FAUST - un libro di Ioan Petru Culianu
Ioan Petru Culianu (1950-1991) è pensatore originalissimo, eclettico, le cui prospettive teoriche non sono inquadrabili in qualsivoglia rigida scolastica. Formatosi con Mircea Eliade e Ugo Bianchi è stato, in uno, storico delle religioni e delle idee ma, per chi scrive, fu anche autentico filosofo. Lo mostra, in tutta evidenza, un suo volume appena comparso nel catalogo Bietti, Faust (per ordini: 02/29528929). Si tratta di una pubblicazione composita che raccoglie la trascrizione, di Emanuela Guano, di un seminario che lo studioso romeno tenne all’Università di Siena, presso la sede di Arezzo, su invito di Grazia Marchianò, nel trimestre marzo/giugno del 1990. Il volume è aperto dall’introduzione della stessa Emanuela Guano e dall’ampia e contestualizzante prefazione della curatrice, Roberta Moretti. L’Appendice presenta, inoltre, una conferenza di Culianu intitolata, La sacralità femminile, un saggio conclusivo di Horia C. Cicortaş, nel quale l’autore si interroga sui rapporti del pensatore con la cultura romena del Novecento, in particolare con gli intellettuali della “giovane generazione”, nonché due interviste. La prima, di Emanuela Guano a Culianu, indaga le relazioni sussistenti tra mito e storia; la seconda, di Roberta Moretti a Grazia Marchianò.
Faust è un mito
che rappresenta lo smarrimento
dell’uomo moderno
Il seminario dedicato a Faust rivela il tratto più vitale e profondo della ricerca di Culianu, ad un anno dalla sua tragica scomparsa (fu assassinato all’Università di Chicago). La curatrice, con pertinenza argomentativa, chiarisce che, al fine di pervenire a un’organica esegesi delle tesi dello studioso transilavano, risulta dirimente porre a confronto il mito di Faust con i miti edenici, rinvianti all’Unità originaria, pre-dualistica, presenti in ogni civiltà: «Se Faust è un mito moderno che si rivolge a Occidente, quello del Paradiso terrestre è posto ad Oriente» (p. 19). Un Oriente, si badi, da intendersi in termini di geografia sacra e che, in realtà, rinvia a un Nord estremo, vale a dire al Polo assiale, quale: «soglia della dimensione “al di là”» (pp. 19-20). Da un punto di vista generale, Faust richiama la dimensione dell’Adam terrestre: «è […] un mito che rappresenta lo smarrimento dell’uomo moderno» (p. 22). Tale mito è stato continuamente ripensato nel corso del tempo, rielaborato. Culianu muove, in queste pagine, dalla Roma Imperiale e dalle prime comunità cristiane che vivevano in essa. Paradigma di Faust è da individuarsi in Simon Mago che fece credere di essere risorto come Cristo. La leggenda si perpetuò attraverso la storia di Cipriano e Giustina. Il “patto con il diavolo” fece la sua comparsa nel VI secolo con la leggenda di Teofilo di Adana, per il quale: «il demonio instilla nel povero chierico un’ambizione […] tormentata» (p. 24), al punto da indurlo a vendere l’anima al diavolo per ascendere al soglio vescovile.
La prospettiva muta con l’Umanesimo, periodo nel quale il mago diviene scienziato: «La tecnologia […] è una magia democratica, che permette a tutti di godere delle facoltà straordinarie di cui si vantava il mago» (p. 25). I testi sulla stregoneria della fine del Quattrocento non fecero che sottolineare il tratto perturbante del femminile, come attestano i cambiamenti allora intervenuti nella moda, tesi a mitigare la fascinazione propria della sessualità del “sesso debole”. Con la Riforma, in particolare con il Calvinismo, tale tendenza si radicalizzò. Un testo dal quale si evince tale iter è il Volksbuch del 1587, una sorta: «di monito morale e teologico in linea con i principi protestanti» (p. 27), mirante a diffondere la nuova etica evangelica tra le masse. In tale contesto esistenziale il peccato di Faust, teso a conoscere, «ripete quello dei progenitori del genere umano; nella sua ansia di emulare Dio» (p. 27). Durante la Controriforma si riaffacciò la storia di Cipriano e Giustina, con il fine di stimolare gli uomini all’“astensione” sessuale. La sacralità del femminile per Culianu è, di contro, inscritta nel reale, non può essere tacitata. Il Faust di Goethe individuò la possibilità di salvezza per l’uomo nella polarità luce-tenebre, inviante all’Unità androginica dell’origine, in modalità altra rispetto a quella protestante. Tesi sopravvissuta fino al termine del Primo conflitto mondiale quando, di fatto, tale possibilità si inabissò nel Tramonto di Spengler e nelle macerie alle quali erano state ridotte l’Europa e la Germania. Culianu, inoltre, chiarisce come, con il Faust di Mann: «ci si svincoli dai concetti metafisici di Inferno e Paradiso» (p. 31): salvezza e perdizione assunsero, da allora, tratto terrestre: viviamo quali lacerti, frammenti, l’uomo ha, ormai, tratto residuale. In tale congerie spirituale, la musica diviene strumento imprescindibile, atta com’è a inviare gli uomini verso la luce o le tenebre.
La prospettiva muta
con l’Umanesimo, periodo
nel quale il mago diviene scienziato
Molte sono, quindi, le variabili del mito di Faust. Culianu chiosa: «la stessa storia, lo stesso personaggio si adattano a un contenuto sempre mutevole. Non c’è quindi un mito di Faust inteso come nucleo significativo, ma esiste soltanto uno schema vuoto che si adatta a ogni messaggio» (p. 39). Tale situazione è condivisa da qualsivoglia mito. La volontà di ripetere, in modalità diverse, la storia di Faust, di fatto, chiarisce l’esistenza di una continuità del mondo: «che […] rappresenta l’impermanenza connaturata alla realtà in cui viviamo» (p. 41). Ciò che resta della eliadiana “sostanzialità” del mito (Furio Jesi) è lo schema vuoto che, nelle diverse epoche storiche, è stato riempito dai rispettivi modelli cognitivi-culturali. Per questo, ci pare di poter affermare, che Culianu è filosofo dell’origine: «Il vuoto è la non-entità per eccellenza, ciò da cui tutto prende forma […] al di là di ogni dualismo, nella vacuità cessa ogni costruzione analitica» (p. 40). Viene meno, in tal modo, il primato del concetto, di ogni onto-teo-logia. Culianu si pone, in queste pagine, quale rappresentante del “canone minore” (Rocco Ronchi) del pensiero europeo, in una linea teorica che muove da Cusano, Bruno e giunge, nel Novecento, ad Andrea Emo. Un canone che si espone, oltre le dicotomie escludenti, dualiste, indotte dal principio d’identità e dai suoi succedanei della non-contraddizione e del terzo escluso, sull’indicibile. Una lezione da meditare…
— Giovanni Sessa
SCHEDA LIBRO
Titolo: Faust
Autore: Ioan Petru Culianu
A cura di: Roberta Moretti
Editore: Bietti
Anno: 2026
Pagine: 220
Prezzo: euro 22,00
Ordini: 02/2952892
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