HOMOIOSIS - a proposito della nuova opera di Lodovico Pace

HOMOIOSIS - a proposito della nuova opera di Lodovico Pace

Lodovico Pace è autore noto. Assieme a Sandro Giovannini e a uno sparuto drappello di giovani creativi, fondò, qualche decennio fa, il movimento poetico Vertex. Ha all’attivo un numero considerevole di raccolte poetiche ed ha sempre affiancato, nel proprio percorso esistenziale, la passione per il verso all’attività politica. È stato, infatti, Senatore delle Repubblica per tre legislature. È nelle librerie la sua ultima fatica, comparsa nel catalogo della Marcianum Press, intitolata, Homoiosis (per ordini: marcianumpress@edizionistudium.it, 041/2743914). L’introduzione di Loretto Rafanelli chiarisce come quella di Pace non sia una silloge poetica, ma un vero e proprio poema, pensato in sintonia con la svolta imposta da Pound al poetare del Novecento. Rileva, in proposito, Rafanelli: «L’accostamento ha un senso in quanto la sua poesia (di Pace) è percorso pieno di suggestioni e di attenzioni turbinose (al pari di quella dell’americano)» (p. 7). I versi di Homoiosis sono sostanziati da riferimenti eruditi, impliciti ed espliciti, a pensatori appartenenti tanto al “canone maggiore” della kultur europea, quanto al suo“canone minore”, vale a dire al “canone” che non si è fatto storia, mondo, ma che è riemerso carsicamente, di epoca in epoca, nell’immaginario dell’uomo occidentale. Il titolo, Homoiosis, traducibile dal greco come “somiglianza”(tale traduzione ha avutosignificative risonanze bibliche) o ancor meglio, almeno per chi scrive, come “nostalgica e iperbolica tensione all’origine”, chiarisce come l’opera di Pace sia evidente espressione di pensiero-poetante, come essa abbia anche valenza filosofica.

Al termine della lettura conveniamo con quanto viene rilevato nell’introduzione: siamo di fronte, davvero, a un poema, fatto inusitato nella contemporaneità liquida, memore, almeno in filosofia, dell’ammonimento di Heidegger che invitava a tracciare itinerari atti ad essere seguiti, nel disordine dei nostri giorni, quali segnavia di sentieri interrotti da ritrovare nel labirinto della vita. In realtà, Homoiosis è trascrizione di una “cerca”, di un iter, nel quale l’autore è coinvolto con tutto se stesso, carnalmente e passionalmente. Proprio per questo, nonostante il suo voler essere opera totale, poema, Homoiosis, è espressione di una singolarità aperta al Tutto, esposta alla dimensione cosmica e tesa, con Jünger, a far uscire l’uomo dal “dis-astro” della modernità. “Dis-astro” è termine che, etimologicamente, allude alla condizione esistenziale dell’uomo dei nostri giorni, proiettato in una dimensione meramente orizzontale dell’ ex-sistere, dimenticodella veridicità del motto latino, per aspera ad astra. Il tratto anagogico del conoscere è stato obliato. In questo senso, a nostro giudizio, la composizione di Pace, è essenzialmente epica, in quanto trascrive l’esperienza eroico-erotica del poietes, la cui comprensione del mondo è avvalorata dalla citazione tratta da, Gli dèi ed il mondo di Salustio che, non casualmente, l’autore pone in esergo: «E queste cose non avvennero mai,/ ma sono sempre: l’intelligenza/ le vede tutte assieme in un istante,/ la parole le percorre/ e le espone in successione» (p. 3).

