CHARLES DICKENS. UNA VITA - un libro di Mario A. Iannaccone

CHARLES DICKENS. UNA VITA - un libro di Mario A. Iannaccone

Mario A. Iannaccone è scrittore prolifico. Si è occupato, in particolare, di storia, di storia della cultura. In qualità di romanziere è stato finalista del Premio Calvino con, La cospirazione, volume uscito nel 2008. È nelle librerie, per i tipi di Ares, la sua ultima fatica, Charles Dickens. Una vita. Si tratta di una biografia intellettuale del grande scrittore inglese, attenta non soltanto ai dati esteriori, meramente cronologici dell’esistenza terrena di Charles Dickens, ma centrata sulla chiara volontà di decodificarne gli aspetti interiori, di portare alla luce la visione del mondo del narratore, nonché le recondite motivazioni psicologiche ed esistenziali che la sostanziarono. Nelle pagine del volume, Iannaccone mostra profonda conoscenza del personaggio, degli eventi, spesso tragici, con cui dovette confrontarsi, oltre a una sicura padronanza della letteratura critica in tema.

La biografia di Dickens
si presta alla scrittura
di un metaromanzo

Si tratta di un testo che, anche dal punto di vista letterario, risulta convincente e coinvolgente. L’autore ha piena consapevolezza che la produzione di Dickens è centrata sul continuo intersecarsi di vita vissuta e inventività fantastica. Fu il confronto serrato che lo scrittore intrattenne con uomini, donne, critici letterari, con gli stessi problemi politico-sociali dell’epoca in cui ebbe in sorte di vivere (1812-1870), ad innescare in lui la necessità di “fare” letteratura: «La biografia di Dickens si presta alla scrittura di un metaromanzo» (p. 6), che pone al centro delle vicende un: «celebrato (autore), padre di dieci figli, filantropo, infaticabile organizzatore di eventi di beneficienza (ma) anche uomo inquieto, ossessionato dalla morte […] tormentato dai fantasmi e costantemente sofferente al ricordo dell’infanzia di povertà» (p. 6). La vita di Charles è analizzata in ogni suo aspetto, a muovere, appunto, dalla primissima infanzia che, per Dickens, non fu un’età felice. La famiglia d’origine fu costretta, più volte, a migrare di città in città, mettendo in atto una serie infinita di traslochi, a causa dei periodici dissesti economici nei quali fu coinvolta dalla condotta, poco accorta, del capofamiglia John. Questi, non si sa bene per quale motivo, contrasse dei debiti che, in più di una circostanza, non riuscì a saldare, tanto da conoscere la reclusione nelle prigioni per debitori.

Quando Charles aveva cinque anni, i Dickens andarono a vivere nel Kent, a Chatham. La casa di Chatham: «fu la più amata e la più importante […] nella geografia dell’immaginazione dello scrittore e sarebbe rimasta impressa, più di ogni altra, nella sua memoria» (p. 10). Qui imparò ad amare la verde e ondulata campagna inglese, che torna in tante descrizioni dei suoi romanzi, quale luogo accogliente, ospitale e vivificante. Non è casuale, ricorda Iannaccone, che l’area rurale di Chatham, con il fiume Medway sullo sfondo, sia stata il luogo nel quale Dickens ambientò alcune delle “avventure” narrate nel Circolo Pickwick. A causa dei continui trasferimenti e della precaria situazione economica della famiglia, l’istruzione di Charles fu irregolare. La sua formazione fu, in realtà, l’esito del suo animo curioso, che lo indusse a letture voraci e continue. Sulla formazione dell’immaginario di Dickens svolsero ruolo dirimente i racconti di fiabe, che ascoltò durante l’infanzia. Da essi trasse la convinzione della possibilità dell’impossibile. Il giovane fu duramente formato anche dalla frequentazione del carcere per debitori, che conobbe durante gli incontri con il padre.

