JOHN LENNON... E ORA STO DICENDO «PACE» - un libro di Silvia Albertazzi
Il John Lennon che interessa a Silvia Albertazzi non comincia nello studio di registrazione, ma nel deposito irregolare delle voci che lo hanno formato: libri, radio, nonsense, rabbia sociale, poesia, teatro, strada. Nasce nei libri letti senza disciplina, in una voce storta imparata dai comici della radio, nella rabbia del Nord inglese contro la parte già scritta. Prima del Beatle c'è un lettore disordinato che trasforma tutto in voce: la battuta crudele si scioglie nella malinconia, la fame di fuga si traveste da insolenza.
John Lennon. … e ora sto dicendo «Pace» cerca il retroterra culturale di Lennon; l'antologia mette davanti al lettore i testi che compongono quel paesaggio. Così Lennon non resta isolato nel museo della musica pop: torna tra gli autori e gli ambienti che lo hanno preparato. La sua originalità viene fatta reagire con le sue fonti.
La biografia, allora, smette di essere cronaca da fan. Liverpool non è cartolina operaia, ma una grammatica: il porto fa arrivare America, dischi, blues; il Nord inglese consegna il sentimento del «noi» contro «loro». La scuola d'arte apre a Lennon una zona più libera, meno rispettabile, dove la cultura non siede ancora composta. Lennon cresce tra abbandoni e lutti, e un desiderio di appartenenza che quegli stessi abbandoni rendono più acuto, ma l'autrice mostra che quel materiale umano diventa forma solo quando incontra una lingua.
Lennon non resta isolato
nel museo della musica pop:
torna tra gli autori e gli ambienti
che lo hanno preparato
Da John Osborne e Alan Sillitoe arriva il clima degli arrabbiati: giovani che non credono alle buone maniere della società inglese, che sentono addosso la pressione di una classe e di un destino già scritto. Lennon non copia quella ribellione: la porta sul palco e la comprime in canzone. Il suo working class hero nasce in quella frizione tra orgoglio subalterno e rifiuto della rispettabilità.
Con Richmal Crompton e Lewis Carroll il discorso cambia pelle. Entra il bambino anarchico, il gusto per il rovesciamento gerarchico. Carroll offre a Lennon una chiave decisiva: la lingua può perdere il senso comune e guadagnare verità. Lucy in the Sky with Diamonds e I'm the Walrus non sono soltanto giochi psichedelici: portano dentro la canzone il diritto dell'assurdo a dire ciò che il discorso ordinato non riesce a contenere. Il nonsense, in Lennon, non alleggerisce: scava.
Wilde, Tennyson, Dylan Thomas aprono un'altra zona: quella della diversità e della malinconia, di un suono che precede il ragionamento. Lennon non è solo l'uomo dello slogan pacifista: è un autore che sente la parola come materia elastica e deformabile. Le sue canzoni più forti sembrano spesso confessioni imperfette: vogliono dire tutto, ma arrivano al centro passando di lato.
Adrian Henri, Brian Patten, Roger McGough fanno convivere poesia e quotidiano, performance e musica, nello stesso spazio: titoli di giornale, fumetti, conversazioni rubate diventano materiale. Lennon appartiene a questa libertà, anche quando la supera: la trasporta dentro una macchina planetaria chiamata Beatles, senza smettere di scrivere come chi ruba dalla strada.
Le sue canzoni più forti
sembrano confessioni imperfette:
vogliono dire tutto, ma arrivano
al centro passando di lato
La psichedelia scopre un'altra stanza, meno libera di quanto prometta. Huxley, Leary, Metzner, Alpert servono ad Albertazzi per illuminare il Lennon che cerca di spegnere l'io e lo trova più fragile. L'espansione della coscienza non produce automaticamente liberazione: a volte produce solo nebbia. Dietro il colore di certe canzoni si sente già il vuoto. Il richiamo a Saint-Exupéry — l'essenziale invisibile agli occhi — aiuta a capire il bagism: sparire dentro un sacco per costringere gli altri ad ascoltare la voce. Lennon usa l'avanguardia come aveva usato il pop, per far arrivare un messaggio più lontano possibile.
Proprio perché gli autori dell'antologia non pesano allo stesso modo su Lennon, il volume evita la falsa linearità delle influenze scolastiche. Alcuni sono radici vere; altri, specchi o controcampo. Albertazzi non costruisce una catena rigida di cause, ma una costellazione: fa vedere l'ambiente mentale in cui Lennon prende forma, il campo di voci che lo attraversa prima di diventare canzone.
Da questa costellazione esce un Lennon lontano dal vuoto luminoso del genio pop: biblioteca irregolare e città difficile, cultura orale e poeti di strada, romanzi di rabbia e nonsense che sconfina nella visione. La pace, alla fine, arriva dopo tutto questo — parola impastata di voci altrui, rimasticata da uno che, forse, non ha mai smesso di cercare la propria.
– Laura Forte
SCHEDA LIBRO
Titolo: John Lennon. … e ora sto dicendo «Pace»
Autrice: Silvia Albertazzi
Editore: Gruppo Editoriale Castel Negrino
Immagine di copertina: Federico Renzaglia
Collana: PRE TESTI 19
Direzione collana: Miro Renzaglia
Pagine: 211
Prezzo: € 14,15
ORDINA QUI