Pace sa che la Parola è fondativa, fa essere il mondo e le cose, nel suo rinviare alla dimensione archetipale. Per aver contezza dello sforzo epico del nostro poeta riteniamo dirimente ricordare l’esperienza dell’Ulisse di Joyce. Nelle pagine dello scrittore irlandese la peregrinatio del moderno Odisseo, Leopold Bloom, non riconduce dall’indifferenziato pelago alla battigia di Itaca, è andare-per-andare, esperienza errabonda e nomadica. È espressione, per citare una riduttiva definizione di Croce, utilizzata dal filosofo neo-idealista nei confronti dell’esistenza di Leopardi, di “vita strozzata”, non persuasa Per Pace, in forza del riferimento all’origine sempre possibile, l’andare del poeta incontro alla vita conduce al ritrovamento, pur tra i lacerti del presente, della Patria da cui siamo esiliati nell’attuale condizione esistenziale-spirituale-politica. Homoiosis ha andamento musicale, ritmico, scandito in tre parti a loro volta costruite in nove movimenti. Il Poeta guarda all’ invisibile nel visibile, al sempre che costituisce l’esistenza e solo in essa si dà, si abbandona, oltre l’utile e il cosale, all’aperto. L’origine si concede all’interrogazione creativa all’improvviso e ci colloca, questo il senso del poema, nell’eterno presente. Esso è suscitato, in un processo di ricerca che è streben conoscitivo, dall’occasione propizia, dal kairos che coniuga in uno chronos, il tempo edipico, ad Aion, l’eterno. Pace evoca l’incanto delle piccole cose della vita, gli incontri con i simili e i dissimili da sé e con le potestates che animano la physis, in molti versi cantata liricamente. Il suo, se abbiamo ben inteso, è fenomenologico “ritorno alle cose”, atto a indurre il risveglio: «D’un lampo abbiamo bisogno,/ non servono dottrine convenienti […] Torna alla fine la luce./ L’abbaglio» (p. 42).

Tale luce, ben trascritta nei versi, si manifesta allo sguardo nell’attimo immenso. Lo seppero, tra gli altri, il mistico tedesco Jakob Böhme e Nietzsche. Il primo sostenne di aver scritto il suo capolavoro, Aurora, come se fosse stato investito da uno “scroscio di pioggia”. Ricordi e speranze, si badi, si intrecciano nel narrare poetico di Homoiosis, nella radura dell’eterno presente nel quale passato e futuro vivono abbracciati. La vita e il “vero” hanno tratto aporetico, contraddittorio. Non possono essere i concetti, gli universali, a dis-velare questa realtà inestricabile. Possono farlo solo le immagini. Per questo, quella di Pace, è, per noi, poetica dell’ immaginale: «non possiamo non contraddirci./ Del resto ilmare non è solo d’acqua./ La scrittura è strazio del pensiero» (p. 45). In faccia ad Eros, cuore vitale di tutto ciò che è, gli opposti assoluti, essere e nulla, svaniscono. Eros ci introduce all’Uno-Tutto bruniano, alla coincidentia oppositorum, al tertium datur, altro-non-altro dalle logiche identitarie ed escludenti, che rappresentano la sostanza vitale dell’attuale mercificazione del mondo:  «Pavlov e Petrolini ci hanno insegnato/ quanto è difficile la libertà,/ come stracco il popolo s’abitua, allo scazzo di terre desolate» (p. 56). Il Poeta, per definizione aristocratico dello spirito, possiede: «Il coraggio di stare allo scoperto/ sulla linea che al deserto avanza» (p. 57).

Conquista, in tal modo, un’: «indipendenza-sofferta d’amore» (p. 59). In fondo, Pace prosegue: «Quello che ci appartiene è l’universo/ il riposto nell’ignoto di spazi/ il fabbisogno dello spaccapietre/ i granelli di sabbia sulle sponde» (p. 75). L’azione poetica è diffusiva, nel silenzio si insinua nelle anime a scartare la colonizzazione usuaria dell’immaginario contemporaneo. Essa ha valenza politica (“Comunità vo’ cercando…” si diceva tra i poeti del Vertex) in quanto esercita sulla contemporaneità una paideia rasserenante e ravviva, nonostante tutto, il nostro consenso alla vita.

-Giovanni Sessa

 

Lodovico Pace, Homoiosis, introduzione di Loretto Rafanelli, Marcianum Press, pp. 171, euro 18,00.