HEIDEGGER E IL PENSIERO DELL'ESSERE. UNA CRITICA NIETZSCHIANA - un libro di Pierre Chassard
Pierre Chassard prende sul serio la pretesa heideggeriana di aver oltrepassato la metafisica e domanda se, sotto quella pretesa, non stia ancora lavorando una macchina molto più antica. La domanda è buona. Il libro nasce lì, vive lì, e lì trova la sua forza.
Per Chassard, Heidegger non si limita a ricadere in qualche residuo della vecchia macchina metafisica: ne rimette in piedi il gesto decisivo. Il dualismo che Nietzsche aveva colpito al cuore riappare nella forma della differenza tra Essere ed ente. Non il dualismo scolastico dei manuali, e neppure il vecchio sdoppiamento tra mondo sensibile e mondo vero, ma una scissione che tende continuamente a caricarsi di primato, di fondamento, di priorità. È qui che il libro costringe a chiedersi se la celebre differenza ontologica non finisca, alla prova dei testi, per lavorare davvero come una gerarchia: sopra ciò che fonda, sotto ciò che dipende; sopra il piano che conta, sotto il molteplice degli enti. E da questa gerarchia Chassard ricava la sua accusa più estrema: sotto il lessico dell’Essere tornerebbe a operare un impianto post-platonico, con un evidente residuo teologico.
Il dualismo che Nietzsche
aveva colpito al cuore
riappare nella forma
della differenza
tra Essere ed ente
Essere, origine, fondamento, verità: sono parole spesso protette da una specie di rispetto automatico. Chassard quel rispetto non lo concede. Le prende una per una e chiede conto del loro peso effettivo. Quando mostra che l’Essere, in molte pagine di Heidegger, tende a raccogliere i tratti di ciò che vale di più, di ciò che viene prima, di ciò che decide il senso dell’ente, la critica prende corpo. Non è ancora necessario seguirlo fino in fondo. È però necessario fermarsi e misurare la forza del problema che ha rimesso sul tavolo.
Il punto chiave arriva dal confronto fra Heidegger e Nietzsche, che diventa un tentativo di strappare Nietzsche dalle mani di Heidegger. Per Chassard, la lettura heideggeriana del filosofo di Röcken è potentissima e profondamente appropriativa. La volontà di potenza viene rimontata come essenza dell’ente e ultimo capitolo della metafisica, l’eterno ritorno viene risucchiato dentro un quadro ontologico che gli è estraneo, il conflitto delle forze e la pluralità del divenire vengono lentamente ricondotti verso una logica dell’Uno. Heidegger non commenta soltanto Nietzsche: lo riordina, lo filtra, lo sposta dentro categorie che il Grande Solitario voleva far saltare. Colpisce anche, e a fondo, l’idea, troppo diffusa, che la lettura heideggeriana di Nietzsche sia un semplice vertice esegetico. Chassard mostra invece che l'operazione è anche una lotta per il controllo del campo: Nietzsche inchiodato al ruolo di ultimo metafisico, Heidegger stesso investito del compito di oltrepassare la metafisica. Resta però un dettaglio non secondario: «ormai solo un Dio ci può salvare» non lo ha scritto il primo ma il secondo. E se quella formula non basta, da sola, a riconsegnare Heidegger alla metafisica, mostra però quanto la sua pretesa di oltrepassarla resti esposta al ritorno del lessico salvifico e del residuo teologico.
Heidegger non commenta
Nietzsche: lo riordina,
lo filtra, lo sposta dentro
categorie che il Grande Solitario
voleva far saltare
Il punto, però, non è solo l’indizio. È l’uso che Chassard ne fa. Da qui in poi la domanda non riguarda più soltanto Heidegger, ma il modo in cui il libro trasforma un sintomo in diagnosi e una diagnosi in sentenza. Finché Chassard insiste sulla persistenza della gerarchia, sul ritorno del fondamento sotto il nome dell’Essere, colpisce davvero. Quando però quella persistenza diventa una restaurazione pressoché compiuta e il sospetto si trasforma in sentenza piena, comincia anche il limite del libro.
Fin lì Chassard segue un nervo reale del pensiero heideggeriano. Da lì in avanti tende invece a chiudere il cerchio troppo presto e a trasformare l’Essere di Heidegger nel quasi equivalente del Bene platonico, dell’Uno plotiniano, del Dio che torna in forma spogliata. In altri termini: una ricaduta metafisica viene trattata come una restaurazione già compiuta. Heidegger non appare più come il luogo di una tensione irrisolta tra uscita dalla metafisica e suo ritorno, ma come il nome già deciso di quella restaurazione.
Questo eccesso si vede in modo particolarmente netto sul tema dell’origine, che è poi il punto più vivo dell’intero volume. Chassard accusa Heidegger di guardare all’origine greca come a una sede privilegiata del senso, quasi a un luogo alto da cui il pensiero si sarebbe progressivamente allontanato perdendo tenuta, precisione, contatto con il suo inizio. L’obiezione ha forza, perché nel lessico heideggeriano l’origine non è mai una parola neutra. Porta con sé un privilegio, una concentrazione di valore, una precedenza.
Chassard accusa Heidegger
di metafisicizzare l’origine,
ma nel farlo rischia lui stesso
di pensarla in modo
troppo metafisico
È su questo punto che la prefazione di Giovanni Damiano diventa qualcosa di più di un accompagnamento editoriale: diventa il vero contrappeso interno del libro. Damiano capisce bene il rischio e lo formula con una precisione che vale da sola una mezza recensione. Il suo rilievo, ridotto all’osso, è questo: Chassard accusa Heidegger di metafisicizzare l’origine, ma nel farlo rischia lui stesso di pensarla in modo troppo metafisico. Se descrivi l’origine come un blocco pieno, assoluto, inalterato, allora tutto ciò che viene dopo apparirà per forza come perdita, degrado, allontanamento, sbiadimento. E a quel punto l’origine smette di essere genealogia, smette di essere storia, smette perfino di essere rischio. Torna a essere fondale.
Il rilievo di Damiano restituisce all’origine la sua parte opaca, esposta, impura. Non un paradiso perduto. Non una sorgente intatta custodita fuori dal tempo. Piuttosto un inizio già preso dentro il divenire, già segnato da fratture, da scarti, da possibilità concorrenti. Un’origine chiaroscurale, non sovrana. Storica, non monumentale. Ed è proprio qui che la prefazione frena Chassard nel punto giusto: gli ricorda che una critica genealogica dell’origine non può trasformare l’origine stessa in un assoluto negativo o positivo, in un punto troppo pieno da cui poi tutto deriva. Appena lo fai, sei già tornato molto vicino a ciò che volevi denunciare.
— Miro Renzaglia
Scheda libro
Titolo: Heidegger e il pensiero dell’essere. Una critica nietzschiana
Autore: Pierre Chassard
Prefazione: Giovanni Damiano
Traduzione: Stefano Vaj
Editore: Moira
Anno: 2025
Pagine: 173
Prezzo: € 15,60
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