L’immaginazione di Charles
era attratta tanto dal lato burlesco
e allegro della vita quanto
dai lati meno luminosi,
gotici e macabri

Il mondo degli ultimi, dei sofferenti e la necessità di rendere loro giustizia sarà centrale nella produzione letteraria dickensiana. La creatività del Nostro fu, inoltre: «alimentata dalla frequentazione del teatro» (p. 13), dalla quale trasse significative capacità attoriali, di immedesimazione psicologica nel vissuto dei personaggi. Tale interesse spiega come, dalle sue opere, si evinca l’abilità di passare, con estrema facilità: «dalla tragedia alla farsa e viceversa» (p. 14), testimonianza della convinzione che, nella vita, gli opposti si danno sempre in uno: «L’immaginazione di Charles era attratta tanto dal lato burlesco e allegro della vita quanto dai lati meno luminosi, gotici e macabri» (p. 15). A dodici anni si impiegò nella fabbrica di lucido da scarpe Warren’s Blacking, ubicata in una stradina umida e tetra di Londra, per raggiungere la quale doveva fare lunghe camminate. Le lunghe escursioni furono una costante della vita di Dickens fino agli ultimi anni, mentre la città di Londra, con le sue contraddizioni, sarà polo attrattivo ritornante della sua narrativa.

Tra il 1825 e il 1827 fu apprezzato stenografo parlamentare: in questa fase iniziò a pubblicare scritti su periodici. Poté, grazie alla conseguita indipendenza economica, andare a vivere da solo. Dopo un breve innamoramento per una giovane di buona famiglia, sposò Catherine Hogarth, dalla quale ebbe molti figli e, per molti anni, visse felice con lei. I rapporti tra i due si inclinarono a causa di una giovane attrice, per la quale Dickens perse la testa. All’epoca, il Nostro aveva conseguito la notorietà e il “caso” fece parlare la grande stampa. La separazione fu molto dolorosa per entrambi i coniugi, ma Catherine mostrò, nella triste circostanza, un’evidente nobiltà d’animo. Iannaccone ripercorre e analizza, in modalità organica e persuasiva, non semplicemente gli eventi più significativi della vita di Dickens, soffermandosi, tra l’altro, sui viaggi in America, nella Francia dell’“anno dei portenti”, in Italia, ricordando il suo amore per Genova e l’interesse per il modo di vivere del nostro popolo, ma si intrattiene anche sulla storia editoriale dei suoi romanzi, tanto sui più noti, quanto sui meno conosciuti.

Con Circolo Pickwick, Charles
mette in scena in modalità
esilarante, una visione
ludica della vita

Il successo gli arrise a muovere dalla pubblicazione, prima a puntate su un periodico, poi in un unico volume, della “cerca”, messa in atto nell’Inghilterra della età del pieno dispiegarsi della rivoluzione industriale, dai membri del Circolo Pickwick. In queste pagine, Charles mette in scena in modalità esilarante, per dirla con Mario Praz, una visione ludica della vita, mostrando straordinarie qualità inventive. Il testo ha tatto sincopato, ritmico, al racconto vero e proprio si alternano storie di personaggi incontrati dai quattro protagonisti sulla “scena” inglese del tempo. Da esse si evince la possibilità dell’impossibile, testimoniata dalla fiaba. Il linguaggio di Sam Weller, le rocambolesche vicende che riesce a risolvere, sono alta testimonianza di questo tipo di inventività. Tra i molti tratti della personalità di Dickens messa a tema da Iannaccone, chi scrive è particolarmente sensibile all’apertura mostrata dall’inglese al misterium vitae. Questo, a nostro avviso, l’aspetto cruciale del realismo magico dickensiano. Charles Dickens. Una vita è, per questo, biografia di sicuro valore, da leggere e meditare.

–Giovanni Sessa

Scheda libro

Titolo: Charles Dickens. Una vita
Autore: Mario A. Iannaccone
Editore: Edizioni Ares
Anno: 2022
Pagine: 360
Prezzo: euro 22,00
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