ERRO ERGO SUM. Una recensione di Marco Palladini al libro di Miro Renzaglia

ERRO ERGO SUM.   Una recensione di Marco Palladini al libro di Miro Renzaglia

In un certo senso mi dà l’impressione di un libro testamentario Erro ergo sum (Edizioni Solfanelli, 2026) di Miro Renzaglia, che ho conosciuto molto tempo fa, quando era poco più che trentenne, in veste di poeta e di direttore della rivista “Kr 991”. Adesso nella maturità dei suoi 68 anni, Renzaglia licenzia un volume che è un po’ la summa della sua eclettica attitudine critico-saggistica, capace di spaziare dalla letteratura alla politica, dalla economia alla filosofia, dalla scienza alla musica. Sin dal titolo, che è una ovvia parafrasi del “cogito ergo sum” cartesiano, l’autore romano mette in chiaro l’anfibologico intento del suo scritto: l’errare come il commettere errori e sbagli, ma pure l’errare come errabondare, come il vagabondare di un pensiero che si interroga, in definitiva, sul senso dell’essere e dell’esserci.

Strano, da questo punto di vista, che nel libro di Renzaglia sia assente il concetto di ‘serendipity’, ovvero quella capacità, giusto errando ed errabondando, «di fare scoperte fortuite e inattese… di trovare qualcosa di non cercato e imprevisto, mentre si stava cercando altro». Giusto quello che si ritrova nei versi della canadese Anne Carson, che indica nella erranza/erroneità un prezioso valore poetico: «… ciò in cui siamo impegnati quando facciamo poesia è l’errore, / la volontaria creazione dell’errore, / la rottura deliberata e la complicazione degli sbagli / da cui può nascere / l’imprevisto».        

Se manca la serendipità, c’è però molto altro in questo saggio che si avvale di una scrittura chiara e comunicativa, una scrittura veloce, corsiva (ma non corriva), che per la sua incisiva ‘brevitas’ e lo stile spesso aforismatico ha palesemente come punto di riferimento il filosofare di Friedrich Nietzsche, nume tutelare con Martin Heidegger, mi pare, del lampeggiante pensiero errante di Renzaglia, con il pregio in sovrammercato di una frequente ironia che smonta e tiene a giusta distanza concetti che, a volte, rischiano di prendersi troppo sul serio. Il libro, in sostanza, si dispone in quattordici capitoletti che attraversano se non tutti, molti dei nodi problematici che da sempre connotano l’esistere umano su questo pianeta-mondo chiamato Terra.

Sin dal titolo, che è una ovvia parafrasi del “cogito ergo sum” cartesiano, l’autore romano mette in chiaro l’anfibologico intento del suo scritto: l’errare come il commettere errori e sbagli, ma pure l’errare come errabondare, come il vagabondare di un pensiero che si interroga, in definitiva, sul senso dell’essere e dell’esserci.

Si va, appunto dall’errare alla materia, da dio al piacere, dal tempo all’amore, dalla storia all’arte, dal lavoro al debito, dal tradimento allo Stato, dall’io al senso della vita (ah, saperlo!).  I punti, davvero capitali, dello scibile che tocca Renzaglia sono innumeri e realmente non riassumibili, in sintesi direi che la sua postura sofopoetica corre lungo una linea di contraddizione e di temperato scetticismo, ben attenta a evitare di proclamare verità assolute, assiomi totalitari, principî indiscutibili.

Da uomo e intellettuale errante/eretico che ha conosciuto da vicino i disastri politico-ideali, a destra come a sinistra, del Novecento, il suo lascito testimoniale mi pare quello di chi continua a praticare il pensiero critico come mezzo di conoscenza e di autoconoscenza sempre relativo, interrogativo, obliquo, mai tronfio o fideistico.

Così, rifulge il suo stile proprio nell’apoftegma: «E se sapessimo così poco dell’io perché, in fondo in fondo, non c’è molto da sapere?». «Io è un flusso che non posso più permettermi». «Io è un luogo comune. Da Cristo all’idiota, tutti si proclamano io».

E ancora: «I ricordi sono animali bicefali. Con una testa ti aiutano a non cadere negli errori già commessi; con l’altra ti tengono prigioniero del passato». «“Tradire” e “tradizione” hanno la stessa radice etimologica, dal latino tradere: trasmettere, consegnare. Saremmo rimasti all’età della pietra se, ad un certo punto, non avessimo cominciato a tradire usi, convenzioni e convinzioni della tradizione plurimillenaria precedente, trasmettendo altro e diverso, e con ogni ovvietà migliore, alle generazioni successive». «La famiglia è la cellula criminale più diffusa nella storia dell’umanità. E spesso anche la più impunita … È la prima palestra del potere e della colpa, il primo tribunale senza appello, il primo carcere a vita». «La donna, con il suo poter trasformare dentro di sé il fango in uomo, è l’ente terreno, che più assomiglia al Dio dei credenti. E fu la donna, stando a uno dei libri più letti dell’intero pianeta, a spingere l’uomo lungo la Via della Conoscenza. Tanto basta a fare di lei quella infinita fonte di meraviglia che è». 

Ecco, direi che basta una asserzione del genere a fare comprendere perché valga la pena di leggere il volume di Renzaglia. 

—Marco Palladini

𝐒𝐜𝐡𝐞𝐝𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨
𝐓𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨: Erro ergo sum
𝐀𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞: Miro Renzaglia
𝐂𝐨𝐥𝐥𝐚𝐧𝐚: “Gli Oleandri”
𝐄𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞: Solfanelli
𝐏𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨: € 10,00
𝐈𝐒𝐁𝐍: 978-88-3305-695-2
𝐀𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚:QUI