Il FASCISMO HA TRIONFATO. Ce lo dice Calvino

Il FASCISMO HA TRIONFATO. Ce lo dice Calvino

È ormai ricorrente la polemica, innescata ogni volta da Laura Boldrini, sui monumenti, sulle opere architettoniche e di urbanistica che, erette nel ventennio fascista, ancora sono in piedi, utilizzate peraltro dai ministeri, dalle università, dalle poste, dagli enti statali più vari, e che lei vorrebbe abbattere.

 A darle manforte nel 2017 ci si era pure messa Ruth Ben-Ghiat che scrisse un articolo per il per "The New Yrker" criticando la persistenza deisimboli del Vemtennio, suggerendo la necessità di un ripensamento.

 Per ultimo il sindaco di Roma Gualtieri, proprio quest’anno, ha annunciato un’operazione, che sembra in realtà un po' farlocca, che prevede il posizionamento di QR-code a fianco di tali opere per una “contestualizzazione e decostruzione della propaganda fascista” in pratica un ammonimento per l’ignaro osservatore per metterlo in guardia circa i pericoli che tale osservazione potrebbe procurare.

 Credere che il velenoso pensiero fascista, possa inocularsi malevolo nelle menti fragili dei cittadini neonati, incapaci di valutazioni adulte, è idea balzana.

 Pensare che, distruggendo il patrimonio derivante dalle costruzioni del ventennio sia una risoluzione, è un pensiero bislacco. E che lo Stato debba essere la badante del cittadino è pedagogismo paternalista.

 Bisognerebbe semmai fare i conti con tutto questo patrimonio che ci scorre costantemente sotto gli occhi per apprezzarne il valore, contestualizzarlo con serietà, depotenziarlo da qualsiasi rigurgito improprio. Per fare questo basta studiare un po'. I testi per farlo sono molti e variegati. Ne citerò solo alcuni.

 Il primo è Fascismo di pietra di Emilio Gentile, edito da Laterza, sia per il prestigio dello storico che per l’inquadramento storiografico inappuntabile.

 Poi Fascismo di calcestruzzo di Enrico Sturani, edito da Barbieri Editori, per l’impianto iconografico che delinea chiaramente, seppur succintamente, la quantità e la qualità degli interventi. 

 Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce di Antonio Pennacchi, edito da Laterza, che raccoglie i suoi articoli sul tema pubblicati su Limes, per la vasta e interessante carrellata sulle nuove città di fondazione. 

 Gli spettri di Mussolini di Ivan Buttignon, edito da Hobby&Work, sconosciuto ai più ma pregevole soprattutto per l’approccio psicologico al tema che parte da questa definizione: «Lo spettro è lo spirito di un essere vivente, è la parte immateriale che si manifesta dopo la sua scomparsa; è una rappresentazione fantasmatica del soggetto, un suo simbolo, che continua a far sentire la sua presenza».

 Il recente Una capitale per l’Italia di Ernesto Galli della Loggia, edito da Il Mulino, concentrato sulle opere per la modernizzazione e spettacolarizzazione di Roma.

 E, per finire, la copia anastatica ripubblicata da poco di Opere Pubbliche del Ministero Lavori Pubblici che permette di inquadrare la visione globale degli interventi.

 Questa bibliografia minimale permette di costruirsi una conoscenza di base della questione e ci mette al riparo da qualsiasi altra pulsione che non sia quella della curiosità.

 Quello che invece non si può fare è sconfiggere il Fascismo. Perché diciamolo chiaramente il Fascismo ha trionfato. Per capirlo bisogna andarsi a rileggere quella bellissima novella di Italio Calvino dal titolo "I dinosauri", contenuta ne Le cosmicomiche.

 È il racconto del mondo, dopo la scomparsa dei grandi rettili, soppiantati dai Nuovi, i mammiferi, che hanno ormai conquistato e colonizzato tutta la terra. In questo mondo di Nuovi, sopravvive un solo dinosauro di cui sono narrate le vicissitudini, le difficoltà, la tristezza nel sentirsi solo e isolato. La novella si chiude con un brano che è bene riportare per intero:

Da allora avevo imparato tante cose, e soprattutto il modo in cui i Dinosauri vincono. Prima, avevo creduto che lo scomparire fosse stato per i miei fratelli la magnanima accettazione d’una sconfitta; ora sapevo che i Dinosauri quanto più scompaiono tanto più estendono il loro dominio, e su foreste ben più sterminate di quelle che coprono i continenti: nell’intrico dei pensieri di chi resta. Dalla penombra delle paure e di dubbi di generazioni ormai ignare, continuavano a protendere i loro colli, a sollevare le loro zampe artigliate, e quando l’ultima ombra della loro immagine s’era cancellata, il loro nome continuava a sovrapporsi a tutti i significati, a perpetuare la loro presenza nei rapporti tra gli esseri viventi. Adesso cancellato anche il nome, li aspettava il diventare una cosa sola con gli stampi muti e anonimi del pensiero, attraverso i quali prendono forma e sostanza le cose pensate: dai Nuovi, e da coloro che sarebbero venuti dopo i Nuovi, e da quelli che verranno ancora.

Se in questo brano si sostituisce la parola “Nuovi”, con progressisti e la parola “dinosauri” con fascisti il gioco è fatto.

 Il Fascismo dinosauro ha trionfato perché, anche se scomparso dalla terra, ha colonizzato le menti dei Nuovi, i progressisti, e alberga ancora nei loro incubi, allungando il collo e artigliando la loro mente, bucando quello spaventevole buio che avvolge menti insicure che non sanno metabolizzare il passato, che non sanno vivere nel presente, che non sanno progettare un futuro.

 Appare improbabile riuscire a decolonizzare la mente dei Nuovi, anche perché le paure ancestrali albergano nel cervello rettiliano, come tutti gli istinti primordiali di sopravvivenza che l’evoluzione ha ricoperto con il cervello mammifero più evoluto.

Estirpare il cervello rettiliano ci condannerebbe alla morte certa.

Io consiglio, invece, di osservare questo patrimonio di opere pubbliche in maniera naturalmente razionale. Sono pronto a scommettere che i fantasmi della mente cadrebbero e anche i ciechi vedrebbero il bello (quando c’è).

- Mario Grossi