DARSI DEL TU - un libro di Elsa Morante

DARSI DEL TU - un libro di Elsa Morante

«Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti». Questa frase acidasprezzante e attribuita a Winston Churchill non è utile solo a capire il giudizio degli inglesi nei nostri confronti: è anche un vero compendio storico, condensato in poche gocce di perfidia. Ci racconta tre anni di storia patria, il modo in cui ci siamo complessivamente autoassolti, salvo pochi benedetti reprobi, e come abbiamo trovato una via facile per giustificare un cambio di casacca repentino e assai poco onorevole.

Anche in retrospettiva storica questa frase spiega molte cose. Una su tutte: il consenso pressoché unanime al Fascismo, declinato in forme di entusiastico apprezzamento, silente accettazione, blandissimo rifiuto sepolto nel silenzio. Solo pochissimi lo contestarono apertamente. Rapida scorciatoia etica che ha permesso a tanti di traghettarsi nella repubblica senza pagare nessun dazio.

Un giorno 45 milioni di fascisti.
Il giorno successivo 45 milioni
tra antifascisti e partigiani

Di questo opportunismo peloso, di questo trasformismo grigio e ipocrita, si è scritto molto, senza che quasi nessuno provasse la benché minima vergogna nell’indossare i panni del puro paladino della democrazia antifascista, del moralista tanto al chilo, dopo aver dismesso quelli del giovane GUF o del fascista tutto d’un pezzo. A nulla sono valsi i tanti volumi pubblicati che hanno fotografato l’antica appartenenza e il successivo cambio di casacca.

Cito, solo per memoria, due esempi. Il primo è Camerata dove sei?, scritto da Anonimo Nero: un florilegio ironico che raccoglie articoliscritti e dichiarazioni rese durante il Ventennio da parte di insospettabili che poi avrebbero ricoperto, nel dopoguerra, figure apicali nella società italiana.

Il secondo è Intellettuali sotto due bandiere di Nino Tripodi, che descrive lo stesso scenario, ma in forma molto più seriaprofonda e documentata. Libri ai quali se ne aggiunsero molti altri, ma che furono sempre accolti con enorme fastidio dai diretti interessati. Interessati che cercarono in tutti i modi di nascondere i loro trascorsi e che, una volta scoperti, provarono o a minimizzare o a querelare, nel tentativo di insabbiare nuovamente ciò che diligentemente era stato silenziato.

Minimizzò, ad esempio, Giorgio Bocca, celebre giornalista e antifascista, quando gli vennero contestati alcuni articoli ferocemente antisemiti apparsi su La Provincia di Cuneo. Bocca non negò di averli scritti, ma se la cavò dichiarando di aver composto quelle orribili sciocchezze per immaturità culturale. Insomma: un errore di gioventù da parte di chi, moraleggiando sul passato altrui, aveva “dimenticato” il proprio.

Anche Eugenio Scalfari, il papa laico fondatore di Repubblica, che scriveva su Roma Fascista e partecipava ai Littoriali, dichiarò che quegli esordi facevano parte di una fase di “educazione civica” sotto una dittatura, poi maturata in liberalismo.

Ben diverso fu il caso di Dario Fo, che querelò il quotidiano Il Nord, reo di averlo definito fascista e rastrellatore dopo aver scoperto il suo arruolamento volontario nella RSI e, in particolare, nel Battaglione Azzurro di Tradate, impiegato in azioni di rastrellamento. Il giudice, in una sentenza inequivocabile e argomentata, assolse il quotidiano dichiarando che quegli aggettivi erano legittimi, in quanto Fo si era arruolato volontariamente e non per costrizione, e il suo battaglione partecipò effettivamente a dei rastrellamenti.

Gli ordini sono chiari ed espliciti,
si impone di sostenere
l’abolizione del “lei”

Questi esempi servono a ribadire l’ovvioil già noto, ciò che però tende a essere dimenticato da chi ha interesse a far scendere l’oblio su un passato giudicato sconveniente e non utile per la carriera. A ribadire, in modo indiretto, che negli anni del consenso praticamente tutti erano fascisti, arriva ora in libreria un libriccino, elegantissimo nel suo snobismo controtendenzaDarsi del tu di Elsa Morante, edito da Edizioni Henry Beyle.

Appena una quindicina di pagine, di cui il testo della Morante occupa quattro facciate. Ma, come ci indicano con un po’ di alterigia le note di colophon, il volume è stampato su carta Cordenons, con copertina in Wibalin Stria e tela – Giappone, in carattere Garamond corpo 11. Un po’ tanto, forse, per i 25 € del prezzo che, sempre in linea con lo snobismo editoriale, non compare sul retro di copertina ma sulla stilosa bustina di plastica che lo avvolge con voluttà.

Scrive la Morante: «Il più bello
sarebbe trattarsi col “tu”.
Ma siccome la società ha camminato
la migliore soluzione sta nel “voi

Accadde che il periodico Antieuropa di Asvero Gravelli, dando seguito alle indicazioni del partito fascista — «gli ordini sono chiari ed espliciti, si impone di sostenere l’abolizione del “lei” e farsi gioiosi, imperterriti, propagandisti del “voi”» — avesse chiesto ad alcuni scrittori, tra cui LandolfiLuziPrazSavinioVittorini e altri, di inviare brevi testi per comporre un’antologia poi pubblicata con il titolo Antilei. Elsa Morante volle inviare anch’essa il testo che oggi viene ripubblicato e che conserva un grande interesse per ricostruire la temperie di quegli anni.

Scrive la Morante, dopo altre considerazioni: «Il più bello dunque sarebbe trattarsi col “tu”. Ma siccome la società ha camminato […] la migliore soluzione sta nel “voi”. Pronome che pur rispettando nell’interlocutore la sua proprietà di seconda persona nei nostri riguardi, e non di terza e remotissima, gli testimonia riverenza, in quanto implicitamente riconosce in lui tanta grandezza da stimarlo non un sol uomo, bensì un plurale; un uomo, insomma, che ne vale due o tre […]. Appare chiaramente che tale questione è ormai risolta; e sia pace all’anima di “Lei”».

Sono dichiarazioni che testimoniano, da un lato, il sommesso ribellismo della giovane Morante, che preferisce il “tu” al “voi” ma poi vi si piega docilmente, convinta della sua superiore riverenza nei confronti dell’interlocutore; e mostrano, insieme, che un dissenso interno al regime, sia pure in questo caso assai blando, era possibile, visto che il testo fu pubblicato proprio in un’antologia che doveva sponsorizzarne con forza l’uso.

Dall’altro lato, confermano che tutti, proprio tutti, ferme restando le pochissime eccezioni che confermano la regola, per interesseopportunitàcondivisione o necessità, scrivevano e pubblicavano sulle riviste fasciste, con le case editrici fedeli e meno fedeli, da tutti i pulpiti messi a disposizione dal regime, che tollerava perfino una certa fronda, per convenienza, come valvola di sfogo, come apparato del troppopieno, utile a disinnescare gli umori più negativi, ma comunque accettata, sia pure condizionata.

In quattro paginette viene così ricostruito un quadretto storico e umorale che nessun oblio o travisamento potrà cancellare. A meno che non ci si voglia volontariamente accecare.

– Mario Grossi

Scheda libro

Titolo: Darsi del tu
Autrice: Elsa Morante
Editore: Henry Beyle
Collana: Quaderni di prosa e di invenzione, vol. LXXXVIII
Anno: 2026
Prezzo: € 25,00
Pagine: 28 pp. nella scheda dell’editore; 32 pp. nei canali commerciali
Copertina: Wibalin Stria
Ordina QUI