impresa come cadavere amministrativo, cambiare mano, cambiare responsabilitร , cambiare forma. La crisi diventa un varco istituzionale che porta a cogestione e, se il capitale abdica, a autogestione. Tra le eventualitร  teoriche possibili, lโ€™autore privilegia quella che rende la gestione diretta verificabile: un innesco dichiarato, con regole, tempi e responsabilitร . La posta in gioco รจ spostare il lavoro dentro la stanza della decisione, come soggetto di governo della produzione.

รˆ proprio questa โ€œfatticitร โ€ โ€” la gestione diretta come procedura che scatta nella crisi โ€“ che spinge lโ€™autore a costruirsi una genealogia. La storia, qui, serve a mostrare precedenti che hanno un tratto comune: quando il comando economico vacilla, qualcuno deve comunque garantire produzione e decisione.

La RSI รจ il precedente italiano
legato alla stagione
della socializzazione delle imprese

La Comune di Parigi entra come immagine originaria: il lavoro e la cittร  che provano a governarsi mentre lโ€™ordine precedente crolla. Durata breve, pressione militare, improvvisazione e conflitto interno. Proprio per questo, nella lettura del libro, la Comune funziona da lezione negativa e positiva insieme: lโ€™autogoverno รจ possibile solo se diventa organizzazione, e lโ€™organizzazione richiede organi, mandato, revoca, disciplina del quotidiano.

La Jugoslavia รจ lโ€™esempio โ€œlungoโ€: lโ€™autogestione istituzionalizzata, con consigli dei lavoratori e un diritto che prova a trasformare la fabbrica in struttura politica permanente. Lโ€™autogoverno come regola stabile, ripetibile. Col tempo, perรฒ, in molte realtร  i consigli finiscono per deliberare su margini giร  decisi altrove: partito, manager, burocrazie economiche. La partecipazione si ritualizza, diventa voto su piani preconfezionati; le imprese difendono il proprio micro-interesse, crescono squilibri territoriali e rendite, la responsabilitร  collettiva si assottiglia. Comune di Parigi e Jugoslavia mostrano due fallimenti speculari: nella Comune la sostanza corre piรน veloce della forma e viene schiacciata dallโ€™urto; in Jugoslavia la forma dura, poi si riempie di rituali e si lascia catturare dagli apparati.

La RSI รจ il precedente italiano legato alla stagione della socializzazione delle imprese. Nel 1944, con il D.Lgs. 12 febbraio 1944, n. 375, si tentรฒ di portare i lavoratori dentro la vita dellโ€™azienda con organismi di partecipazione e con una quota di utili legata ai risultati, dentro unโ€™economia di guerra e in un contesto politico terminale. Lโ€™applicazione fu diseguale e spesso restรฒ incompiuta, ma il punto che interessa al libro รจ un altro: la partecipazione viene pensata come leva di produzione e di disciplina, non come ornamento. E la parola โ€œpartecipazioneโ€ ricompare anche in tradizioni incompatibili ogni volta che la continuitร  produttiva vacilla e la politica deve scegliere strumenti di governo oltre i sussidi.

La Germania entra come esempio postbellico di istituzionalizzazione โ€œfreddaโ€ della partecipazione: codeterminazione e presenza dei lavoratori negli organi di governo, dentro un diritto societario che struttura la rappresentanza e la sorveglianza. Qui lโ€™autore punta su un precedente che ha retto nel tempo, perchรฉ ha trasformato il conflitto in procedura e la procedura in responsabilitร . E di passaggio allarga il quadro: nel secondo dopoguerra, forme di partecipazione comparabili si sono stabilizzate anche altrove โ€” AustriaPaesi nordiciPaesi Bassi โ€” ognuna con la propria grammatica (consigli di sorveglianza, rappresentanze nei board, consultazione forte). Il punto, per come lo usa il libro, resta uno: la partecipazione โ€œriuscitaโ€ nasce da regole che mettono in conto interessi divergenti e li costringono a una decisione condivisa.

La Germania postbellica: esempio
della partecipazione dei lavoratori
negli organi di governo

Da quellโ€™innesco discende una filiera: controllo sociale, poi cogestione con consigli e funzioni condivise, infine autogestione quando la crisi diventa irreversibile dentro la proprietร  attuale. Il nodo รจ giuridico: requisizione ed esproprio come strumenti ordinari in una fase definita, con indennizzo e regole, sostenuti da un apparato pubblico che mette a terra credito, controlli, monitoraggio, leve di mercato. Dentro questo quadro arriva anche lโ€™idea di una banca dedicata: una finanza orientata alla continuitร  produttiva.

Questa filiera, oggi, collide col presente: deindustrializzazione, filiere fragili, delocalizzazioni, aziende che chiudono lasciando macchine e competenze come rovine. La gestione diretta diventa un test: misura la capacitร  di convertire una chiusura in continuitร  operativa e di trattenere sul territorio saperi e catene di fornitura. E costringe la politica a una domanda che evita: chi decide quando il capitale se ne va e lโ€™impresa resta.

Le prospettive seguono le premesse. La gestione diretta resta un dispositivo per lโ€™emergenza, oppure diventa infrastruttura stabile di diritto economico: un canale di proprietร  diffusa e governo del lavoro che riduce lโ€™asimmetria tra comando e esecuzione. Il libro si espone su due requisiti: istituzioni capaci di reggere conflitto, trasparenza e controlli; lavoratori pronti a pagare il prezzo della decisione.

Articolo 46 della Costituzione italiana:
ยซai fini della elevazione economica
e sociale del lavoroยป

Quando il libro arriva allโ€™articolo 46 della Costituzione, lโ€™autore ancora la sua filiera a un fondamento costituzionale: la partecipazione come collaborazione alla gestione, dentro limiti fissati dalla legge, โ€œai fini della elevazione economica e sociale del lavoroโ€. Nel testo lโ€™attesa รจ esplicita: quelle leggi vengono trattate come un vuoto da colmare, un passaggio necessario per trasformare la partecipazione in architettura istituzionale.

Nel frattempo, sul piano legislativo, quella attesa ha trovato una prima forma: nel 2025 il Parlamento ha approvato la legge 15 maggio 2025, n. 76, entrata in vigore il 10 giugno 2025, che disciplina la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese. Letta insieme allโ€™art. 46, la legge rende piรน attuale la domanda del libro e sposta il fuoco sul terreno decisivo: la partecipazione come pratica concreta, con regole, incentivi, contratti, strumenti finanziari. Quindi lโ€™iter parlamentare รจ chiuso; la partita, oggi, รจ tutta sullโ€™attuazione concreta: decreti, contrattazione collettiva, incentivi, prassi.

โ€” ๐— ๐—ถ๐—ฟ๐—ผ ๐—ฅ๐—ฒ๐—ป๐˜‡๐—ฎ๐—ด๐—น๐—ถ๐—ฎ

SCHEDA LIBRO 

Titolo: La gestione diretta dellโ€™impresa da parte dei lavoratori 
 Autore: Riccardo Scagnoli 
Editore: Edizioni Tabula fati
Collana: Uomini & Societร , 16 
Edizione: Seconda edizione, febbraio 2026 (prima edizione: maggio 2015)
Pagine: 176 
ISBN: 978-88-7475-434-2 
Prezzo: โ‚ฌ 12,35
Acquista QUI