FRIEDRICH NIETZSCHE: LETTERE - a cura di Barbara Allason, con prefazione di Francesco Ingravalle
Nietzsche è, per il nostro tempo, pensatore cruciale. Il filosofo di Röcken, infatti, ha anticipato profeticamente quel che sarebbe accaduto nella post-modernità e si è fatto latore, in opposizione alla visione egualitaria divenuta predominante in Europa negli ultimi secoli, del contro-movimento sovrumanista. Al fine di comprendere il tratto “destinale” della filosofia di Nietzsche, consigliamo vivamente la silloge delle sue missive, pubblicata in prima edizione nel 1941 per la cura di Barbara Allason. Una nuova edizione del volume, aperta dalla contestualizzante prefazione di Francesco Ingravalle, è ora nelle librerie per i tipi di Oaks editrice, con il titolo, Lettere (per ordini: info@oakseditrice.it). Pur trattandosi di una raccolta parziale dell’epistolario di Nietzsche, il libro ha carattere organico e consente al lettore di comprendere, non semplicemente l’iter speculativo del filosofo tedesco, ma anche gli aspetti più riposti dell’animo di Friedrich.
Nella mia vita
nulla è caso,
tutto è destino
Barbara Allason fu studiosa seria e coraggiosa. Il suo mondo ideale di riferimento, peraltro, non guardava di certo con simpatia alla “trasvalutazione” dei valori auspicata dall’autore de La nascita della tragedia. Nata nel 1877 a Pecetto Torinese, si formò dapprima all’Università di Torino e poi in quella di Napoli. Nella città partenopea entrò in contatto con Benedetto Croce. Centrale risultò, nella formazione della giovane intellettuale, la figura del germanista Arturo Farinelli, incontrato nel capoluogo sabaudo. Barbara fu traduttrice di vaglia, autrice di romanzi e saggista. Nazionalista e interventista nel 1915, si avvicinò successivamente a Piero Gobetti. Durante il ventennio fascista, per la sua adesione a “Giustizia e Libertà” dei fratelli Rosselli, fu dispensata dall’insegnamento e subì una serie di ulteriori discriminazioni. Nel 1946 dette alle stampe Memorie di un’antifascista. Fu, comunque, intellettuale davvero libera, animata da curiositas, originale. Lo si evince dalla lettura dell’introduzione alle Lettere di Nietzsche, nella quale mostra un chiaro apprezzamento per l’esegesi nietzschiana di Alfred Baeumler. Questi, a proposito dell’epistolario del filosofo, ha scritto: «Il rapporto tra l’arte e l’opera di Nietzsche è cosi stretto che c’è da dubitare se le lettere siano da ritenere un commento alle opere, o non piuttosto le opere un commento alle lettere» (p. 9).
L’affermazione di Baeumler chiarisce come l’epistolario del teorico del “superuomo” abbia valore eminentemente teoretico, non semplicemente biografico, visto che in Nietzsche vita e pensiero coincisero in modalità inusitata. Del resto, fu lo stesso filosofo a scrivere: «Nella mia vita nulla è caso, tutto è destino» (p. 9). Friedrich ebbe contezza, ricorda Ingravalle, che: «i valori, cioè ciò in vista di cui si agisce non sono, ma sono posti» (p. II). Gli esseri umani si rapportano tra loro o attraverso la forza o attraverso la persuasione: «Che cos’è vero? Che la verità non esiste» (p. III). La lettera che apre la silloge, indirizzata alla sorella Elisabeth l’11 giugno 1865, mette a tema la sperimentazione del nichilismo: «Vuoi raggiungere la pace del cuore o la serenità? Credi! Vuoi essere un discepolo della verità? Cerca!» (p. IV). Nietzsche ebbe consapevolezza che non si poteva più far riferimento, se mai in passato ciò fosse stato possibile, all’Ordnung, a un potere dall’alto, atto a pacificare armonicamente il conflitto che vive nei singoli e nella storia. Per questo, a suo giudizio, il nichilismo rappresentava una possibilità: «Nella vicenda del nichilismo […] il personale e il politico si intrecciano» (p. VI). Dalle lettere si evince, come del resto dalle opere, che Nietzsche pensò sia la decadenza che la possibile contro-decadenza. A tale assunto, Friedrich non fece seguire, a dire di Allason, una scelta meramente “titanica”, vale a dire un: «atteggiamento avido di tutte le più belle e compiute esperienze, ma anzi quello dell’assoggettamento al più severo imperativo categorico» (p. 9). Questo ascetismo della “cerca”, a dire della studiosa torinese, nel tedesco assunse fattezze “cripto-cristiane”. Posizione condivisa, peraltro, da altri interpreti di Nietzsche: da Eric Voegelin, in particolare, ma in parte anche da Robert Reininger, la cui monografia nietzschiana fu tradotta in italiano da Julius Evola.
