ALL'ESTREMA DESTRA DEL PADRE - un libro di Matteo Castagna

ALL'ESTREMA DESTRA DEL PADRE - un libro di Matteo Castagna

Pensate voi che un ‘tradizionalista’ abbia il cuore nel passato? Che non guardi con concreta attenzione al futuro?

Sbagliate di grosso.

Pensate che un ‘tradizionalista’ sappia solo di encicliche papali, concili, e dettami ecclesiastici?

Siete in errore.

La Tradizione, che potreste credere dimenticata o lasciata sepolta sotto la polvere di astrusi testi filosofici o religiosi, è lì: a disposizione di chi voglia risposte schiette, “antagoniste”, all’andazzo dell’attuale disfacimento morale.

Una traccia da seguire, almeno per provare a trovare qualche risposta ai dubbi esistenziali che ci assillano in questi tempi di vuoto morale, potrebbe essere la lettura del libro All’estrema destra del Padre di Matteo Castagna, edizione Solfanelli: una convinta confessione di fede dell’Autore che pare voler offrire la propria esperienza al lettore disorientato in questo mondo di rovine.

Partiamo dal senso del titolo, espresso nel primo capitolo, ‘Orientamenti’: «Vedrete il figlio dell’Uomo assiso alla destra del Padre» (Mt 26,64). E, nei cieli aperti, Santo Stefano morente vede «il figlio dell’uomo in piedi, alla destra di Dio».

Già: proprio ‘alla destra’. Quindi quello è il posto del giusto?

Chi non ci vorrebbe stare allora? E come?

Se, per avere speranza di riuscirci, durante le due rivoluzioni degli anni ’70 – quella teologico-liturgica iniziata con il Concilio Vaticano II e quella socio-culturale del ’68 – occorreva, scrive Castagna, «saper discernere la Veritàdall’errore», oggi dove occorre piazzarsi, per guadagnarsi l’Aldilà, alla destra di Dio, Sommo Bene?

Qui sulla Terra – è il pensiero dell’Autore – occorre essere, dottrinalmente e politicamente, «all’estrema destra del Padre»: servono scelte radicali, perché

«Dio vomiterà i tiepidi.
Occorre piacere a Dio
e non agli Uomini»

Impossibile? Forse non così arduo come pare. Basterebbe «non essere distratti dalla frenesia del mondo post-moderno»? Un mondo costruito per far dimenticare il minimo sindacale del dovere e del retto discernimento […] in cui, «inebriati nell’Eden dei ‘diritti’ fasulli», legalizziamo l’errore: «lo si legittima col diritto positivo, davanti all’uomo liberale e social-comunista, che non ha trascendenza né spiritualità».

Tutti noi, nel caos dell’ipertecnologia, dimenticheremo «il fine per cui siamo stati creati» e, nel caos, ci crederemo “dei” di noi stessi: un moto di superbia e lussuria che, secondo Castagna, realizzerà la satanica volontà del «non serviam», emblema della ribellione dell’orgoglio e del rifiuto di servire Dio.

Quindi?

«Se si ha un sano rapporto con Dio, si saprà resistere». E si può fare, dice l’Autore, con una meravigliosa e preziosa semplicità: «partendo dalla propria vita privata».

Sembra facile.

La Tradizione è lì:
a disposizione di chi voglia
risposte schiette

Tradizione? Sovversione?

Mi è stata compagna di vita, fino ad ora, la convinzione – più un’intuizione, direi – che ‘certe’ verità siano oggi, e fossero in passato, e prima ancora del tempo che possiamo ipotizzare, sempre le stesse: inamovibili, indistruttibili, “eterne”. Come una "legge naturale" che mi pare incisa nel cuore umano.

È questa la Tradizione?

La convinzione che una “legge” perfetta regni, da sempre, su di noi Uomini, e che raramente riusciamo a percepire, e che tendiamo a negare o a falsificare a nostro uso, consumo e interesse…

È forse questa la Sovversione?

La lettura delle Sacre Scritture dovrebbe essere il punto di partenza principe per individuare il filo di purezza che conduce alla Verità.

Ma siamo – e parlo per me – esseri umani: deboli, distratti, ignoranti. Ogni intermediazione dialettica, specie se scritta e quindi accessibile e consultabile, è apprezzabile e utile.

Ecco: al di là di tutto il resto che il libro di Castagna certamente è – interessante, preciso, approfondito, a tratti ironico, provocatorio, illuminante, attuale, incredibilmente coraggioso – a parer mio è anche, e soprattutto, utile.

Utile perché offre a chi di dottrina teologica non sa (e, come sempre, fra “coloro che non sanno” chi qui scrive è in prima fila) una porta d’accesso a testi che, nel quotidiano, non avremmo mai pensato di affrontare.

Eppure, almeno per i brani scelti e riportati da Castagna (immagino con cura, prima di offrirli alle menti grezze di noi viventi nell’oggi), quel magistero papale, quei trattati filosofici, quelle dispute religiose risultano persino comprensibili. Talvolta perfino condivisibili.

Così, colpevole di curiosare a caso fra pagine e titoli, il capitolo 16, ‘La Fratellanza’, avevo deciso di lasciarlo per ultimo. Non mi è mai interessata la fratellanza: io sono io, e tu sei tu. Due cose distinte. Non amo comunanze.

Poi l’ho letto.

