GIULIANO BESSON: IL RAGAZZO TERRIBILE DELLA VALANGA AZZURRA - un libro di Augusto Grandi

GIULIANO BESSON: IL RAGAZZO TERRIBILE DELLA VALANGA AZZURRA - un libro di Augusto Grandi

La Valanga Azzurra è una macchina di ragazzi e circostanze: talento feroce, libertà ingestibile, struttura in ritardo, vittorie nate sul filo. Augusto Grandi parte da lì e resta lì: il mito perde vernice, restano i fatti. Ne esce un ritratto teso: la velocità diventa carattere, metodo di vita, inclinazione all’azzardo. L’irripetibilità sta nell’incastro: fortune favorevoli, crepe organizzative, errori che per una stagione hanno funzionato.

Il centro narrativo è Giuliano Besson, soggetto irregolare: corre più veloce delle regole, sbaglia, ride, sfida. Attorno a lui la Valanga Azzurra prende forma come evento storico contingente, determinato da incastri favorevoli e da una filiera organizzativa incompleta. Accade per inceppi altrui e per un’Italia impreparata e affamata.

Lo sci di massa nasce dal boom economico, dall’urbanizzazione, dalle seconde case, dalle strade e dai pullman. La Valanga cavalca un’onda preesistente e la attraversa senza governarla. Questa messa a terra storica sottrae il racconto alla retorica patriottica e lo restituisce alla verità materiale.

Tecnica carente, scioline sbagliate, improvvisazione cronica, dirigenti assenti. I successi italiani emergono come atti di sopravvivenza più che di dominio. L’episodio degli sci di Klammer ai Mondiali di Sankt Moritz chiarisce il meccanismo più di qualunque teoria. La gara di discesa viene posticipata, la neve cambia, gli svizzeri e gli austriaci rivedono la preparazione dei materiali portandoli in quota con l’elicottero. Gli italiani restano fermi. Gli apripista cadono, il primo atleta in gara finisce a terra. Besson, che parte subito dopo, capisce di trovarsi davanti a una trappola tecnica. Grazie ai rapporti personali costruiti nel tempo, uno skiman austriaco gli passa di nascosto un paio di sci di riserva di Franz Klammer. Besson parte senza sapere esattamente che lamine abbia sotto i piedi, corre una discesa quasi tutta in aria, arriva al traguardo e fa sparire gli sci per evitare guai al fornitore. Prova ad avvertire i compagni rimasti in partenza, non trova nessuno della federazione, usa la radio degli austriaci per convincere Anzi a cambiare all’ultimo momento. Il risultato è netto: chi resta con il materiale ufficiale scompare dalla classifica, chi si adatta resta in gara. Il messaggio è chiaro: il talento italiano vive di intuito, relazioni, rapidità decisionale. Conta il mestiere.

Il rischio è il filo rosso del libro. Rischio fisico, prima di tutto: piste ghiacciate, protezioni inesistenti, cadute che oggi chiuderebbero carriere e tribunali. Ma anche rischio esistenziale. La Valanga è fatta di ragazzi che vivono come sciano: senza margine di sicurezza. Il libro lo mette in chiaro. In parallelo prende forma una dinamica interna meno compatta di quella consegnata dal mito. Il gruppo funziona per attrazione e urto, alleanze mobili, gelosie, competizioni che non si esauriscono sul tracciato. Gros, Thoeni, Stricker, Anzi restano grandi figure sportive e corpi in tensione reciproca, costretti a condividere spazio, attenzione, potere simbolico. La Valanga avanza per somma di individualità difficili da governare. Il progresso, con regole e protocolli, rende impraticabile replicare quella combinazione di incoscienza, talento e libertà.

Le pagine su Sapporo segnano uno snodo. Il 3 febbraio 1972, con Hirohito in tribuna per l’inaugurazione, l’Olimpiade impone la liturgia: bandiere, inni, facce composte. Besson entra di traverso. A fine cerimonia afferra un microfono destinato agli annunci ufficiali e improvvisa una finta chiusura dei Giochi in stile Alto Gradimento: parte in un finto dialetto barese, cambia registro, passa dall’italiano al francese, al tedesco, al giapponese. Il gesto è sfrontato, mette a rischio l’intera delegazione più di qualunque uscita di pista. I dirigenti italiani lo afferrano e lo trascinano via, lo chiudono a chiave al Villaggio Olimpico insieme a Rolando Thoeni, convinti di aver appena acceso un incidente diplomatico. Arriva una notizia che spiazza tutti: il pubblico si è divertito, l’Imperatore ha gradito lo show improvvisato. In una pagina il libro fa vedere la Valanga intera: talento e incoscienza, istinto e mancanza di misura, il corpo giovane che urta il protocollo.

Sesso, groupie, relazioni libere, scambi, leggerezza. In queste pagine Grandi tratta quel mondo come dato di ambiente, con promesse e costi.

I ventenni in tournée permanente vivono in una bolla di euforia e disponibilità, con un rapporto elementare tra desiderio, successo, corpi, tempo.

Il libro non lo usa per scandalizzare, non lo ripulisce. Lo mette in prospettiva: anni Settanta, sport in espansione, celebrità improvvisa, controllo adulto intermittente, confini morali più larghi. Il risultato è un dettaglio che serve all’insieme, perché spiega energia, distrazioni, conflitti, e anche la fatica di diventare “rappresentabili” quando il sistema decide di chiedere disciplina.

Avanzando nel racconto, il clima cambia: fratture, rancori, gestione punitiva dei corpi ribelli. Si vede un passaggio decisivo: il campione come lavoratore. Premi, contratti, pool di sponsor, gerarchie interne trasformano l’atleta in forza produttiva da amministrare. La federazione si ricompatta, l’azzurro sbiadisce, i singoli vengono ricondotti all’ordine. La Valanga, come esperienza collettiva, non si spegne in pista: viene assorbita dentro una logica di controllo e rendimento.

Nel finale, il mito ritorna sotto altra forma: brand, imprenditoria, Olimpiadi di Torino, rilanci commerciali. L’avventura Anzi-Besson non arriva come digressione finale: prolunga sul terreno dell’impresa una disposizione già formata sulle piste, trasferendo il rischio, l’innovazione e l’azzardo dal corpo all’organizzazione. È la fase del riuso simbolico. La Valanga sopravvive come marchio, come racconto istituzionale, come memoria gestita. Il disordine originario diventa immagine, il rischio viene reso compatibile, l’eccesso trasformato in valore spendibile.

Il successo nasce da equilibri instabili, il talento senza struttura paga sempre un prezzo, la libertà incide sui corpi prima ancora che sulle carriere. I singoli pagano in salute, conflitti, marginalizzazione. La Valanga Azzurra, in questa lettura, resta una domanda aperta: riguarda ancora il nostro modo di pensare lo sport, il lavoro atletico, il rapporto tra disciplina e vita?

— 𝗠𝗶𝗿𝗼 𝗥𝗲𝗻𝘇𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮

Scheda libro

TitoloGiuliano Besson. Il ragazzo terribile della Valanga Azzurra
Autore: Augusto Grandi
Editore: Cicles
Anno: 2024
Pagine: 180
ISBN: 979-12-985290-1-4
Prezzo: € 16,90
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