Ancora su ERRO ERGO SUM - il libro di Miro Renzaglia

Ancora su ERRO ERGO SUM - il libro di Miro Renzaglia

La tesi è secca, e funziona: l’errore arriva prima dell’io. Ne viene fuori un libro a colpi brevi, epigrafi, liste, scarti, dove la forma è già argomento. L’Introduzione lo dice senza pose: la domanda “perché qualcosa anziché il nulla” resta aperta, e il testo sceglie di attraversarla come si attraversa un luogo, accettando che la risposta definitiva manchi.

Nell’Introduzione il bersaglio è il soggetto sovrano. L’io viene trattato come nodo di segnali: corpo, storia, pressioni del tempo. E soprattutto viene messa sotto stress la macchina delle coppie (vero/falso, bene/male, corpo/anima, natura/cultura, ozio/lavoro, uomo/Dio): producono semplificazioni che irrigidiscono e fanno perdere il reale: la coppia diventa stampo, l’esperienza finisce schiacciata dentro due caselle. Compagno di viaggio dichiarato è l’idea di complementarità: gli opposti come incastri più che come muri, errori e verità come circuito di ricerca, vita e morte come asse unico di senso. La conseguenza è chiara: “erro” sostituisce “cogito” perché il pensiero nasce già impastato di mondo.

La tesi è secca, e funziona:
l’errore arriva prima dell’io

L’architettura del libro rende visibile il programma: ogni capitolo si apre con un’epigrafe e procede per schegge, frasi che mordono e si ritirano. Quando il registro cambia lo senti nella sintassi: la prosa si distende in racconto, poi torna a colpi secchi; lo Stato diventa una traiettoria di funzioni e controllo, l’io si spezza in pagina poetica dove la voce si scopre maschera. La varietà serve: mostra dove l’aforisma basta e dove serve durata, dove la prosa arriva e dove serve la torsione della poesia.

I 14 capitoli vanno letti come prove che tornano su una sola domanda, variandone il campo: come si orienta una vita finita tra corpo, tempo, materia, vincoli e finitezza. Il perno resta l’errore, fatto lavorare come attrito che produce conoscenza e lascia traccia: la promessa di un soggetto “pulito” perde consistenza. Il tempo entra come misura che distribuisce e consuma; rende visibile la finitezza e il ritardo con cui arriviamo a noi stessi. La materia resta fondo: processi e combinazioni senza tutela, un reale che costringe la scrittura a scegliere taglio, montaggio, tenuta.

Il perno resta l’errore, fatto lavorare
come attrito che produce conoscenza
e lascia traccia

A questo punto si entra nella zona più ambigua e interessante: il bisogno di senso resta; cambia dispositivo. L’idea di Dio appare come dispositivo culturale che addensa morale e sposta il “perché” su una scena superiore; l’arte risponde con una tecnica diversa, più concreta, perché tratta l’assenza di fondamento come un problema di forma. Il libro mostra che lo stile conta come struttura portante: è la maniera in cui un pensiero regge l’urto del mondo e lo rende abitabile. Quando corre troppo, l’aforisma produce sentenze che sembrano chiudere; la potenza della frase resta, la questione continua a muoversi sotto.

Il corpo entra
come
campo di prova

Piacere e amore vengono trattati come esperimenti di conoscenza e responsabilità: ciò che promette cura e chiede prezzo, ciò che avvicina e lega. Il testo funziona quando lascia l’ambivalenza respirare; inciampa quando l’aforisma corre e chiude il varco troppo in fretta.

Arrivano poi i vincoli collettivi, quelli che trasformano una vita in contabilità, memoria, mansione, ordine: una catena di promesse e procedure che legano, ordinano, controllano, sorvegliano, e nello stesso gesto pretendono legittimità. In questo tratto la compressione storica è parte del rischio: l’autore sceglie la spinta e chiede al lettore la controverifica. Nel finale la scrittura stringe su coerenza personale come problema, la finitezza (e la morte) come limite operativo, una libertà misurata, e una voce che si riconosce maschera e prodotto di corpo, tempo, linguaggio. La scrittura mantiene il suo patto iniziale: l’errore resta un modo di esistere prima che un difetto da correggere.

Ogni pagina di Erro ergo sum lancia una tesi, la mette in attrito con una citazione, poi la lascia agire. Il suo valore sta nella coerenza del gesto: portare i concetti giù nella vita, senza la protezione di una certezza. Il limite sta nella forma stessa: la densità aforistica produce tagli che invitano al dissenso, e proprio questo resta la sua virtù più onesta.

— Laura Forte

𝐒𝐜𝐡𝐞𝐝𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨
𝐓𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨: Erro ergo sum
𝐀𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞: Miro Renzaglia
𝐂𝐨𝐥𝐥𝐚𝐧𝐚: “Gli Oleandri”
𝐄𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞: Solfanelli
𝐏𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨: € 10,00
𝐈𝐒𝐁𝐍: 978-88-3305-695-2
𝐀𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚:QUI