ERNST JÜNGER NELLE TEMPESTED'ACCIAIO DELLA GRANDE GUERRA - un libro di Nils Fabiansson
«A causa dell’archeologia». Così apre la Prefazione del 2007. Ed è una frase che centra subito la genealogia di Nelle tempeste d’acciaio: non nasce “libro”, nasce fronte e taccuini. Prima l’esperienza, poi gli appunti presi in trincea, poi un diario riorganizzato, infine il volume che Jünger riscrive e ripubblica in più versioni. Fabiansson entra in questa stratigrafia e la rende leggibile: chiede al testo di rispondere alla domanda più concreta: “Dove, precisamente?” Dove accade, dove si ferma, dove muore qualcuno e dove quel punto diventa riga, taglio, correzione.
Per Fabiansson esperienza e libro si alimentano a vicenda: l’evento genera scrittura, la scrittura ricalibra l’evento nelle edizioni. Il compendio orienta perché verifica: archivi, biblioteche, cimiteri, carte IGN, guide Michelin, memoriali, toponimi; così Jünger si legge (o si rilegge) seguendo coordinate precise.
In Stahlgewittern vive di precisione, e Fabiansson usa quella precisione contro l’idea di un testo “testimoniale”. Distingue la cronologia degli eventi da quella delle versioni. Jünger riscrive, taglia, cambia tono: un episodio sul terreno muta di senso nel libro. Le varianti diventano il suo modo di esistere.
Tre esempi chiariscono. La Ferme de Godat: “villaggio” nel testo, ma in realtà fattoria distrutta, il nome conservato sulle carte IGN. Guillemont e la Somme: l’autore parla di “inizio della battaglia” anche se è altrove, e Fabiansson ne registra lo scarto topografico. Fresnoy-en-Gohelle: cantine, crolli, soccorsi; qui la guerra materiale e la scrittura materiale si fronteggiano.
“Materiali” ha due sensi. La guerra è Materialschlacht: acciaio, fango, carne, nervi, crateri, corpi. La scrittura è altra materia: taccuini, riscritture, scene espunte o riemerse, registri che cambiano temperatura. I materiali del fronte distruggono; quelli del testo selezionano e danno forma alla memoria. Fabiansson lavora come un tecnico del suono: mostra dove Jünger alza o abbassa il volume. Ne esce un autore che gestisce la memoria come materiale, non come reliquia.
“Materiali” ha due sensi. La guerra è Materialschlacht: acciaio, fango, carne, nervi, crateri, corpi. La scrittura è altra materia: taccuini, riscritture, scene espunte o riemerse, registri che cambiano temperatura.
La struttura è una guida narrativa. Le prefazioni definiscono la postura: archeologia del conflitto, biografia dei luoghi, rapporto testo-territorio. Il prologo enuncia la complessità: decine di toponimi e persone intrecciati come una rete. Poi la sequenza delle stazioni: Les Éparges, battesimo del fuoco e soglia della scrittura; Monchy-au-Bois/Douchy-lès-Ayette, lunga durata e formazione dell’occhio dell’ufficiale; Fresnoy-en-Gohelle, infrastruttura di segnali e macerie. L’epilogo apre la storia editoriale: traduzioni, archivi distrutti, “versione moderata”, ritorni postbellici. È un libro che sopravvive perché cambia pelle.
Le note di apparato sono parte della narrazione: mostrano da dove viene ogni chiodo e perché è piantato lì. Contengono la fenomenologia del paesaggio, la critica al turismo dei campi di battaglia, la genealogia delle Fassungen e micro‑correzioni d’officina.
Terza componente, decisiva: la sezione iconografica. Foto, mappe dei settori, ritratti di Jünger in uniforme, dettagli di terreno e toponomastica. Ogni immagine ha didascalie che chiariscono, non decorano. È una cartella di lavoro che accompagna la ricerca e la rende verificabile a colpo d’occhio. La mappa illumina la frase, la foto restituisce la scala, la didascalia unisce archivio e suolo.
Fabiansson evita la retorica. Mostra. I cimiteri curati, i resti che riaffiorano, l’archeologia come atto di responsabilità. La guerra è materiale e amministrativa; la memoria, un lavoro. La mescolanza di antico e moderno — corazze, mazze ferrate, catene industriali — restituisce il punto in cui nasce Jünger: si porta dietro un immaginario “antico” (onore, prova, forma) e lo innesta nella guerra industriale (macchine, numeri, fuoco di sbarramento).
Alla fine resta la virtù maggiore: la verifica come apertura. Quando geografia e cronologia reggono, emerge la forma che trasforma l’esperienza in stile e lo stile in visione. Fabiansson dà molte risposte, e sono risposte di precisione: dove, quando, con chi, in quale versione, con quali scarti tra diario e libro. È proprio questa densità di risposte verificabili che diventa strumento: ti mette in condizione di leggere senza nebbia, di distinguere l’evento dalla riscrittura, il luogo dalla sua leggenda. La domanda di senso — perché quel tono, perché quella freddezza — resta un lavoro da fare sul testo, ma ora lo fai con le coordinate giuste. Una cassetta d’attrezzi per leggere Nelle tempeste d’acciaio con disciplina. La guerra entra in pagina, la pagina torna al terreno, il terreno risponde.
— 𝗠𝗶𝗿𝗼 𝗥𝗲𝗻𝘇𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮
𝐒𝐜𝐡𝐞𝐝𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨
𝐓𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨: Ernst Jünger nelle tempeste d’acciaio della Grande Guerra. Un compendio documentale e fotografico
𝐀𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞: Nils Fabiansson
𝐂𝐮𝐫𝐚 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚: Andrea Lombardi
𝐓𝐫𝐚𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: Vincenzo Valentini
𝐄𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞: Italia Storica Edizioni, 2024
𝐏𝐚𝐠𝐢𝐧𝐞: 188
𝐏𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨: €23,75
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