ANDREA PIRLO. VOLEVANO FARE CT DELL'ITALIA IL GLOBAL AMBASSADOR DI UN BOOKMAKER RUSSO

Non occorre dichiararsi sostenitori di Vladimir Putin per contribuire alla normalizzazione dell'aggressore. Basta accettare che il proprio nome renda ordinario ciò che ordinario non è.

ANDREA PIRLO. VOLEVANO FARE CT DELL'ITALIA IL GLOBAL AMBASSADOR DI UN BOOKMAKER RUSSO

Andrea Pirlo ha saputo di non essere più il candidato alla guida della Nazionale quando la sua nomina sembrava ormai vicina. Era l'uomo scelto da Paolo Maldini e Leonardo, appena entrati nella struttura federale per guidare la rifondazione azzurra dopo il rifiuto di Pep Guardiola. Poi il contratto con Fonbet, bookmaker russo del quale Pirlo è global ambassador dall'ottobre 2025, ha investito la trattativa e l'ha fermata. La rifondazione azzurra è diventata una crisi di governo del calcio italiano.

Un testimonial vende il proprio volto e la fiducia che il pubblico ripone nel suo nome. Li trasferisce all'azienda che lo paga. Il 24 maggio scorso Pirlo era allo stadio Lužniki di Mosca per il Football Day, alla vigilia della finale di Coppa di Russia sponsorizzata da Fonbet. Con lui c'era Marco Materazzi. La presenza dei due campioni del mondo venne annunciata dalla Federcalcio russa e la manifestazione era patrocinata dal dipartimento dello Sport del governo di Mosca. Pirlo non ha prestato il volto a distanza: è andato a Mosca, mentre la guerra contro l'Ucraina continuava.

Andrea Pirlo non ha prestato
il volto a distanza:
è andato a Mosca

Una collaborazione pubblica e retribuita con una grande azienda russa non resta dentro il perimetro del commercio. La Russia bombarda le città ucraine e uccide civili lontano dal fronte. Le sue imprese cercano intanto volti internazionali capaci di restituire al Paese l'immagine di una potenza con cui si può ancora fare affari come prima.

Non occorre dichiararsi sostenitori di Vladimir Putin per contribuire alla normalizzazione dell'aggressore. Basta accettare che il proprio nome renda ordinario ciò che ordinario non è. Un campione che compare a Mosca accanto a un grande marchio russo consegna qualcosa che vale più di una dichiarazione politica: la rispettabilità dello spettacolo, l'impressione che la guerra possa restare fuori dall'inquadratura.

Global ambassador è formula del marketing, ma la parola viene da lontano. L'ambasciatore è la più antica figura del corpo prestato: inviolabile non per sé, ma perché in lui parla un sovrano che non è presente. Chi accetta l'incarico smette di appartenersi per la durata della missione.

Maldini e Leonardo hanno
chiesto ad Andrea Pirlo
una seconda ambasceria:
due ambascerie, un volto solo.

Maldini e Leonardo hanno chiesto a Pirlo una seconda ambasceria. Due ambascerie, un volto solo. L'obiezione più semplice è che un contratto commerciale riguardi soltanto il commercio, e che l'uomo privato che firma lasci intatto l'uomo pubblico. Ma il volto non ha doppio fondo. Chi ha venduto la fiducia del pubblico non ne conserva altrove una riserva intatta, da spendere quando arriva la panchina azzurra.

Il commissario tecnico indossa i colori del Paese e parla attraverso un'istituzione nazionale. La sua immagine si sovrappone a quella dell'Italia. La FIGC poteva quindi giudicare incompatibile il legame di Pirlo con un'azienda russa impegnata a promuovere la propria normalità commerciale durante l'invasione dell'Ucraina. Quel giudizio andava formulato prima di aprire la trattativa.

Fonbet è inoltre un operatore di scommesse, e il suo dominio è stato inserito nell'elenco dei siti non autorizzati alla raccolta in Italia. Il Decreto Dignità vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro. L'articolo 24 del Codice di giustizia sportiva FIGC vieta ai tesserati di effettuare o accettare scommesse sulle competizioni calcistiche; il Codice etico FIFA vieta agli official interessi finanziari diretti o indiretti nelle attività di betting collegate al calcio. Senza conoscere il contratto e le modalità della campagna nessuno può dichiarare automaticamente illecito il rapporto di Pirlo con Fonbet. La Federazione doveva però verificarne formalmente la compatibilità con l'incarico: ottenere un parere, chiedere la cessazione dell'ambassadorship oppure rinunciare alla candidatura. Nulla di tutto questo risulta avvenuto.

Il contratto era pubblico, come pubblica era stata la presenza di Pirlo a Mosca. Maldini, Leonardo e la Federazione disponevano di tutti gli elementi per valutare in anticipo il profilo del candidato. Giancarlo Abete, consigliere federale, presidente della FIGC dal 2007 al 2014 e avversario del presidente in carica alle elezioni del 22 giugno, ha detto che quelle attività non erano note alla Federazione nel momento in cui compiva la scelta. Viene dal perdente, e per questo va pesata. Ma nessuno l'ha smentita. Nessuno aveva guardato.

La FIGC ha scoperto l'etica
quando l'etica era diventata
un problema di comunicazione

La candidatura è cresciuta fino a diventare una nomina quasi annunciata, per poi essere abbandonata sotto la pressione politica e mediatica. Tra la scelta di Pirlo e la sua esclusione non era cambiato nulla nel curriculum dell'allenatore. Era cambiato il rumore intorno alla FIGC. La Federazione ha scoperto l'etica quando l'etica era diventata un problema di comunicazione.

A fermare la candidatura è stato Giovanni Malagò. Il presidente ha rivendicato la valutazione di opportunità istituzionale come prerogativa della presidenza; Maldini considerava la scelta del commissario tecnico una prerogativa dell'area tecnica. Nessuno dei due aveva torto, perché nessuno aveva scritto prima chi dovesse decidere che cosa. Due criteri sono comparsi insieme nel momento esatto in cui ne serviva uno.

Le dimissioni di Maldini e Leonardo, annunciate sedici giorni dopo il loro insediamento, mostrano che il mandato affidato loro non poggiava su criteri condivisi. Erano stati chiamati per rifondare la Nazionale e la loro prima decisione è stata sconfessata senza mai arrivare alla firma. La struttura si è dissolta sul primo nome che ha dovuto pronunciare.

Pirlo ha creduto che un contratto commerciale potesse restare fuori dalla guerra. La Federazione non se n'è occupata finché il contratto non è finito sui giornali. La maglia azzurra porta in campo anche le scelte compiute prima di indossarla.

— Miro Renzaglia