DI BATTISTA, IL SOLISTA CON LO SPARTITO DI MOSCA

Dal malore a Cuba alle posizioni sull’Ucraina: gli errori, l’impeachment contro Mattarella e la linea politica con cui Alessandro Di Battista riconosce le ragioni di Mosca e attribuisce all’Europa le responsabilità della guerra.

DI BATTISTA, IL SOLISTA CON LO SPARTITO DI MOSCA

Alessandro Di Battista è ricoverato a Cuba dopo un grave malore. È cosciente e ha fatto sapere di voler tornare presto, ma le sue condizioni restano gravi. La malattia impone rispetto per la persona. Il che non impedisce di discuterne l’operato politico.

Del suo passato nei Cinque Stelle basta ricordare l’essenziale: deputato dal 2013 al 2018 e volto movimentista del primo grillismo, lascia definitivamente il partito nel 2021. Oggi fa il reporter ed è fondatore e vicepresidente dell’associazione Schierarsi, che ha tra le proprie battaglie lo stop all’invio di armi in Ucraina.

Il 22 febbraio 2022, due giorni prima dell’invasione, Di Battista scrive che la Russia non sta invadendo l’Ucraina e che Putin desidera tutto fuorché una guerra. Il 24 febbraio arrivano i carri armati. Sbagliare una previsione può capitare. Costruire su quella previsione un’intera linea politica richiede maggiore perseveranza.

La malattia impone rispetto.
Ma l’operato politico resta
comunque discutibile.

Un passo indietro. Il vizietto di parlare prima di verificare, del resto, viene da lontano. Da vicepresidente della Commissione Esteri, nel 2014 racconta che in Grecia alcuni cittadini disperati si infettano volontariamente con l’Hiv per ottenere un sussidio. La notizia è priva di riscontri: l’Organizzazione mondiale della sanità ha già corretto il rapporto dal quale proviene, precisando che non dispone di prove. Nel 2015 dichiara che il 60 per cento della Nigeria è controllato da Boko Haram e che nella parte restante dilaga l’Ebola. Il gruppo terroristico non controlla quella porzione del Paese e i casi di Ebola registrati sono venti. Non basta.

Nel maggio 2018, appena concluso il mandato parlamentare, arriva la gaffe istituzionale. Il presidente Sergio Mattarella si oppone alla nomina dell’euroscettico Paolo Savona al ministero dell’Economia e Giuseppe Conte rinuncia inizialmente all’incarico di formare il governo. L’obiezione alla nomina di un ministro rientra perfettamente nelle prerogative del presidente della Repubblica, ma Di Battista e l’altro gatto della rinomata coppia “il gatto e il gatto”, Luigino Di Maio, non lo sanno. Così, in un trepidare di grancasse in piazza, annunciano ufficialmente che il Movimento presenterà la richiesta di impeachment per attentato alla Costituzione. Poco vale che fior di costituzionalisti li avvertano che si stanno coprendo di ridicolo. Niente: la loro perseveranza viene meno solo quando, dirottato Savona ad altre imprese, si riapre la strada al governo Conte.

E ora torniamo pure ai fatti recenti. Davanti a Mosca Di Battista cerca ragioni, davanti a Bruxelles cerca colpe. Può definire Vladimir Putin un criminale e un dittatore; subito dopo, però, riconosce alla Russia territori da conservare, paure da assecondare e condizioni da imporre. All’Unione europea riserva la responsabilità della guerra, del riarmo e del fallimento dei negoziati.

Le Russia non è
il suo nemico.
L’Europa, invece, sì.

Dopo l’invasione sostiene che la Crimea debba restare russa, considera irrealistico cacciare le truppe russe dal Donbass, si oppone alle armi per Kiev e presenta le sanzioni come un danno inflitto soprattutto all’Europa. La condanna di Putin occupa una frase. Le soluzioni proposte accolgono quasi sempre le condizioni dell’aggressore.

Nel 2025 arriva il titolo-manifesto: La Russia non è il mio nemico. La tesi è che la russofobia sia alimentata dalle classi dirigenti europee per costruire un nemico, giustificare il riarmo e favorire le fabbriche di armi e i fondi finanziari statunitensi. Il Paese che ha invaso uno Stato sovrano scivola sullo sfondo. Sul banco degli imputati tornano l’Occidente e naturalmente Bruxelles.

Di Battista sostiene che Mosca non abbia motivo di attaccare l’Europa e accusa l’Unione di boicottare la pace, alimentare una guerra perduta e usare la minaccia russa per costruire un’economia di guerra. Nel giugno 2026 la definisce «quell’ectoplasma chiamato Unione europea», la accusa di non avere mai voluto mediare con i russi e conclude: «Siamo governati da folli».

Gli auguri di pronta guarigione sono sinceri. Lo è altrettanto il giudizio politico: Alessandro Di Battista resta il menestrello di una linea russofila e antieuropea.

– Aristea