CIANO E IL PROCESSO DI VERONA - un libro di Marco Casetta

CIANO E IL PROCESSO DI VERONA - un libro di Marco Casetta

Marco Casetta sposta il baricentro del caso Ciano dalla biografia alla macchina giudiziaria della RSI. Galeazzo Ciano viene preso nel suo punto terminale: imputato del Processo di Verona. Restano sullo sfondo il personaggio mondano, il genero del Duce, il diarista più o meno attendibile. Il fuoco cade invece sulla domanda che conta davvero: dentro l’ordinamento della RSI, la sua condanna a morte aveva una base legale effettiva oppure solo una facciata costruita per arrivare all’esito già deciso?

L’autore guarda il processo dall’interno: norme, competenze, istruttoria, dibattimento, sentenza, domande di grazia. È una scelta produttiva perché riporta il lettore alla macchina concreta della giustizia della RSI. Casetta lavora sugli atti processuali in forma integrale e prova a sottrarre Verona alla lunga ombra della memorialistica.

Dentro l’ordinamento della RSI,
la condanna a morte di Ciano
aveva una base legale?

I riferimenti precedenti restano sul tavolo: Cersosimo, Montagna, la letteratura successiva, le biografie di Guerri e Di Rienzo. Però il suo movimento è un altro. Restringe la scena e si presenta con un metodo distaccato e oggettivo. La spinta a correggere l’immagine di un Ciano come carrierista vuoto, mondano e superficiale serve a smontare un cliché inutile.

Molto solida resta la parte dedicata al Diario. L’autore non lo tratta come documento puro. Ne riconosce le lacune, le incertezze, la trasmissione accidentata, i dubbi sulle possibili interpolazioni. La sua tesi è che anche omissioni, sintesi e autoassoluzioni parlino della mente che scrive. Il Diario conta quindi meno come verbale perfetto dei fatti e di più come esposizione di una personalità politica, con le sue paure, le sue reticenze, il suo modo di leggere il crollo.

Anche il capitolo sul Gran Consiglio è tra i passaggi più utili. L'autore ricorda che della seduta del 24-25 luglio non esiste un verbale ufficiale e che la storiografia ha dovuto lavorare su ricostruzioni posteriori, spesso segnate da spinte autoassolutorie. Il libro non cambia il significato storico del 25 luglio, però rimette ordine in un terreno dove per anni formule ripetute e memorie di parte hanno pesato più della verifica minuta.

Il cuore del volume arriva quando Casetta entra nell’istruttoria, nei tre giorni del dibattimento e nelle motivazioni della sentenza. Il tribunale straordinario di Verona emerge come un dispositivo costruito per parlare la lingua della giustizia e insieme per piegarla alle necessità del momento. Il risultato è una sentenza larga, insistita, sovraccarica, tesa a produrre un effetto di legittimazione che il contesto politico tende a rendere fragile.

A chi va imputata davvero
la morte di Ciano?

Qui si chiarisce anche il punto che più interessa: a chi il libro imputa davvero la morte di Ciano. Casetta non costruisce un colpevole unico e non riduce tutto al gesto isolato di un singolo. La responsabilità viene ricondotta prima di tutto alla macchina politico-giudiziaria della RSI, cioè al circuito che tiene insieme partito, tribunale straordinario, clima di resa dei conti e gestione finale dell’esecuzione. Dentro questa macchina, però, Mussolini resta lo snodo decisivo: non come carnefice solitario, ma come autorità che lascia procedere il meccanismo fino in fondo, senza spezzarlo davvero quando potrebbe ancora intervenire. La morte di Ciano, in questa lettura, è l’esito di una responsabilità distribuita, ma gerarchica: la RSI la prepara, il tribunale la formalizza, il potere politico la lascia compiersi.

Casetta non si limita a dire che a Verona ci fu soltanto una vendetta: distingue tra diritto naturale e diritto positivo della RSI. Sul piano dei principi elementari di giustizia il processo, per come lo ricostruisce, è difficilmente difendibile: retroattività, tribunale straordinario, giudice imparziale, difesa effettiva. Tutto questo scricchiola o comunque non terrebbe alle verifiche di uno stato di diritto extra bellico. Però il libro non si ferma lì. Chiede anche se, dentro quello specifico ordinamento, la costruzione giuridica della condanna potesse almeno apparire formalmente sostenibile. È questo il passaggio teorico più specifico del volume, ed è anche quello che gli dà una vera fisionomia.

Il processo di Verona non smette di apparire un dispositivo politico, eccezionale, orientato verso un esito esemplare. Però Casetta mostra che la vendetta, per essere efficace, non rinuncia alla legge e a farsi riconoscere come legge. Il dispositivo, a questo punto è, a un tempo, più preciso e più grave.

In questa prospettiva pesa molto anche il capitolo sulle domande di grazia, che è uno dei punti da non lasciare in margine. Casetta lo usa bene per mostrare come il processo non finisca davvero con la sentenza, ma si prolunghi nella gestione politica della sua esecuzione. Emerge, così, il gioco delle responsabilità, il rifiuto di caricarsi apertamente il peso di una decisione alternativa, il modo in cui la macchina repubblicana distribuisce e scarica il costo finale. È un passaggio importante perché completa il quadro: Verona non è soltanto il tribunale, è l’intero circuito che conduce dalla formula giuridica alla fucilazione.

Verona non è soltanto il tribunale,
è l’intero circuito che conduce
dalla formula giuridica
alla fucilazione

È qui che Casetta offre davvero qualcosa di suo rispetto ai libri precedenti. Le biografie di Guerri e Di Rienzo hanno un respiro più ampio: raccontano l’uomo, il diplomatico, il rapporto con Edda, Mussolini, la Germania, la politica estera, il ceto dirigente del regime. I testi di Cersosimo, Montagna e Venè restano passaggi importanti per chiunque torni su Verona. Casetta, però, entra in una fessura diversa. Non rovescia i fatti maggiori. Non porta il documento che cambia tutto. Porta un angolo visuale più stretto e più tecnico, e dentro quell’angolo produce un chiarimento reale.

Ciano e il Processo di Verona è un libro utile. Rimette a fuoco il rapporto tra storia e diritto in uno dei momenti più torbidi della guerra civile italiana. Inoltre, obbliga a guardare da vicino il modo in cui la RSI costruisce il proprio contesto giudiziario costringendo a rivedere l’ultima vicenda di Ciano senza scorciatoie e formule già pronte. La sua utilità maggiore sta qui: non chiude il caso Verona, lo rende più esatto, più scomodo, più difficile da liquidare.

Il merito del libro sta anche qui: far uscire Verona dal folclore del traditore e del genero del Duce. Alla fine il processo riappare per quello che fu davvero, cioè una delle anatomie estreme della RSI, nel punto in cui un potere che si disfa conserva ancora abbastanza forza da mettere in scena la propria legalità e trasformarla in sentenza di morte.

— Miro Renzaglia

Scheda libro

Titolo: Ciano e il Processo di Verona
Autore: Marco Casetta
Editore: Solfanelli
Collana: Faretra
Anno: 2026
Pag: 394
Prezzo: € 25,00
Acquista QUI