CASANOVA - un libro di Stefan Zweig

CASANOVA - un libro di Stefan Zweig
 

Sulla copertina di un libro pubblicato di recente si vedono Joseph Roth e Stefan Zweig al tavolino di un bar all’aperto. Pur essendo molto diversi fisicamente, sembrano assomigliarsi per quei baffetti che spuntano da sotto il naso, per la calvizie incipiente malamente nascosta da un riporto troppo rado per farle da schermo, per quella postura che appare inadeguata e un po' sgualcita. Sono i due campioni di quella che io chiamo letteratura della nostalgia.

In Joseph Roth il tramonto dell’impero austro-ungarico, inghiottito dalla prima guerra mondiale e dal nuovo mondo borghese, ben rappresentato metaforicamente dalla guerra dei plumbei mezzi corrazzati che farà strame delle belle divise colorate e delle cariche di cavalleria degli Ulani, ha prodotto due capolavori come La marcia di Radetzky e La cripta dei Cappuccini. In Stefan Zweig, Casanova, che la casa editrice Settecolori pubblica per la prima volta in Italia, ha la stessa funzione: è la rappresentazione nostalgica di un altro mondo che si inabissa.

Cambia il periodo, cambia l’ambientazione ma l’occhio languido, che a sprazzi si vena di ironia, fissa con sottile dispiacere le peripezie di quel Giacomo Casanova che rappresentò l’uomo libero, avventuriero e libertino di un secolo leggiadro che stava per affogare in un bagno di sangue.

Stiamo parlando del XVIII secolo ed in particolare di quello spicchio che va dalla Guerra dei Sette Anni e la Rivoluzione Francese in cui «per quasi un quarto di secolo, regna la bonaccia in Europa […] ma i principi senza guerra si annoiano […] a furia di annoiarsi diventano perfino mecenati e amanti delle belle lettere» nel tentativo di ricostruire, almeno la parvenza di una vera società.

Istruito quanto basta, strimpellatore di violino, abile con la lingua, con le carte, con le donne, non negherà mai di essere un avventuriero.

È in un clima del genere che gli avventurieri si palesano indossando centinaia di maschere diverse. Tra questi si staglia prepotente Giacomo Casanova come «il più completo e universale dei dilettanti». Istruito quanto basta, strimpellatore di violino, abile con la lingua, con le carte, con le donne, non negherà mai di essere un avventuriero. Potrebbe, se si applicasse, essere qualsiasi cosa ma sceglie consapevolmente di non essere niente per mantenersi libero.

La sua è una leggera filosofia della superficialità. Come nota Zweig quello che affiora in lui «è la completa assenza di tutti gli organi morali […] Casanova: lui, l’uomo fortunato, ha solo sensualità ma niente anima».

Per lui sono stelle polari due motti. Ubi bene, ibi patria. Dove può soddisfare i suoi appetiti, raccogliere denaro, intrufolarsi a corte, lì trova la sua residenza, la sua patria. Carpe diem.

Senza pensare al futuro, ma cercando solo il piacere immediato, si fa guidare dal suo essere contemporaneo, nel senso che appena compare un desiderio, lui lo vuole soddisfare.

Zweig lo delinea con un’analisi laconica ma densa di tutti i significati: «Tutta la filosofia di Casanova riesce a stare dentro un guscio di noce, comincia e finisce con il precetto: vivere totalmente nell’aldiqua, in modo spensierato e spontaneo. […] Leggero dunque come una libellula, vuoto come una bolla di sapone e scintillante solo come riflesso degli eventi, svolazza nel tempo».

Alla fine osserva Zweig «ottiene il massimo: l’infinita pienezza della vita». Eccelle nell’ars amatoria, tanto che il suo nome Casanova con la maiuscola diventerà casanova con la minuscoladiminutio per antonomasia, dove un nome comune sostituisce il nome proprio. Apoteosi e trionfo.

Non bisogna però pensare a lui come a un disonesto traditore perché ci fa notare Zweig: «Il rapporto di Casanova con le donne è davvero onesto, perché è fatto solo di sangue e di sensi. […] Per Casanova, che mai si lascia andare oltre i limiti della dimensione corporea, è facile quindi mantenere le proprie promesse; concede piacere in cambio di piacere, corpo in cambio del corpo. […] Ecco perché post festum le sue donne mai si sentono ingannate nelle loro aspettative platoniche, proprio perché quest’uomo apparentemente frivolo non pretende da loro altri piaceri che gli spasmi del sesso, perché mai parla loro di sentimenti infiniti, risparmiando loro una costante disillusione». Certo ognuno di noi può chiamare questo, mercimonio o amore privo di anima ma quello su cui non possiamo obiettare è sulla sua onestà.

Un vero democratico da questo punto di vista, perché nel suo carnet troviamo le donne nobili ma anche la feccia del lupanare: «ciniche storpie, perfide sciancate, bambine perverse, vecchie assatanate».

Casanova nella sua bulimia ha un occhio di riguardo per tutte, non gli importa il censo, l’intelligenza, l’eleganza, la bellezza. La sua fissazione è la donna in quanto tale.

Questo stile di vita certo non può durare a lungo perché la sorte triste di tutti gli avventurieri è quella di invecchiare. Anche a lui tocca un declino che lo porterà a chiedere, quasi sempre ad elemosinare, un posto in cui poter stare, una corte che lo ospiti. Passerà gli ultimi anni della sua vita nel castello di Dux, in Boemia, come bibliotecario, grazie alla benevolenza dell’ultimo nobile che vuole proteggerlo. Deriso dalla servitù, rifiutato dalle donne, piegato nel corpo, cupo e meditabondo.

Ha un ultimo colpo di teatro che lo trasferisce nell’empireo della letteratura: scrive le sue memorie, trasformandosi nel genio immortale dell’autobiografia proprio grazie alla sua attitudine di considerare tutto e tutti sullo stesso piano.

«Tutto per lui si colloca al medesimo livello di importanza […] è per questo che non descriverà la conversazione con Federico il Grande in modo anche solo appena più dettagliato o più emotivo della conversazione con una piccola prostituta dieci pagine prima, raccontando il bordello di Parigi e il Palazzo d’Inverno dell’imperatrice Caterina con la stessa obiettività e minuziosità».

È proprio grazie a questo approccio che conosciamo «la vita quotidiana e culturale del Diciottesimo secolo, i suoi balli, i suoi teatri, le caffetterie, le feste, le locande, le sale da gioco, i bordelli, le cacce, i monasteri e le fortezze». Credo che il senso del saggio sia proprio questo: attraverso la vita di un uomo, conosciamo un intero secolo meglio che se lo leggessimo su qualche ponderoso testo di storia.

Lo sguardo languido, ammirato, venato di nostalgia di Zweig coglie un uomo nel suo trionfo e nel suo declino che lo condurrà alla morte con una parabola triste, come questo scorcio di diciottesimo secolo che, dopo la sua stupefacente superficiale levità, verrà definitivamente schiacciato dal peso della Storia. Con una scrittura rotonda, elegante, ricca, ma mai ridondante, Zweig ci restituisce questa correlazione con pienezza e grazia.

Muore Casanova con il suo corpo esausto. Il vecchio mondo si inabissa, in una pozza di sangue. Le teste dei nobili si accatastano nelle ceste ai piedi della ghigliottina, ghignano i giacobini, dando inizio ad un’altra epoca. Che sia migliore è tutto da discutere.

– Mario Grossi

Scheda libro

Titolo:
Casanova
Autore: Stefan Zweig
Editore: Settecolori
Anno: 2025
Pag: 110
Prezzo: € 16,00
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