Il testo di questo capitoletto – quattro pagine e qualche riga – è parte di una lettera apostolica, promulgata da Papa San Pio X il 25 agosto 1910 e diretta ai vescovi francesi, che condanna il modernismo sociale e il cattolicesimo democratico, definiti contrari alla dottrina cattolica. Vi si intravedono, in filigrana, errori che più tardi si infiltreranno nell’Azione Cattolica e faranno sentire il loro peso fino al Concilio Vaticano II.

Pare “roba d’altri tempi”, eppure no. Vi si legge: «la dottrina cattolica ci insegna che primo dovere della carità non consiste nella tolleranza delle convinzioni erronee, per quanto sincere esse siano, […] ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale, non meno che per il loro benessere materiale». E ancora: «Spaventose e rattristanti, l’audacia e la leggerezza di spirito di uomini che si dicono cattolici, che sognano di rifare la società in simili condizioni e di stabilire sulla terra, […] “il regno della giustizia e dell’amore” […] Che cosa produrranno? Una costruzione puramente verbale e chimerica in cui si vedranno luccicare alla rinfusa e in una confusione seducente le parole di libertà, di giustizia, di fraternità e di amore, di uguaglianza e di umana esaltazione, il tutto basato su una dignità umana male intesa».

Pare un’istantanea dell’oggi.

È un libro utile, questo di Castagna, anche per la spinta ad avere coraggio di essere se stessi nell’‘essere’ cristiani e, ancora di più, nel professarlo, superando quel “rispetto umano”: «quel senso di vergogna che alcuni sedicenti cattolici hanno nel dimostrare pubblicamente d’essere cattolici».

Castagna cita, al capitolo 10 (‘La “Razza marxista” e la razza cattolica’), un passo del Vangelo di Luca (12,8-12): «Gesù disse: […] Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini anche il figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli Angeli di Dio».

La professione di fede, evidenzia l’Autore, non dovrebbe essere relegata alla sfera privata: la Religione non dovrebbe restare “nel cassetto” della dimensione pubblica, sociale, o politica.

Il rischio è chiaro: «l’abominio ideologico» sorto da questo errore avrebbe «aperto la strada a tutti i nemici di Cristo e della Chiesa e scombinato la legge naturale e divina, creando il caos del nichilismo».

L’Europa si vergogna della grandezza del suo passato.

Castagna descrive un continente sospeso fra modernità decadente e materialista e una rimozione delle proprie radici: «si vergogna della grandezza del suo passato in cui erano protagonisti il Papato e i modelli della Civitas Cristiana».

Per rendere visibile questo scarto, l’Autore richiama La razza marxista di Curzio Malaparte e poi Adriano Romualdi, consapevole della sua “terminologia scorrettissima”: il «tipo umano del borghese intossicato della cultura marxista, rincretinito dal progressismo pacifista e sessualista […] masse di giovani uomini un po’ debosciati e un po’ fanatici, marxisti per hobby o per amor dell’arte, per deviazione sessuale, o distorsione mentale…».

Nel montaggio di queste due voci, la conclusione è netta: «ogni espressione del progressismo di matrice social-comunista era il peggiore dei mali».

Castagna affonda poi le radici nei testi sacri del passato: affronta la posizione teologica sedevacantista e tratta della Sacra Sindone, che rimette sul tavolo il problema della risurrezione di Cristo.

Quindi allarga lo sguardo ai rivoli di pensiero contemporaneo che attraversano i capitoli: pillole di politica post-moderna; una riflessione fra Polis e Antipolis (Note sull’anticosmismo dell’Utopia); il nodo Libertà e Uguaglianza; la domanda se l’Occidente liberale e socialista sia entrato in una crisi sistemica irreversibile.

In questo percorso cita Padre Michel Guérard de Lauriers, indicato come pioniere della lotta al modernismo, e Giacinto Auriti, a proposito di "Satana e i banchieri". Richiama anche Attilio Mordini, nel suo Il vero umanesimo contro il giansenismo e il Kali Yuga.

Arriva infine all’attualità del capitolo ‘Mondo che cambia, tra innovazione e tecnologia’. Tocca temi come l’‘open city’ e la ‘città alla ricerca di senso’, chiamate a sfruttare la transizione digitale e a offrire una migliore efficienza energetica (mi torna alla mente il testo di Bellina sulle ‘Città generative’). La domanda, qui, è se subire il nuovo futuro o costruirlo.

A questo punto, cita Steve Jobs: «Il design è l’anima che si trova nel cuore di un oggetto creato dall’uomo e che gradualmente si estrinseca in piani esteriori».

Da lì passa al "metodo Musk": obiettivi per tentativi ed errori, con l’idea che gli “errori” siano ricerca. Lo scarto è fra ipotesi e risultati sperimentali: un lavoro di aggiustamento continuo.

Castagna auspica che l’Europa sappia cogliere questo modo nuovo di fare impresa, senza restare “alla finestra”. Significa modulare il capitalismo in ottica multipolare e tenere una visione provvidenziale della storia: la storia si giudica dai fatti; paure e desideri arrivano dopo, come commento.

È un criterio che l’Autore lega a Tommaso d’Aquino, da lui considerato il più grande dei pensatori.

– Rosanna Romanisio Amerio

SCHEDA LIBRO

Titolo: All’estrema destra del Padre
Autore: Matteo Castagna
Editore: Solfanelli
Anno: 2025
Pagine: 158
Prezzo: € 12,00
ISBN: 978-88-3305-667-8
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