GAEDOR - un libro di Riccardo Rosati

GAEDOR - un libro di Riccardo Rosati

Quando ci si accinge alla lettura di un romanzo Fantasy, definizione che io personalmente non amo molto perché reputo sminuente, preferendogli romanzo epico moderno, bisogna tener presente il duplice significato del termine «evasione».

Da un lato indica un’attività ludica, divertente, atta a sollevare lo spirito con leggerezza e indurre pertanto sentimenti postivi. Dall’altro sottolinea l’atto di allontanarsi, liberandosi, «da un ambiente, da una condizione morale o spirituale, o da un modo di vita, che siano divenuti insopportabili o siano causa di disagio e sofferenza».

Nel leggere dunque un romanzo di questo genere letterario si può passare un po' di tempo senza pensare troppo, cercando un divertimento che nasce dall’ambientazione, dai personaggi, dalle loro imprese, sempre mitiche e mirabolanti.Ma allo stesso modo lo si può leggere andando a ricercare uno strato più profondo, che informa il testo e che fa affiorare, se li sappiamo cogliere, dei valori che si replicano sempre uguali a sé stessi anche se paludati da situazioni tra loro diverse.Si potrebbe dire sintetizzando: storie sempre diverse che raccontano sempre gli stessi valori e ideali.

Non si discosta da questa lettura Gaedor – Il destino dietro la locanda, romanzo scritto da Riccardo Rosati, che però contiene alcune peculiarità che lo rendono curioso al di là della storia narrata. Una storia che contiene tutti gli stilemi classici del Fantasy.

Un gruppo di persone, incaricate di un’azione pericolosa, necessaria alla salvezza di un popolo o di una terra, intraprendono un viaggio carico d’insidie per riuscire a realizzare l’incarico ricevuto. Nello specifico di questo romanzo quattro compagni: due elfi, un nano e un uomo, intraprendono un viaggio per riportare in vita uno strano manufatto, l’Holyalcoln, immergendolo nell’acqua benedetta di Tamas, un torrente che scorre nelle viscere del Grande Vulcano di Iarosh. L’Holyalcoln così rivitalizzato servirà all’Impero, la cui capitale Gaedor sta per essere sconfitta, per vincere contro le malefiche forze di Iarosh, orde costituite da mezzorchi e altre genti fedifraghe, alleate con un’armata di vampiri.

Ritroviamo perciò il gruppo solidale, il tema del viaggio, il confronto tra Bene e Male, la personificazione del benefattore nei tratti puliti degli elfi, degli uomini e nella forza dei nani e i tratti del Maligno nella bruttezza oscura degli orchi e nell’ambiguità di esseri non morti e non vivi come sono i vampiri. I riferimenti a quello che è considerato il capostipite del Fantasy, Tolkien, sono evidenti, lo stesso autore ne parla apertamente nell’introduzione.

Ma la curiosità di questo testo nasce invece da un intreccio molteplice di riferimenti che sono poi parte del retroterra culturale e di vita dell’autore stesso. Confluiscono nel testo elementi tolkeniani, come ho già detto, che però vengono affiancati a riferimenti ai giochi di ruolo, in particolare D&D, di cui l’autore è stato Master e di elementi tratti dalla sua lunga militanza e profonda conoscenza della cultura pop giapponese dei manga e della tradizione delle arti marziali del Sol Levante. Troviamo così maghi che non si accontentano di usare le proprie malìe per avere la meglio sull’avversario ma che utilizzano una fisicità debordante per soverchiarli. È così, ad esempio, che per sedare una zuffa tra i compagni d’avventura il mago Kigham-Ghul colpisce il nano con un violento calcio al viso, oppure manda a gambe levate un altro contendente con una spazzata alle gambe. Se non sono sufficienti questi espedienti fisici si può sempre ricorrere a globi di luce o altre diavolerie luminose che rimandano ai manga e agli anime.

Non sfugge nemmeno tra i tanti ed intriganti elementi, che vanno scoperti come in una caccia al tesoro, il riferimento a Stars War dove, nel film Una nuova speranza, compaiono, nel bar Mos Eisley Cantina, gli avventori come un gruppo assai male assortito di razze diverse ma che non si scompongono affatto per questa promiscuità. Lo stesso succede ai quattro compagni d’avventura quando, entrando in una locanda ad Avigell, vi trovano uomini, elfi, nani, mezzorchi tutti mischiati e nessuno preoccupato di questa situazione. Un riferimento che spinge a ragionare sul razzismo e sulla possibilità di coesistenze pacifiche anche di fronte a così tante diversità.

Esistono poi dei rimandi che sondano con maggiore profondità il lettore. Leggendo, si trovano frasi del genere: «Morire con le parole ancora in gola o nascoste sotto la lingua, in perenne attesa del momento giusto. Il 'momento giusto' è ogni ora, minuto e istante, è il tempo reale, quello utile». Che inevitabilmente rimandano alle parole di Gandalf: «Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere; possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso». E che inducono ad una riflessione sulla propria responsabilità personale e su come utilizzare il tempo in modo pieno e profittevole.

Un crossover breve nell’estensione ma articolato nella sua stratificazione che permette le due letture di cui sopra. Una di pura evasione e divertimento ed una riflessiva circa la fuga da un mondo che ci costringe a disvalori da cui vogliamo scappare.

-Mario Grossi

Scheda libro

Titolo: Gaedor: Il destino dietro la locanda
Autore: Riccardo Rosati
Editore: Independently published
Data di pubblicazione: 11 febbraio 2026
Lingua: Italiano
Pagine: 100
ISBN-13: 979-8246679852
Prezzo indicativo: €8,00