IRAN. SE DURA SI FA DURA PER L'EUROPA - Il ritorno del vincolo energetico
Nonostante tutto (cioè: nonostante l'impegno bellico per l'Ucraina, e nonostante l'instabilità mediterranea conseguenza del conflitto israel-palestinese) al 12 marzo 2026 l’Europa resta dentro una traiettoria di crescita e di occupazione ancora solida. Prima dell’attacco di fine febbraio contro l’Iran, l’area euro aveva chiuso il 2025 con PIL a +1,4%, crescita trimestrale dello 0,2%, disoccupazione al 6,1% a gennaio e inflazione al 1,9% a febbraio. Non moltissimo ma quanto giusto per continuare a credere di aver tenuto botta. Il nuovo shock bellico, in un'area fortemente interessata dai flussi di gas e petrolio verso le nostre coste, rende il quadro meno ottimistico.
Il primo nodo è Hormuz. Da quel passaggio transitano circa il 20% del petrolio mondiale e volumi rilevanti di GNL qatariota; dopo l’uscita dall’energia russa, l’Europa dipende molto di più dal Golfo, e fra i paesi più esposti strade di mare del gas liquefatto (rotte LNG) che passano lì c’è anche l’Italia. Le interruzioni del traffico commerciale hanno spinto subito in alto i prezzi: all’inizio Brent e gas sono scattati, poi lunedì 9 marzo il greggio si è avvicinato a 120 dollari prima di ritracciare, mentre i future sul gas restano impostati su livelli più alti ancora per mesi. Il punto non sta nel singolo picco giornaliero: sta nel fatto che il premio geopolitico è tornato dentro la bolletta europea.
Oggi lo shock arriva
dal Golfo: energia più cara,
aspettative più nervose,
BCE meno libera
Il secondo nodo è la tenuta dell’offerta. Bruxelles, per ora, tiene una linea fredda: la Commissione ha detto il 4 marzo che gli Stati membri non vedono rischi immediati per la sicurezza delle forniture, che le scorte petrolifere restano elevate e che i livelli di riempimento degli stoccaggi gas sono stabili. In parallelo, l’IEA ha approvato l’11 marzo il più grande rilascio coordinato di sempre, con 400 milioni di barili dalle riserve d’emergenza. Questo contiene il panico, non elimina il problema. Significa che oggi l’Europa non è davanti a un vuoto fisico di energia; è davanti a un costo più alto dell’energia e a una maggiore vulnerabilità dei margini industriali, dei trasporti e dei consumi.
Il terzo nodo è la BCE. Fino a pochi giorni fa, il rischio discusso a Francoforte era una inflazione troppo debole rispetto al target; adesso diversi membri del Consiglio stanno dicendo una cosa semplice: se l’aumento dell’energia si trasmette ai prezzi al consumo in modo duraturo, allora cambia il sentiero di politica monetaria. Il problema, in termini secchi, è questo: un conflitto persistente con calo delle forniture energetiche provocherebbe più inflazione e meno output. I mercati hanno già corretto il tiro: due settimane fa vedevano tassi fermi per tutto l’anno con una piccola chance di taglio; adesso cresce l’idea che la BCE possa restare più prudente e più rigida del previsto.
Sull’economia reale il danno è già leggibile. Il retail europeo era arrivato a questo passaggio con domanda fragile e spesa compressa; il nuovo rincaro di carburanti e gas aggiunge costi lungo tutta la filiera. Anche il clima degli investitori nell’area euro è peggiorato di colpo, soprattutto in Germania, cioè nel cuore industriale del continente. I mercati non stanno prezzando una catastrofe; stanno prezzando una Europa più esposta, con meno crescita davanti e più cautela monetaria.
L’Europa ha ridotto
la dipendenza da Mosca,
ma non ha ancora sterilizzato
il suo vincolo energetico esterno
La lettura politica è severa. L’Unione ha ridotto la dipendenza da Mosca, però non ha ancora sterilizzato il suo vincolo energetico esterno. Oggi lo shock arriva dal Golfo invece che dalla Russia, e il meccanismo resta riconoscibile: energia più cara, aspettative più nervose, BCE meno libera. Se il conflitto si raffredda in tempi brevi, l’Europa può assorbire il colpo. Se invece il greggio resta a lungo in area 100 dollari e il gas europeo si assesta più in alto del previsto, l’inflazione può risalire verso il 3% e la crescita dell’area euro assottigliarsi rapidamente. La parola decisiva, qui, è durata.
— Severin Azimut