GENOVA E IL CASO SALIS - L'eclissi della Politica tra lavatoio comunale e abisso del nulla

GENOVA E IL CASO SALIS - L'eclissi della Politica tra lavatoio comunale e abisso del nulla

Esiste un confine sottile, ma invalicabile, che separa la passione politica dalla sguaiataggine amministrativa di parte. Quando un’Istituzione smette di edificare per limitarsi a polemizzare sterilmente con le opposizioni, non siamo più nel campo della dialettica, ma in quello che Gabriele D’Annunzio avrebbe definito il «vile commercio dei ventri». La Genova odierna, guidata da Silvia Salis dopo l'ascesa di Marco Bucci alla Presidenza della Regione, sembra prigioniera di questo paradosso: un Comune che, anziché farsi paladino e difensore dei cittadini, si fa lancia contro i livelli superiori di governo. Case history ghiotta per sociologi, psicologi del comportamento e spin doctor.

Il simulacro della giustizia

Platone, nella sua Repubblica, era categorico: «La punizione per chi non si occupa di politica è di essere governato da uomini peggiori di lui». Ma v’è una punizione ancora più sottile: essere governati da chi confonde la politica con la propaganda. Secondo il filosofo greco, il governante deve guardare al "Bene comune" come un timoniere guarda alle stelle; se il Sindaco di Genova volge, invece, lo sguardo costantemente verso Piazza De Ferrari o verso Roma, non per collaborare ma per inquisire, il timone è abbandonato a se stesso. La città diventa una nave senza meta, mentre il nocchiero è troppo impegnato a inveire contro le altre navi della flotta.

Questa attitudine rissosa, che ricorda lo scambio acido tra lavandaie che si contendono un palmo di sapone, svilisce la solennità del ruolo. Non si amministra per "reazione", ma per "azione".

La volontà di potenza (sprecata)

Qui si innesta la provocazione di Friedrich Nietzsche. Il filosofo tedesco parlava di "ressentiment" (risentimento) come della morale dei deboli, di coloro che sanno definire se stessi solo negando l'altro.
«Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu guarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso guarderà in te».
L’ossessione del Sindaco Salis, nell'uso polemico della sua carica istituzionale per delegittimare Governo nazionale e Regione Liguria di Bucci, è l'abisso che la sta fagocitando. Nietzsche esaltava la «volontà di potenza» come superamento di sé e creazione di nuovi valori. Al contrario, l'attuale gestione genovese sembra esercitare una "volontà di polemica": una forza centrifuga che allontana le soluzioni per alimentare il conflitto. Si preferisce la cenere della critica al fuoco della passione costruttiva.

La lezione dimenticata e il tradimento dei Maestri

Mentre Indro Montanelli sorriderebbe amaro vedendo confermata la sua teoria del "cortile e delle lenzuola sporche", figure come Antonio Gramsci e Enrico Berlinguer ne uscirebbero sbigottite.
La filosofia politica ci insegna che non c’è nulla di più lontano dal bene comune del rancore fine a se stesso. Antonio Gramsci, dai suoi Quaderni, ricordava che la politica è "egemonia", ovvero capacità di unire e costruire cultura, non semplice propaganda distruttiva. La Salis sembra aver scambiato l'egemonia con l'agitazione, ignorando che il vero potere si misura sulla capacità di risolvere i problemi, non sulla solerzia nel denunciarne di altrui (spesso presunti).
Persino Enrico Berlinguer, con la sua "questione morale", intendeva il rigore come serietà dell'agire e rispetto profondo per le istituzioni. Egli non avrebbe mai concepito un’amministrazione che utilizza la propria carica come postazione polemica, trascurando il dovere primario del governo locale. La dignità del ruolo richiede che si risponda ai cittadini dei propri fallimenti prima di puntare il dito verso Roma o la sede della Regione.
Vedere oggi Palazzo Tursi trasformato in una succursale di un rancoroso ufficio stampa di opposizione, dove ogni criticità cittadina viene barattata con un attacco al presunto "nemico" esterno, è il segno di una profonda crisi estetica, prima ancora che politica.

Il trionfo della "politica liquida"

Assistiamo alla mutazione del politico da "amministratore" a "narratore". Per un politologo, il caso Salis è la dimostrazione che oggi il consenso non si cerca più nel fare, ma nel dire contro. È l'architettura del dissenso che sostituisce l'architettura della città.

L'estetica del nulla

Siamo di fronte a un'estetica del nulla: più l'azione amministrativa è esile, più il tono della polemica deve farsi stridulo. Quando una figura come quella del Sindaco smette di essere il garante della propria città per farsi capopopolo di una fazione contro le altre istituzioni, non sta facendo politica: sta solo producendo fracasso inutile e dannoso nel lavatoio della storia.

Oltre il vapore del lavatoio

Un Sindaco che si rispetti dovrebbe avere le mani sporche di polvere di cantiere, non di candeggina. Se la Salis continuerà a preferire il ruolo di "bella lavanderina delle istituzioni" a quello di custode della città, la storia – quella vera, che D’Annunzio cantava e Platone codificava – non le riserverà che un misero trafiletto nelle cronache del declino.
In questo teatro di vapori e recriminazioni, il Sindaco Salis sembra aver dimenticato che la fascia tricolore è un fregio d'autorevolezza prima che d’autorità. Ma la storia, si sa, è un giudice severo e puntuale: essa non ricorderà chi ha saputo gridare più forte contro il vento di un qualsiasi Governo bensì chi ha avuto la nobiltà di tacere per lasciare che fossero le pietre di Genova, finalmente curate, a parlare per lei. Perché quando l’ultima secchiata di fango sarà stata lanciata, resterà solo il vuoto di una città che attendeva una guida e ha trovato, invece, soltanto polemica sterile, di parte e mortifera. In barba a tutti e tutte (sic!).

– Mariarosaria Murmura