L’espressione di
“radicalismo aristocratico”
di cui vi servite a mio riguardo
è eccellente
La lettura della silloge consente di attraversare l’intero itinerario speculativo ed esistenziale del filosofo. Dall’iniziale infatuazione per Schopenhauer e per Wagner, testimoniata da La nascita della tragedia, opera centrata sul ruolo “ancillare” della filologia rispetto alla filosofia e mirante alla riattivazione del mito tragico (tema ancora vivo e presente nelle Considerazioni inattuali), fino alle fasi speculative successive. Deluso dalla Germania del II Reich e dal festival wagneriano-barocco di Bayreuth, Nietzsche scrisse il 6 aprile del 1873 a Malwida von Meysenburg: «Ora tutto attende l’uomo d’azione, che scuota da sé e dagli altri le abitudini millenarie» (p. XII). I miti della giovinezza di Friedrich furono messi in discussione nella fase “illuminista-illuminata”, a seguito dell’incontro con Voltaire. Nel 1879 il pensatore si dimise dall’insegnamento universitario a Basilea e dette inizio, in tale frangente, a una inesausta peregrinazione in Europa alla ricerca di condizioni ambientali ed esistenziali, che gli consentissero di proseguire la “cerca”. È in questa solitudine che scoprì “spiriti” a lui affini, innanzitutto Spinoza, ma anche Montaigne e l’abate Galiani. Scrisse, in tale contesto, le opere più note, Così parlò Zarathustra e Al di là del bene e del male. Il 2 dicembre 1887 si rivolse a Brandes, uno dei suoi “pochi” lettori, con queste significative parole: «L’espressione di “radicalismo aristocratico” di cui vi servite a mio riguardo è eccellente» (p. XVII). Alla sorella inviò il 17 settembre 1888 una lettera in cui compare questa perentoria affermazione: «I miei nemici sono il cristianesimo, la morale, la verità» (p. XIX).
I miei nemici sono
il cristianesimo, la morale,
la verità
Nietzsche, di fatto, mise in atto, in forza della lezione tratta da Spinoza, una naturalizzazione della cultura. La physis rimase, in ogni fase del suo pensiero, l’unico orizzonte di riferimento cui votarsi. I “biglietti della follia”, a partire dal 1888, testimoniano la confusione in cui cadde nell’ultimo periodo di vita. Il suo aderire all’“imperativo categorico” della “cerca” dice, forse, più che di un “cripto-cristianesimo” del filosofo, la sua ferma volontà epistrofica, di recupero del mondo cantato da Archiloco, centrato sul: «senso nobiliare dell’onore dell’ “età omerica”» (p. XXIX) e sulla physis, unica “trascendenza” cui guardare oltre i dualismi imposti dal pensiero logo-centrico.
Scheda libro
Titolo: Lettere
Autore: Friedrich Nietzsche
Curatela: Barbara Allason
Prefazione: Francesco Ingravalle
Editore: Oaks editrice
Pagine: 308
Prezzo: euro 25,00
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