DESTRA. O DEL DISPREGIATIVO SEMANTICO. Quando i nomi politici diventano una scorciatoia morale
«Il lessico B era costituito da parole costruite appositamente per scopi politici; da parole, cioè, che non solo avevano sempre e comunque una implicazione politica, ma tendevano a imporre a chi le usava l’atteggiamento mentale che si desiderava. […] Le parole del lessico B erano una specie di stenografia verbale che comprimeva in poche sillabe tutta una serie di significati, al tempo stesso più precisa ed efficace di qualsiasi linguaggio ordinario».
In appendice al suo 1984, George Orwell scrisse un breve testo intitolato I principi della neolingua in cui esponeva come funziona la lingua, il parlare e la sottomissione attraverso i vocaboli.
Aveva capito benissimo che chi controlla la parola, chi ridefinisce i termini, domina le idee e impone il suo schema ideologico.
Ogni volta che scorro le pagine di un quotidiano, leggo un magazine, scrollo le schermate di una qualche testata online, mi tornano prepotenti alla mente quelle poche righe di cui sopra.
I governi Berlusconi venivano spesso definiti di Centro-destra per testimoniare il fatto che Forza Italia si collocava in posizione centrale nell’emiciclo del Parlamento, seppur poi accompagnata da una forza politica posizionata alla sua destra.
Con l’avvento del governo Meloni, le cose sono cambiate.
Il Centro-destra è diventato Destra, e questo è ancora comprensibile: oggi il primo partito della coalizione di maggioranza siede a destra nel solito emiciclo parlamentare.
Poi l’accelerazione. Destra non bastava più e così è comparso il duplice rafforzativo Destra-Destra, come per dire, a coloro che non avessero capito, che questo è un governo di Destra vero, incamminato verso una diminutio della democrazia.
Una successiva impennata portò all’introduzione di Estrema Destra, non più usato come in passato per indicare quelle formazioni fuori dell’arco costituzionale, ma per accorpare in un tutto indigesto tutti coloro che non si potevano definire omologhi agli aedi della neolingua.
Uno scatto ulteriore varò il termine Ultra Destra, spesso utilizzato per indicare in Europa quelle formazioni che si vogliono far risalire al nazionalsocialismo, e che viene ormai usato come onnicomprensivo di tutte le formazioni presenti anche in Italia.
Ora mi aspetto l’introduzione di Iper Destra, a sancire un nuovo salto di qualità dell’eversione in corso.
A fianco di queste nuove, o usate in modo nuovo, definizioni ce n’è un’altra che merita di essere citata e che è diventata il cavallo di battaglia di Lilli Gruber, per poi essere adottata da altri.
Le Destre, usato al plurale. Un plurale che serve, non tanto a definire le varie anime all’interno della stessa coalizione, quanto a introdurre un concetto: la poliedricità delle forme del Male (assoluto, ovviamente), sottintendendo uno scenario alla Ur-Fascismo di Umberto Eco. Il fascismo è sempre vivo, vegeto e assume forme dissimulatorie diverse.
Tralascio di menzionare la categoria ampiamente utilizzata di Nazifascismo, che ha poco di scientifico, ma che serve a “buttarla in caciara” sommando pere e mele in un cesto di frutta indigesto, demonizzabile, e che non va studiato.
Il Male assoluto è un buco nero insondabile, che via via risucchia tutto ciò che non è conforme.
Per capire meglio come funziona la neolingua che disprezza semanticamente per indurre tutti a pensarla come i suoi propalatori, basta un esempio al contrario.
Quando si parla di sinistra, i soli vocaboli utilizzati e utilizzabili sono Centro-Sinistra, Sinistra, Sinistra extraparlamentare: tutti ragionevoli da un punto di vista topografico, indicando il posizionamento delle varie anime progressiste rispetto al solito emiciclo.
È così che si abituano le menti alla neolingua, indispensabile per assoggettare in maniera dolce e inafferrabile. In modo indolore e, silenziosamente, questo lento scivolamento acquista i caratteri della slavina se fotografato nella sua deriva in un arco di tempo sufficiente per evidenziarne le caratteristiche.
Come diceva Tino Scotti nella celebre pubblicità del confetto lassativo Falqui: “Falqui? Basta la parola!”
Mario Grossi